A 30 anni dalla tragedia, l'organizzazione ribadisce l'importanza della verità e della giustizia
"A 30 anni dal genocidio di Srebrenica del luglio 1995, quando più di 8.000 uomini e ragazzi bosniaci musulmani furono brutalmente uccisi e sepolti in fosse comuni, onoriamo la memoria delle vittime ed estendiamo le nostre sincere condoglianze alle loro famiglie.
Continuiamo a essere solidali con i sopravvissuti.". E‘ la dichiarazione congiunta del Presidente in carica dell'Osce (l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), Elina Valtonen e del Segretario generale, Feridun H. Sinirlioğlu.
"Nonostante siano passati tre decenni, la ricerca della verità e della giustizia continua, poiché quasi 1000 vittime rimangono disperse - dicono ancora i rappresentanti Osce -. E’ deplorevole che, contrariamente ai verdetti del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia, della Corte internazionale di giustizia e della magistratura nazionale in Bosnia-Erzegovina, secondo cui ciò che è stato fatto a Srebrenica è stato un genocidio, ci siano ancora coloro che negano ciò che è accaduto".
Si tratta di un rozzo tentativo di revisione, e di fatto di cancellazione, della storia, e ostacola seriamente qualsiasi processo di riconciliazione". L'Osce mantiene il suo impegno a sostenere la Bosnia-Erzegovina, la sua società civile e tutti coloro che sono impegnati nel perseguimento della giustizia, nella promozione dei diritti umani e del dialogo quali pilastri essenziali per favorire una riconciliazione significativa.
Attraverso la Missione in Bosnia-Erzegovina, l'Osce ha contribuito e continuerà a contribuire al rafforzamento delle istituzioni democratiche e dello Stato di diritto del paese". "Rimaniamo impegnati a porre fine a tutte le forme di impunità e a far avanzare l'accertamento delle responsabilità per tutti i crimini di guerra commessi durante i conflitti degli anni '90. È imperativo lottare contro la discriminazione etnica e religiosa, difendere la dignità umana e promuovere la cultura della pace, della comprensione reciproca e della riconciliazione" concludono il presidente e il segretario Osce.