Il premier spagnolo cerca di riconquistare la fiducia degli alleati dopo lo scandalo tangenti che ha colpito il suo partito
Un piano "ambizioso, onesto e realista" di lotta alla corruzione, elaborato "insieme all'Ocse" (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa): è la proposta su cui punta Pedro Sánchez per cercare un rilancio dopo aver attraversato le settimane probabilmente più nere dei suoi sette anni alla guida della Spagna.
Il premier iberico ha infatti assoluto bisogno di "riconquistare la fiducia" degli alleati che sostengono il suo fragile governo, dopo lo scandalo per un presunto giro di tangenti che ha travolto il suo Partito Socialista: caso per cui è finito in carcere preventivo uno dei suoi collaboratori più stretti nel Psoe, Santos Cerdán, ed è indagato anche l'ex ministro dei Trasporti José Luis Ábalos.
Per il momento, le risposte in arrivo sono favorevoli: pur tra avvertimenti di vario tipo, nessuno dei suoi soci esterni più influenti, dagli autonomisti baschi del Pnv ai catalani di Junts, si mostra disposto, allo stato attuale, a uno strappo. Anche perché questo potrebbe spalancare le porte a un governo delle destre con Partito Popolare e Vox, date per favorite dai sondaggi.
Il test sulla tenuta della maggioranza si è materializzato in una lunghissima seduta al Congresso dei deputati in cui Sánchez era chiamato a riferire sul caso corruzione. Il premier è stato ricevuto in Aula dall'ostilità conclamata dell'opposizione - più volte i suoi interventi sono stati interrotti da grida e insulti da parte di esponenti della destra, con conseguenti richiami all'ordine - e dal nervosismo dei suoi alleati, stizziti per una situazione che rischia di mettere anche loro in cattiva luce rispetto ai propri elettori, pur se estranei alla vicenda.
Sanchez si è detto disposto a voler rimediare: "Vengo qui con una sensazione di profonda delusione, verso me stesso e soprattutto verso coloro di cui non avrei mai dovuto fidarmi", ha esordito. Si è però anche definito come un "politico pulito" e, pur confessando di aver "valutato la possibilità" di dimettersi e convocare elezioni anticipate, come chiesto a gran voce dall'opposizione, ha detto di essere arrivato alla conclusione che "arrendersi non è mai un'opzione".
Per convincere gli alleati parlamentari a mantenere l'appoggio, Sanchez ha quindi presentato un pacchetto anti-corruzione che include diverse loro proposte: tra le misure previste, ci sono l'attivazione di "un'agenzia di integrità pubblica", più protezione per chi denuncia e controlli stretti su partiti politici e imprese che puntano a ottenere appalti pubblici.