La distruzione delle infrastrutture agricole minaccia la sicurezza alimentare e richiede ingenti investimenti per la ricostruzione

Meno del 5% della superficie coltivabile della Striscia di Gaza resta disponibile per l'agricoltura, andando a peggiorare ulteriormente la capacità di produzione alimentare e ad aggravare il rischio di carestia nella zona. È quanto emerge dall'ultima valutazione geospaziale condotta dalla Fao e dall’Unosat, Centro satellitare delle Nazioni Unite.
In aprile 2025 oltre l'80% della superficie agricola risultava danneggiata (12'537 ettari su 15'053) e il 78% non era accessibile, lasciando solo 688 ettari (4,6%) disponibili per la coltivazione. La situazione è particolarmente critica a Rafah e nei governatorati settentrionali, dove quasi tutti i terreni coltivabili non sono accessibili. Utilizzando immagini satellitari ad alta risoluzione e confrontandole con i dati pre-conflitto, la valutazione ha rilevato che il 71% delle serre è stato danneggiato, con il più alto numero proprio a Rafah con l'87% ad aprile 2025, rispetto al 58% a dicembre 2024, mentre lo sono tutte nel governatorato di Gaza.
Stessa cosa per i pozzi agricoli, con l'83% fuori uso contro il 68% a dicembre scorso. Prima dell'inizio del conflitto, il settore primario rappresentava circa il 10% dell'economia di Gaza, con oltre 560'000 persone che dipendevano da produzione, allevamento o pesca per il loro sostentamento.
"Questo livello di distruzione non è solo una perdita di infrastrutture, ma un collasso del sistema agroalimentare di Gaza e delle sue risorse vitali", spiega Beth Bechdol, vicedirettore generale della Fao. "Con terreni coltivabili, serre e pozzi distrutti, la produzione alimentare locale si è bloccata. La ricostruzione richiederà ingenti investimenti e un impegno costante per ripristinare sia i mezzi di sussistenza che la speranza".
La Fao ha stimato che il valore dei danni e delle perdite subiti dal settore agricolo a Gaza dall'inizio delle ostilità, nel 2023, superasse i 2 miliardi di dollari (835 milioni di dollari di danni, 1,3 miliardi di dollari di perdite), con un fabbisogno stimato di recupero e ricostruzione di circa 4,2 miliardi di dollari.