corea del sud

Chiesto l’arresto del presidente Yoon

Mossa degli inquirenti prima della conclusione dell’impeachment. L’uomo, sospeso dall’incarico, ha cercato di mettere in atto un golpe

Manifestazione di piazza contro il presidente
(Keystone)
30 dicembre 2024
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Si complica ulteriormente la posizione del presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, sospeso dal suo incarico e in attesa del giudizio finale della Corte costituzionale sulla richiesta di impeachment approvata dal Parlamento il 14 dicembre: gli investigatori che stanno indagando sul suo conto per la sua breve e spericolata dichiarazione della legge marziale a inizio dicembre hanno chiesto per lui un mandato d’arresto.

Svolta clamorosa

Si tratta di una svolta clamorosa e senza precedenti per la Corea del Sud che inasprisce ulteriormente il braccio di ferro avviato dallo stesso presidente con il team di inquirenti, composto da pubblici ministeri, polizia, Ministero della difesa e funzionari anticorruzione. La motivazione per il mandato di arresto si riferisce infatti al rifiuto di Yoon di essere sottoposto a interrogatorio, per il quale è stato convocato tre volte e non si è mai presentato. Un atteggiamento che peraltro fa il paio con il suo rifiuto di far perquisire i suoi uffici, applicato facendone bloccare dalla Guardia presidenziale l’accesso agli inquirenti.

KeystoneYoon Suk-yeol

Certo la posta in gioco per Yoon è alta. Il leader conservatore deve infatti affrontare anche accuse penali di insurrezione, che potrebbero comportare l’ergastolo o addirittura la pena di morte. In questo quadro, “il quartier generale delle indagini congiunte ha presentato un mandato d’arresto per il presidente presso la Corte distrettuale occidentale di Seul”, ha affermato il team d’inchiesta in una dichiarazione. Ma non è affatto certo che la Corte dia ragione al team d’inchiesta perché non è mai successo che un presidente sudcoreano sia stato arrestato ancora prima che la procedura di impeachment venisse completata. Così come in base alla legge, i luoghi potenzialmente legati a segreti militari non possono essere sequestrati o perquisiti senza il consenso della persona responsabile. In questo caso Yoon.

I fatti del 3 dicembre

Contro di lui peraltro adesso c’è anche uno spinoso rapporto di 10 pagine dei procuratori in cui si afferma che quell’infausto giorno, il 3 dicembre, aveva autorizzato l’esercito a usare le armi, se necessario, per entrare in Parlamento durante il suo fallito tentativo di imporre la legge marziale, che a suo dire mirava a eliminare “elementi anti-Stato”. Parole che hanno poi trascinato il Paese nella peggiore crisi politica della sua storia recente e hanno fatto crollare il won, la valuta sudcoreana, al livello più basso nei confronti del dollaro dalla crisi finanziaria globale di 16 anni fa. Secondo quanto si legge nel rapporto dei procuratori, quel giorno Yoon disse al capo del Comando di difesa della capitale, Lee Jin-woo: “Non sei ancora entrato? Cosa stai facendo? Sfonda la porta e trascinali fuori, anche se significa sparare”.