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Mandato d’arresto per il figlio dell’oligarca evaso in Italia

La famiglia di Artem Uss ha stretti legami con Putin. A marzo era fuggito dai domiciliari: sulla sua testa una taglia da 7 milioni di dollari

Artem Uss
(Youtube)
5 dicembre 2023
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Un provvedimento di arresto del Gip del tribunale di Milano per Artem Uss, l'imprenditore russo figlio di un oligarca molto vicino a Vladimir Putin evaso lo scorso 22 marzo da un appartamento nel Milanese dove era agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, e una taglia fino a 7 milioni messa dal Dipartimento di Stato Usa per chi fornisce informazioni utili per rintracciarlo e bloccarlo. Sono gli sviluppi sul caso dell'imprenditore che il giorno dopo il via libera alla sua estradizione negli Stati Uniti - dove è accusato di presunti traffici illeciti di materiale civile e militare ‘dual use’, di contrabbando di petrolio dal Venezuela verso Cina e Russia eludendo le sanzioni, e pure di riciclaggio e frode bancaria - ha fatto perdere le tracce ed è ritornato in Russia.

Il gip di Milano ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per evasione e procurata evasione nei confronti dell‘ stesso Uss e di altre cinque persone: Vladimir e Boris Jovancic, padre e figlio di origini bosniache, Matej Janezic, sloveno, e Srdjan Lolic e Nebojsa Ilic, serbi. I primi due sono stati bloccati nel pomeriggio: il basista Vladimir a Desenzano, il figlio Boris in Croazia

Il piano d’evasione

Dagli accertamenti, come è riportato nell'ordinanza a cui in queste ore i militari hanno dato esecuzione, il piano di evasione e di fuga di Uss è articolato in quattro fasi: dai sopralluoghi preliminari al prelevamento dell'imprenditore nell'appartamento che aveva in affitto a Cascina Vione, un complesso residenziale a Basiglio; dall'accompagnamento alla frontiera a Gorizia, da dove è passato poi in Slovenia per raggiungere infine la Russia.

Il provvedimento ricostruisce attimo per attimo la fuga del figlio dell'ex governatore di una regione della Siberia, nella quale è stata coinvolta anche una donna, che è solo indagata: avrebbe messo a disposizione la Fiat Bravo su cui Uss, il 22 marzo, attorno alle 13.40, dopo essere stato prelevato da casa si è accomodato sul sedile posteriore.

L’ auto, secondo i filmati delle telecamere, era guidata da Boris Jovancic, nato a Negrar, in provincia di Verona mentre al suo fianco c'era il padre Vladimir. Circa un'ora prima, nella trattoria da "Peppone", all'interno del centro commerciale di Lacchiarella, i complici si sarebbero incontrati per mettere a punto gli ultimi dettagli e per acquistare i viveri per il viaggio.

Verso est

Poi il ‘prelievo’ dell'imprenditore, così raccontano i filmati, che ha raggiunto il confine, dopo aver cambiato auto, scortato da "una vera e propria carovana" composta da 4 macchine diventate tre a Lonate del Garda. Ma le indagini hanno documentato anche i sopralluoghi dei complici, avvenuti nei sei mesi precedenti la fuga, finalizzati a organizzare il piano nei sei mesi precedenti. Tra i vari elementi che hanno portato a identificare il gruppo c'è, tra l'altro, un sacchetto della spesa del centro commerciale. Un indizio che ha certamente contribuito a dare un impulso alle indagini.

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