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22.07.2022 - 07:40
Aggiornamento: 17:34

‘187 minuti di violenza, il 6 gennaio Trump scelse di non agire’

La commissione di inchiesta sull’assalto al Congresso ricostruisce i fatti, addossando all’ex presidente la responsabilità dell’incitamento alle violenze

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone

Donald Trump ha "scelto di non agire" il 6 gennaio. Nonostante le pressioni dei suoi consiglieri, inclusi i figli Ivanka ed Eric, l’ex presidente è stato inamovibile, incollato davanti alla tv a guardare l’assalto tramesso da Fox.

E così facendo ha "tradito il suo giuramento alla Costituzione", "non ha difeso il Paese" e ha "abdicato i suoi obblighi". La commissione di inchiesta sull’assalto al Congresso ricostruisce i 187 minuti dell’insurrezione, da quando Trump lasciò il palco dopo aver invitato i suoi sostenitori a marciare su Capitol Hill a quando ha postato il video su Twitter chiedendo ai suoi fan di andare a casa.

"Ha aperto la strada alla violenza e alla corruzione" con i suoi tentativi di ribaltare l’esito del voto e per questo deve "essere ritenuto responsabile", afferma il presidente della commissione speciale, il democratico Bennie Thompson. Tramite video e testimonianze dal vivo e non, la commissione ripercorre – minuto per minuto – quelle poco più di tre ore di panico.

Ore di tensione alla Casa Bianca con quasi tutti i consiglieri del presidente che hanno cercato invano di convincerlo a intervenire e fermare la protesta. Trump non ha sentito nessuno e anzi, poco prima che la violenza esplodesse con forza, ha twittato contro l’ex vicepresidente Mike Pence definendolo un ‘codardo’ per voler certificare il voto. In quelle ore in Congresso, Pence è stato immediatamente allontanato dal Secret Service: gli agenti – riferisce la commissione – erano così preoccupati che potesse accadere il peggio che hanno telefonato alle loro famiglie per salutarle.

Con il cinguettio sul vicepresidente, Trump "ha gettato benzina sul fuoco", ha di fatto dato l’"autorizzazione" ai manifestanti ad alzare i toni, afferma davanti alla commissione Sarah Matthew, l’ex viceportavoce della Casa Bianca. Mentre a Capitol Hill la situazione esplodeva, l’ex presidente era impegnato con un braccio di ferro con i suoi che volevano farlo twittare per calmare gli animi e invitare alla pace. Ci sono volute ore, fino alle 16.02, prima che Trump si convincesse a postare un video distensivo in cui chiedeva ai manifestanti di andare a casa. Un video reso possibile in parte grazie all’intervento di Ivanka che ha aiutato a trovare le parole adatte, quelle gradite al presidente.

"Tutti" alla Casa Bianca e fuori "volevano uno stop delle proteste. Tutti tranne Trump", mette in evidenza il deputato repubblicano Adam Kinzinger, membro della commissione sul 6 gennaio. Durante le due ore e 45 minuti di udienza, la commissione ha presentato anche il video di Trump del 7 gennaio, quando a oltre 24 ore di distanza dall’attacco parlava alla nazione ma solo dopo che gli era stata ventilata la possibilità reale di un impeachment e di un ricorso al 25esimo emendamento. Il video mostra Trump rifiutarsi di dire che le "elezioni sono chiuse": "Non posso dirlo. Dico che il Congresso ha certificato" il risultato.

Alla Casa Bianca, mentre il Congresso era sotto assalto, c’era anche Melania Trump. "Non sapevo quanto stava avvenendo altrimenti avrei condannato la violenza", dice l’ex First Lady ai microfoni di Fox poco prima dell’udienza pubblica della commissione. "Stavo svolgendo i miei compiti da First Lady – mette in evidenza – catalogare gli articoli della Casa Bianca per gli archivi nazionali".

L’audizione si chiude con le dure parole di Liz Cheney, la deputata repubblicana che siede nella commissione. L’ex presidente è "indifendibile", dice. "Ha sfruttato il patriottismo dei suoi sostenitori usandolo come un’arma", aggiunge dando appuntamento a settembre con una nuova serie di udienze.

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