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Il premier britannico Boris Johnson (Keystone)
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31.01.2022 - 21:50
Aggiornamento: 22:34
Ansa, a cura de laRegione

Partygate: il rapporto accusa Johnson, ma lui non molla

Il premier si limita alle scuse e non intende lasciare, cresce il malumore tra i Tory

Bastano dodici pagine scarse per far tremare Boris Johnson. Sono quelle della versione ridotta o “aggiornamento" del rapporto sullo scandalo partygate redatto dall’alta funzionaria Sue Gray, le cui conclusioni dopo un’indagine interna rappresentano un colpo rovinoso per il primo ministro britannico: sono stati riscontrati "comportamenti non giustificabili”, fallimenti di leadership e di giudizio “da parte del n.10 di Downing Street e del Cabinet Office” rispetto alle feste tenute nelle sedi istituzionali in violazione delle normative anti-Covid vigenti nei 20 mesi presi in esame del periodo 2020-21.

Semplicemente molti di quei fatti di cui si parla da settimane non dovevano essere autorizzati e non si dovevano svolgere come poi è successo, con un uso di alcolici definito da Gray come inadatto a un posto di lavoro, tanto meno a un luogo istituzionale come Downing Street. Il premier conservatore ha affrontato il suo destino riferendo alla Camera dei Comuni in un pomeriggio di fuoco, si è detto desolato, pronto a una rivoluzione interna alla sua segreteria, ma non intende dare le dimissioni perché il suo governo può e deve fare ancora molto per il Regno Unito.

Richieste di dimissioni

Alla sua decisione di tirare dritto è seguita una valanga di richieste di dimissioni dalle opposizioni, di critiche e perfino dichiarazioni di sfiducia da parte di alcuni suoi deputati Tory, con Boris al centro dell’aula parlamentare, diventata una sorta di arena, che cercava di difendersi respingendo gli attacchi. “Mi assumo la piena responsabilità per quanto successo e per gli errati giudizi di valutazione” ed “è necessario attendere la fine dell’indagine di polizia”, sono state le sue frasi ripetute come un mantra. Il suo rifugio nel rimandare tutto alle conclusioni del lavoro di Scotland Yard potrebbe però essere solo un inutile rinvio.


Un manifestante anti-Johnson (Keystone)

Proprio dal documento di Gray emerge che sono in tutto 16 gli eventi finiti sotto la lente dell’inchiesta indipendente, di questi ben 12 sono oggetto dell’indagine di polizia e riguardano anche direttamente il premier, con due party sotto accusa, fra cui la festa di compleanno di Johnson svoltasi nella Cabinet Room il 19 giugno 2020. Mentre il Paese era limitato dal lockdown, perfino nel numero di persone che poteva andare ai funerali, nei palazzi del potere festeggiavano con bottiglie di vino e decine di funzionari invitati. È stato questo il leitmotiv del dibattito, segnato anche dall’espulsione del tenace capogruppo degli indipendentisti scozzesi (Snp), Ian Blackford.

L’affondo e la replica

Uno degli interventi più duri è stato quello del leader dell’opposizione laburista, Keir Starmer: ha definito il leader Tory “un uomo senza vergogna” e affermato che è “inadatto” al suo ruolo di primo ministro per poi chiederne nuovamente le dimissioni. Ha aggiunto che non c’è nessun dubbio sul fatto che il primo ministro sia ora soggetto a un’indagine di polizia, e questo non può che gettare ulteriore discredito sulla carica istituzionale ricoperta da BoJo.

Il premier ha perso le staffe nella replica, rivolgendo a Starmer l’accusa infamante (e non vera, come affermato da più parti) di non essere riuscito quando era a capo del Crown Prosecution Service a perseguire il defunto pedofilo seriale Jimmy Savile.

Ma i malumori tra lo stesso partito di maggioranza sono aumentati e diventati nuove critiche e richieste di trasparenza, tra cui la rassicurazione che il rapporto Gray venga pubblicato nella sua interezza. Non sarebbe stato possibile farlo oggi per via della richiesta di Scotland Yard di non rivelare dettagli fondamentali mentre c’è un’indagine in corso dalla quale è emerso che sono state raccolte oltre 300 fotografie relative alle feste incriminate.

May critica

Fra i critici più accesi l’ex premier conservatrice Theresa May che si è rivolta al suo successore chiedendogli in modo retorico se non avesse letto le regole anti-Covid, non le avesse capite o pensasse che non si applicassero a lui. Mentre le opposizioni sottolineavano le possibili crepe nella ricostruzione degli eventi fatta da Johnson in queste settimane e quindi l’accusa di aver mentito ai britannici in più occasioni. Se per l’esito dell’indagine di polizia si deve ora attendere, non è detto che anche all’interno del partito conservatore si voglia rispettare la tregua di cui i media avevano parlato nei giorni scorsi e già altri deputati ribelli potrebbero farsi avanti riproponendo la sfiducia a Johnson.

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