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polonia
16.11.2021 - 16:34
Aggiornamento: 12.01.2022 - 19:18

Lacrimogeni contro migranti al confine bielorusso

Oltre 114 milioni di euro di fondi Ue a Varsavia per le frontiere, ma Bruxelles precisa ‘non possono essere usati per costruire muri’

Ansa, a cura de laRegione
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Idranti contro i profughi a Kuznica (Keystone)

Gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per fermare i migranti che tentavano di entrare in Polonia e lanci di pietre contro le guardie di frontiera. È questa l’ultima istantanea della crisi al confine con la Bielorussia, che vede opposta Varsavia come porta d’ingresso in Europa e il regime di Minsk, sostenuto da Mosca.

Una guerra ibrida, condotta da Alexander Lukashenko utilizzando i rifugiati, che Bruxelles sta cercando di contenere a colpi di sanzioni e finanziando la Polonia con oltre 100 milioni di euro per la protezione delle sue frontiere. Soltanto a novembre sono stati cinquemila i tentativi di forzare il confine polacco da parte dei profughi in fuga dal Medio Oriente ammassati in Bielorussia, rispetto alle poche decine dell’intero 2020.

Nelle ultime ore, però, la situazione è degenerata. “I migranti hanno attaccato i nostri ufficiali con pietre ed hanno cercato di distruggere la recinzione, e sono stati usati lacrimogeni per fermare questa aggressione”, ha riferito il ministero della Difesa di Varsavia, denunciando che un agente è rimasto gravemente ferito, mentre le guardie di frontiere bielorusse sono rimaste a guardare.

Minsk ha reagito accusando la Polonia di voler “aggravare ulteriormente la situazione e soffocare qualsiasi progresso verso un accordo” che ponga fine alla crisi. Mentre Mosca ha definito l’utilizzo dei lacrimogeni “assolutamente inaccettabile” e Vladimir Putin ha sentito nuovamente Lukashenko al telefono.

Al contrario, dalle cancellerie europee è arrivata una nuova condanna al regime bielorusso, che “strumentalizza in modo inumano e spudorato i flussi migratori" per “destabilizzare” l’Unione europea, ha affermato il premier francese Jean Castex. Gli incidenti alla frontiera si sono verificati all’indomani della nuova stretta dell’Ue contro Minsk, con il varo del quinto pacchetto di sanzioni, ma anche di un nuovo tentativo di mediazione da parte della cancelliera tedesca Angela Merkel, che in un colloquio con Lukashenko ha chiesto assistenza umanitaria al confine. Il governo bielorusso sembra aver accolto l’appello, perché ha annunciato di voler accogliere tutti i migranti in un centro logistico vicino al valico di frontiera di Bruzgi, "fino a quando la questione non sarà risolta”.

Sono circa 4.000 i profughi che attualmente sono ammassati al confine, al gelo e in condizioni sempre più precarie (almeno 11 persone, secondo le ong, sono morte su entrambi i lati finora). Il loro dramma è stato toccato con mano anche dal sottosegretario agli Affari europei Enzo Amendola, che ha visitato Padvaronys, la frontiera tra Lituania e Bielorussia. Amendola, esprimendo “solidarietà a chi ogni giorno affronta l’emergenza”, ha invocato una reazione unita dell’Ue.

A Bruxelles, oltre alle sanzioni contro Minsk, si lavora anche per rafforzare gli strumenti a disposizione dei Paesi di confine, come la Polonia, per contenere l’emergenza flussi. Su questo fronte, la Commissione ha stabilito di destinare a Varsavia 114,5 milioni di euro del bilancio Ue per la gestione delle frontiere. Tali fondi “non dovranno essere usati per costruire i muri", ha spiegato il portavoce dell’esecutivo comunitario Eric Mamer, che però non ha escluso possano essere utilizzati per costruire "barriere fisiche”. La Polonia, tuttavia, il via libera alla costruzione del muro l’ha appena dato.

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