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30.09.2021 - 20:41
Aggiornamento: 21:49

Ecuador, 116 morti in una battaglia fra bande in carcere

Ottanta i feriti del più grave episodio di violenze in prigione nella storia del Paese. Il presidente Guillermo Lasso è stato costretto a decretare lo stato di emergenza per 60 giorni

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Le bare per i corpi dei detenuti uccisi nella rivolta al penitenziario Litoral siedono su un camion fuori dall'obitorio a Guayaquil. (foto Keystone)

Violenti scontri fra bande hanno trasformato per molte ore in un campo di battaglia il carcere El Litoral di Guayaquil, nel sud dell’Ecuador, lasciando sul terreno 116 morti e 80 feriti. È il più grave episodio della storia ecuadoriana e il quinto di tutti i tempi in America latina.

Ammutinamenti e rivolte sono comuni nel sistema penitenziario ecuadoriano, ma la violenza e la crudeltà degli scontri di martedì hanno messo le autorità con le spalle al muro, costringendo il presidente Guillermo Lasso a decretare lo stato di emergenza carceri per 60 giorni in tutto il Paese e ad autorizzare l’intervento nei centri di reclusione delle forze armate.

Lasso ha annullato gli appuntamenti nella sua agenda e si è precipitato a Guayaquil per assumere il coordinamento delle operazioni di ripristino della normalità nel Litoral e disporre misure di emergenza per sostenere le famiglie dei deceduti.

Secondo una ricostruzione dell‘accaduto di Procura e polizia giudiziaria, la scintilla è stata provocata dalla decisione di una banda di reclusi, Los Choneros, di festeggiare il compleanno di uno dei capi chiamato ’Victor’, rivendicando nel contempo il controllo del centro di reclusione.

Questo avrebbe "suscitato l’ira dei membri di altre due bande - Los Lobos e Tiguerones - che hanno contestato l’ambizione del gruppo avversario, aprendo il fuoco in vari padiglioni della prigione.

Secondo i media, comunque, sotto le ceneri covava un fuoco alimentato dalle voci dell’imminenza di una deportazione di massa dei capi dei diversi gruppi verso altri centri di reclusione.

Di fronte alla violenza degli scontri, le guardie carcerarie, in numero esiguo, non hanno neppure tentato di intervenire, lasciando quindi per molto tempo i padiglioni del carcere in mano ai detenuti che hanno usato negli scontri numerose armi da fuoco e da taglio, e perfino bombe a mano.

L’intervento di corpi speciali della polizia e dell’esercito ha consentito in serata, dopo varie ore, di riprendere il controllo della situazione. L’entità del massacro è emersa lentamente, a mano a mano che agenti e soldati entravano nelle celle e negli spazi comuni.

Almeno otto detenuti sono stati decapitati nella battaglia, mentre cadaveri, anche con mani e piedi mozzati, sono stati trovati oltre che nelle celle, nei bagni, nei corridoi e perfino nei condotti dell’aria condizionata. In un cortile sono stati rinvenuti i resti carbonizzati di numerosi reclusi, evento che ha rallentato la definizione del bilancio e dell’identità delle vittime, tanto che pochissimi corpi sono stati riconsegnati alle famiglie

I 116 morti del Litoral rappresentano non solo il più grave evento di questo tipo per l’Ecuador, ma anche il quinto di sempre in America latina dopo quelli avvenuti in Honduras (361 nel 2012), Perù (250 nel 1986), Repubblica dominicana (135 nel 2005), e Brasile (133 nel 2006).

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