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La prima ministra islandese Katrin Jakobsdottir
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26.09.2021 - 19:01
Aggiornamento : 19:19

Islanda: più donne che uomini in parlamento

Voto storico: le deputate sono la maggioranza, è la prima volta che accade in un Paese europeo

Non c’è stato bisogno di quote rosa per il sorprendente risultato delle elezioni in Islanda che ha dato all’isola-Stato il primato in Europa di un parlamento formato in maggioranza da donne. Dei 63 seggi dell’Althingi, l’Assemblea unicamerale islandese, 33 saranno occupati da deputate, ovvero il 52,3%. Nessun Paese del Vecchio Continente aveva mai oltrepassato la soglia simbolica del 50 per cento ed era la Svezia finora a detenere il primato in Europa con il 47% di deputate, secondo i dati dell’Unione Interparlamentare.

A lasciare indietro l’Europa sono i tre Paesi che nel resto del mondo hanno oltre il 50% di rappresentanza femminile. In testa il Ruanda con il 61,3% di donne nella Camera bassa, seguito da Cuba (53,4%) e Nicaragua (50,6%). In Italia, ad esempio, la percentuale di elette alla Camera è del 36,06%, in Senato del 35,11%. Il risultato del voto degli islandesi è eclatante, ma dietro c’è una cultura della parità di genere che pone il Paese da 12 anni consecutivi in testa alla classifica del Forum economico mondiale.

In Islanda il congedo parentale è uguale per uomini e donne, la sua prima legge sulla parità di retribuzione risale al 1961 e per annullare le residue ineguaglianze salariali tra sessi nel 2018 è stata approvata una legge che impone alle aziende con oltre 25 dipendenti una certificazione che attesti la parità retributiva, non solo di genere ma anche etnica.

Il precedente

L’Islanda è stato anche il primo Paese al mondo a eleggere un presidente donna nel 1980, l’allora cinquantenne Vigds Finnbogadottir, rieletta per altri tre mandati e in carica per 16 anni. Anche l’attuale premier è una donna: Katrin Jakobsdottir, ma a lei il voto ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Il suo partito Sinistra-Verdi ha perso tre seggi e con il 12,6% è passata al terzo posto dietro ai suoi due alleati dell’eterogenea coalizione di governo composta dal Partito del Progresso (centrodestra) di Sigurour Ingi Johannsson e dal Partito dell’Indipendenza (conservatore) del veterano della politica dell’isola Bjarni Benediktsson.

Proprio il Partito del Progresso è il grande vincitore con il 17,3% dei voti, che porta a 13 i suoi seggi, cinque in più rispetto al voto del 2017. In testa come primo partito restano comunque i conservatori dell’ex primo ministro Benediktsson con il 24,4% dei suffragi e 16 seggi. Una nuova geografia parlamentare che ridisegna i rapporti di forza nel governo e potrebbe costare il posto alla premier. I due partiti di destra potrebbero cedere alla tentazione di una coalizione più omogenea con i centristi della Riforma (cinque seggi) e/o del Centro (tre deputati).

Nonostante la popolarità della premier, che ha reso le tasse sul reddito più progressive, ha aumentato il budget per l’edilizia popolare e ha esteso il congedo parentale, il suo secondo mandato non è scontato. Ma anche lei, come tutte le donne d’Islanda e d’Europa, stasera ha comunque qualcosa per cui festeggiare.

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