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03.08.2021 - 19:19
Aggiornamento: 19:38

Attivista bielorusso trovato morto a Kiev

Sparito in un parco Vitaly Shishov. Gli oppositori di Lukashenko sicuri: ‘Ucciso dal regime’. L'Onu chiede chiarezza

Ansa, a cura de laRegione
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Aleksandr Lukashenko (Keystone)

L'ombra sinistra di Alexandr Lukashenko torna ad affacciarsi sull'Europa. Il giovane attivista Vitaly Shishov, capo di una Ong che aiutava gli oppositori bielorussi, è stato trovato impiccato in un parco di Kiev. La polizia ucraina non ha escluso un omicidio spacciato per suicidio e l'Onu ha chiesto un'indagine "rigorosa", mentre in Ue la notizia è stata accolta con allarme. Secondo i colleghi della vittima non ci sono dubbi: è stato l'ennesimo tentativo del regime di Minsk di stritolare l'opposizione, in patria e in esilio.

Il 26enne Shishov era fuggito in Ucraina nel 2020 a causa della repressione di Lukashenko contro il movimento di protesta che contestava la sua rielezione. Da allora guidava la ong Belarusian House in Ukraine (Bhu), per assistere gli altri connazionali in fuga. Lunedì mattina l'attivista è uscito a fare jogging, ma non è più tornato. È stato ritrovato 24 ore dopo in un parco della capitale ucraina, non lontano dalla sua abitazione. Impiccato,

L'indagine

La polizia locale ha riferito di aver aperto un'indagine per omicidio senza tralasciare alcuna pista, inclusa quella di un "omicidio camuffato da suicidio". Secondo alcuni attivisti, inoltre, Shishov aveva il naso rotto e lividi sul volto. La sua ong ha evocato una morte annunciata. "Siamo stati ripetutamente avvertiti da fonti locali e dalla nostra gente in Bielorussia di possibili provocazioni, fino al rapimento e all'assassinio. Vitaly ha reagito a quegli avvertimenti con stoicismo e umorismo", ha denunciato la Bhu. Lo stesso Shishov si sentiva sotto sorveglianza da quando aveva lasciato il suo Paese e aveva rivelato di essere stato seguito di recente.

Per chi gli stava accanto, "non c'è dubbio che sia stata un'operazione pianificata dai cekisti (i servizi di Minsk) per liquidare un bielorusso pericoloso per il regime". La comunità internazionale ha reagito con preoccupazione. L'Alto Commissario Onu per i diritti umani Marta Hurtado ha sollecitato "un'indagine rigorosa, imparziale ed efficace". Per il presidente dell'Europarlamento David Sassoli "il fatto che gli attivisti bielorussi siano presi di mira nei Paesi terzi è una grave escalation" da parte del regime. "La repressione di Lukashenko colpisce impunemente anche all'estero", gli ha fatto eco dall'Italia il sottosegretario Benedetto Della Vedova, chiedendo all'Europa di reagire "unita".

La solidarietà

Il sostegno dei "Paesi più potenti del mondo" è stato invocato da Svetlana Tikhanovskaya, leader dell'opposizione in esilio, che è stata ricevuta a Londra da Boris Johnson due settimane dopo l'incontro con Joe Biden. Il caso Shishov è l'ultimo di una serie che ha portato il regime di Lukashenko, padre-padrone dell'ex repubblica sovietica dal '94, a essere sempre più isolato dall'Occidente.

Il caso Olimpiadi

Nei giorni scorsi la velocista bielorussa Krystsina Tsimanouskaya alle Olimpiadi di Tokyo, dopo essere stata minacciata di rimpatrio forzato per aver criticato la sua federazione sui social media, ha chiesto protezione all'ambasciata polacca, ottenendo un visto umanitario, mentre suo marito è fuggito in Ucraina.

E ancora non si sono spenti gli echi dell'incredibile arresto del dissidente Roman Protassevich, dopo che il suo volo Ryanair Atene-Vilnius era stato costretto a un atterraggio forzato a Minsk, a maggio. Di fatto un dirottamento, costato al regime un'altra serie di sanzioni europee e americane. Lukashenko è stato anche accusato di aver creato "squadroni della morte" per sbarazzarsi dei suoi avversari.

L'anno scorso, all'indomani della sua sesta rielezione, ha risposto con il pugno di ferro alle manifestazioni di piazza a cadenza settimanale che denunciavano brogli: migliaia di arresti, i principali avversari politici in manette o in fuga, definiti "criminali e rivoluzionari finanziati dagli occidentali". Da allora l'Onu e i gruppi per i diritti umani ricevono segnalazioni di violenze della polizia, sparizioni forzate e torture.

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