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09.02.2021 - 21:46

Messa a tacere l’ultima radio libera in Ungheria

L’Autorità sui media revoca l’autorizzazione a trasmettere. Il direttore denuncia ‘un’esecuzione’.

Budapest – Klubradio, l'ultima radio libera dell'Ungheria, si spegne definitivamente dalla mezzanotte di domenica prossima, da quando non avrà più la licenza per andare in onda. La Corte di giustizia di Budapest ha infatti respinto il ricorso dell'emittente contro la decisione dell'Autorità sui media (Nmhh) di toglierle l'autorizzazione a trasmettere.

La sua voce, l'unica critica nei confronti del governo di Viktor Orban nel panorama radiofonico, era già stata silenziata qualche mese fa, con motivi subito apparsi pretestuosi: non aveva notificato in tempo alle autorità governative quanta musica ungherese fosse stata messa in onda nei suoi programmi.

Notifica che è obbligatoria per tutte le stazioni. L'infrazione è stata però commessa anche da altri, che però non sono stati sanzionati perché, generalmente, del tutto allineati con l'esecutivo di Fidesz.

‘Decisione vergognosa e codarda’

Nel sistema politico dichiaratamente illiberale e sovranista di Viktor Orban, la Nmhh, per legge, regola l'uso delle frequenze e controlla i contenuti dei media.

Klubradio, emittente privata tanto critica quanto ascoltata, aveva già perso le sue frequenze in provincia, e negli ultimi anni poteva trasmettere solo a Budapest.

"Me l'aspettavo ma si tratta comunque di una decisione vergognosa e codarda", ha commentato il direttore e proprietario Andras Arato, secondo il quale quella di oggi non è altro che "un'esecuzione", attraverso la quale "Orban fa tacere l'ultima radio libera del paese".

"Un altro colpo contro il pluralismo dei media: in Ungheria è in corso la soppressione sistematica delle voci indipendenti", è stato il commento di Katalin Cseh, europarlamentare liberale.

Sentenza discriminatoria

Il ricorso alla Corte era l'ultima speranza nella lotta per la sopravvivenza di Klubradio. E la sentenza è stata motivata con una sola frase: "la radio aveva infranto l'obbligo di notifica".

Secondo alcuni analisti, oltre che contro la libertà di parola, stampa ed espressione, il giudizio della Corte è anche discriminatorio, dal momento che non spiega perché venga sanzionato un soggetto, mentre altri non risponderanno della stessa omissione. Una circostanza che la dice lunga anche sull'indipendenza della giustizia nell'Ungheria di Orban, aggiungono le voci di opposizione.

Fino a Strasburgo e Lussemburgo

Arato, comunque, vuole continuare la battaglia giuridica, facendo appello e poi ricorso anche alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, e alla Corte europea di Lussemburgo, riferendosi al recente regolamento sullo stato di diritto.

Il partito socialista (Mszp) intende mettere all'ordine del giorno il dossier davanti alla commissione culturale del parlamento di Budapest, ma è difficile che ci riesca contro la maggioranza governativa.

Nel Consiglio europeo, dal 2018, è in atto nei confronti dell'Ungheria una procedura per violazioni gravi dei valori dichiarati nel trattato sull'Ue, la procedura dell'articolo 7: fra le contestazioni che si muovono a Budapest c'è anche la soppressione della libertà di stampa. Finora, però, non vi sono stati risultati concreti, e chi si oppone a Orban nel paese è ormai molto scettico.

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