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05.02.2021 - 20:49

Gelo tra Russia e Ue: Putin fa espellere tre diplomatici

Altissima tensione sulla scia del caso Navalny. Intanto Mosca fa sapere, senza rivelare le cause, che è morto, a soli 55 anni, il medico che curò il dissidente

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(Keystone)

L'esordio a Mosca di Josep Borrell, l'alto rappresentante Ue per la politica estera, finisce con un buco nell'acqua. La strategia bastone e carota - ferma condanna per la sentenza ad Alexey Navalny, che va "liberato subito", unita alla contemporanea apertura sui temi che "ci uniscono", come ad esempio, Iran, clima o i vaccini - si è infranta contro il granitico Serghei Lavrov, il suo omologo saldo al comando della diplomazia russa dal 2004. "L'Ue per noi è un partner inaffidabile", gli ha detto a muso duro dopo i colloqui. Neanche il tempo di salutarlo e ha espulso tre diplomatici europei colpevoli di aver preso parte alle "proteste illegali" pro-Navalny.

Certo, l'invito alla cooperazione è stato accolto di buon grado, dato che le relazioni fra Russia e Ue sono al momento giudicate “malsane” e invece Mosca vuole avere buoni rapporti con l'Europa, che resta il suo primo partner commerciale nonché un vicino importante per la “stabilità” nello spazio euroasiatico. Borrell si è anche complimentato per il “successo” del vaccino Sputnik V e ha espresso la speranza che l'Ema possa autorizzarlo presto, tanto da far alzare qualche sopracciglio a Bruxelles. Ma il capitolo Navalny - che proprio oggi era in tribunale per affrontare un altro processo, questa volta per diffamazione, aggiornato al 12 febbraio - è un macigno difficile da rimuovere.

Coinvolte Germania, Polonia e Svezia

Borrell ha ribadito che l'Ue si aspetta che sia "avviata un'inchiesta su cosa è successo". "Noi rispettiamo al massimo la sovranità della Russia ma i diritti umani e lo stato di diritto sono centrali per il futuro comune", ha sottolineato. Quando però si è arrivati al capitolo sanzioni non ha potuto far altro che notare come "al momento nessuno Stato membro dell'Ue" ne abbia chieste altre. Per il futuro si vedrà. Peccato che, finito l'incontro, il ministero degli Esteri abbia convocato gli ambasciatori di Svezia, Polonia e Germania consegnando loro una "nota di protesta" poiché, a dire di Mosca, alcuni loro diplomatici hanno preso parte alle manifestazioni del 23 gennaio a Mosca e San Pietroburgo, decretandone l'espulsione pressoché immediata. A stretto giro è pervenuta la condanna per le azioni di Mosca da parte dei diretti interessati, e dello stesso Borrell, ma ormai la frittata è fatta. Forse un errore, da parte russa, dato che l'alto rappresentante Ue si era presentato appunto con un'agenda improntata per quanto possibile al dialogo e ora, naturalmente, si può immaginare quali saranno i 'titoli', sia in Russia che in Occidente. La vicenda dei diplomatici è infatti vissuta in Europa come un vero e proprio schiaffo, tant'è vero che sia Emmanuel Macron che Angela Merkel, in conferenza stampa congiunta, hanno bollato l'espulsione come "ingiustificata" e "molto distante dai principi dello Stato di diritto". Berlino, per rappresaglia, ha a sua volta convocato l'ambasciatore russo. La Polonia, dal canto suo, ha avvertito che i rapporti con la Russia potrebbero ora "essere a rischio".

Ma al di là delle dichiarazioni, c'è il lato pratico. E sulla spinosa questione del Nord Stream 2 - il gasdotto a trazione tedesca che presto dovrebbe portare il metano russo in Germania, la cui opportunità era stata messa in dubbio da Parigi - Merkel e Macron sembrano aver trovato un accordo. "Dobbiamo fare la svolta energetica, assicurare la sovranità energetica in Europa, e dobbiamo risolvere questo problema nel lungo periodo", ha detto Macron lasciando intendere che l'Eliseo non porrà più alcun veto sulla questione. Nulla di fatto, inoltre, sul possibile incontro tra Borrell e Navalny, ipotizzato nel pre-missione (sulla fattibilità peraltro il Cremlino si era detto scettico). Il tribunale competente dice di non aver ricevuto nessuna richiesta in tal senso e da Bruxelles un portavoce delle feluche Ue ha corretto il tiro, dichiarando che "incontrarlo in prigione darebbe l'impressione sbagliata che accettiamo questa situazione, o che concordiamo. Cosa che non è". Dunque si torna al principio. Che fare? Il Cremlino ha risposto per le rime a Joe Biden sull'affaire Navalny, bollando le sue parole come "retorica molto aggressiva e non costruttiva". Sempre Lavrov ha infine stuzzicato l'Occidente insinuando che la polizia, negli Usa come in Europa, usa la mano pesante, persino più che in Russia. Che dire poi delle sentenze ai danni degli organizzatori del referendum catalano? Insomma, non fateci lezioni. Un tema che inizia a tornare spesso.

La morte sospetta

Intanto uno dei medici russi che ha curato Alexey Navalny subito dopo l'avvelenamento è morto improvvisamente nel reparto d'ospedale in cui lavorava, per un attacco cardiaco "stando ai dati preliminari". Serghiei Maksimishin, 55 anni, era il vice primario di anestesiologia e rianimazione dell'Ospedale delle Emergenze numero 1 di Omsk: lo stesso dove il principale avversario di Putin fu ricoverato d'urgenza a fine agosto dopo essere collassato su un aereo in volo da Tomsk a Mosca. I piloti allora effettuarono un atterraggio fuori programma a Omsk e consentirono a Navalny di ricevere le prime cure, salvandogli la vita. "Serghiei Maksimishin era il capo del dipartimento che ha curato Navalny ed era incaricato della terapia e nello specifico del suo coma indotto", ha raccontato alla Cnn il braccio destro dell'oppositore, Leonid Volkov. "Sapeva più di ogni altro della salute di Navalny e quindi non posso escludere un gioco sporco", ha detto Volkov, aggiungendo però che "il sistema sanitario russo è molto scadente e non è raro per i medici della sua età morire improvvisamente".

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