Estero
18.01.2019 - 06:000

Nuovo voto sulla Brexit il 29 gennaio

Theresa May sottoporrà ai Comuni un ipotetico ‘nuovo piano’ per la Brexit il 29 gennaio.

Londra – L’appuntamento è al 29 gennaio. Ammesso che esista, i Comuni voteranno allora la Brexit 2.0 di Theresa May, dopo l’affossamento, martedì, del piano concordato con l’Unione europea. Per la prima ministra britannica i tempi sono strettissimi. E la disponibilità al confronto di opposizione e fronda Tory ancora più ridotta. La fiducia ricevuta mercoledì dal Parlamento non le garantisce infatti quel “consenso allargato” di cui necessità per non vedere il nuovo piano finire nella polvere, dove lei lo seguirebbe.

I primi segnali non sono incoraggianti. Da Bruxelles, per cominciare, dove la linea ufficiale resta quella dell’indisponibilità a rinegoziare alcunché. E dai dintorni più immediati, che ora più contano: ancora ieri, Jeremy Corbyn, pur dicendosi gentilmente disposto a incontrarla, ha posto condizioni che metterebbero May con le spalle al muro. Cosicché la strategia della consultazione con le opposizioni, appena iniziata, rischia di essere già nel reparto rianimazione. Il forfait di Corbyn ne azzera di fatto il valore. Il leader laburista insiste infatti sulla precondizione che May tolga dal tavolo a priori il temuto scenario di un no deal, ma May non intende farlo sostenendo che non è nei poteri del governo dare questa garanzia, in assenza di un accordo approvato, salvo pensare di revocare l’articolo 50 (che dava inizio al processo di separazione dall’Ue) e ribaltare la Brexit, disconoscendo, tradendo, l’esito del referendum.

E per rendere l’idea, May ha fatto anche annunciare dal suo ministro della Difesa, Gavin Williamson, un piano per la mobilitazione di 3’500 militari e riservisti da utilizzare in ipotetici compiti di emergenza. Uno stallo di questa natura sarà ben difficile da rimuovere in tempo utile. Vale a dire per lunedì, quando May tornerà ai Comuni per illustrare le sue “nuove proposte”, in attesa dei dettagli dell’auspicato piano B bipartisan destinato ad essere messo al voto martedì 29.

Corbyn, in un comizio a Hastings ha ricordato che “la permanenza nell’unione doganale, legami stretti con il mercato unico e la tutela dei diritti dei lavoratori” sono i soli elementi che assicurerebbero a un nuovo piano il sostegno laburista. Va da sé che ai brexiteers più duri, compagni di partito della stessa May, queste condizioni non possono che risultare inaccettabili. Come lo è un ipotetico nuovo referendum. Più del 29 gennaio, converrà cerchiare la data del 29 marzo, quando tutto, probabilmente, sarà finito. In malora.

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