
Omar Mateen era stato indagato due volte perché sospettato di legami con il terrorismo. L'autore della strage in un locale gay di Orlando era finito sotto il radar dell’intelligence Usa, come Tamerlan Tsarnaev, il più vecchio dei due fratelli ceceni che hanno compiuto l’attentato alla maratona di Boston nel 2013. Ma questo non ha impedito le due stragi.
È bufera sull'Fbi negli Stati Uniti dopo che i federali hanno ammesso di aver interrogato più volte l'uomo per via dei suoi "commenti provocatori con colleghi su possibili legami con i terroristi" e, l'anno successivo, per i suoi possibili legami con Moner Mohammad Abusalha, il primo americano a compiere un attacco suicida in Siria. Gli investigatori chiusero però i due casi, il primo perché non riuscirono ad accertare i dettagli di quei commenti, il secondo perché fu stabilito che il contatto con Abusalha era minimo e non costituiva una relazione importante o una minaccia in quel momento.
Nel frattempo un emule di Marteen è stato arrestato a Santa Monica: voleva colpire al gay pride di Santa Monica, vicino a Los Angeles. James Wesley Howell, 20 anni, è stato fermato dalla polizia dopo che alcune persone avevano segnalato il suo comportamento sospetto in strada dove aveva parcheggiato la sua auto in modo irregolare. La polizia, esclude tuttavia un legame diretto con la strage di Orlando. Nella vettura gli agenti hanno scoperto un piccolo arsenale: tre fucili d’assalto, caricatori e munizioni e un secchiello con sostanze chimiche che avrebbero potuto essere usate per confezionare un ordigno esplosivo.
Nel frattempo il bagno di sangue che ha colpito la città della Florida irrompe prepotentemente nella campagna presidenziale statunitense, con Donald Trumo che si è spinto fino a chiedere le dimissioni del presidente Barack Obama perché "si è rifiutato (in un discorso alla nazione pronunciato poco prima, ndr.) vergognosamente perfino di pronunciare le parole ’islam radicale’".
È stato proprio il candidato presidenziale repubblicano a cavalcare per primo la strage, senza aspettare i risultati ufficiali dell’inchiesta, e ignorando la natura omofoba del gesto, si è vantato di aver ragione sui pericoli rappresentati dall’estremismo musulmano e ha chiesto il pugno duro. Alcuni strateghi elettorali hanno ammesso che uno o più attentati di matrice islamica sul suolo americano potrebbero spostare molti voti verso Trump, soprattutto alla vigilia delle presidenziali di novembre. Ma il presidente Usa ha tirato prudentemente il freno ed evitato ogni riferimento al terrorismo islamico o all’Isis, nonostante secondo diversi fonti degli inquirenti Omar Mateen, l’autore dell’attacco, abbia chiamato la polizia prima di compiere la strage e abbia dichiarato la sua fedeltà al sedicente Califfo, Abu Bakr al Baghdadi. ’Omissione’ che fatto infuriare Trump.
Sulla stessa lunghezza d’onda di Obama Hillary Clinton, che ha preferito condannare un "atto di terrore" ed esprimere la sua vicinanza alla comunità Lgbt. Anche un imam locale, Muhammad Musri, presidente della Islamic Society della Florida centrale, ha invitato a "non fare speculazioni sull’eventuale motivazione del terrorista", manifestando la piena solidarietà della comunità islamica. Tutti tentativi per non incendiare la situazione e fare il gioco di Trump. Ma, anche se le indagini sono ancora in una fase iniziale, per Obama "ne sappiamo abbastanza per dire che questo è stato un atto di terrore e di odio" che ha colpito "un luogo di solidarietà e legittimazione per gay e lesbiche".