Confine

Ergastolo per l'omicida della pensionata di Malnate

La Corte di Varese ha riconosciuto la colpevolezza del 67enne della regione. A pesare le aggravanti di crudeltà e motivi abbietti

(Ti-Press/Archivio)
28 febbraio 2024
|

È stato condannato all'ergastolo il 67enne varesino accusato dell’omicidio della 73enne ex frontaliera, uccisa nel suo appartamento di Malnate la mattina del 22 luglio del 2022. Questa la decisione dei giudici arrivata nella tarda mattinata di mercoledì al termine di una breve camera di consiglio. Il delitto era stato scoperto dal figlio della donna, che risiede nel Mendrisiotto, dove risulta essere titolare di una impresa edile: l'uomo era solito passare a trovare la madre. La sentenza è stata pronunciata dal giudice Cesare Tacconi, che presiedeva il collegio della Corte d’Assise di Varese (due giudici togati e sei popolari), al termine di un processo che ha ricostruito le fasi dell’omicidio e delle successive indagini centrate su due elementi fondamentali: la presenza di un uomo sul luogo del delitto il giorno dell’omicidio e le impronte lasciate all’interno del vaso (l'arma del delitto) con il quale l'omicida ha colpito la testa della donna almeno nove volte.

Altro spunto investigativo, risultato determinante per risalire al 67enne varesino, è stato l'isolamento del codice genetico di un uomo sotto le unghie della vittima, indizio di un tentativo di difesa. All’imputato gli investigatori sono risaliti, però, anche attraverso l’analisi dei tabulati telefonici che giorni prima dell’omicidio avevano registrato contatti fra la vittima e il 67enne, il quale come volontario di una associazione varesina aveva avuto occasione di aiutare la pensionata.

I giudici della Corte d'Assise di Varese hanno accolto la richiesta dell'accusa, la pm Anna Zini, e dei legali di parte civile (il figlio e la nipote dell'ex frontaliera), gli avvocati Andrea Boni e Rachele Bianchi. Non ha fatto nessuna breccia nel granitico convincimento dei giudicanti la tesi della difesa, l'avvocato Francesca Cerri, che per il suo assistito aveva chiesto l'assoluzione o in alternativa il rito abbreviato. Richiesta già respinta in sede di udienza preliminare. E non poteva essere diversamente considerate le aggravanti contestate di minorata difesa, crudeltà e motivi futili e abbietti: una rapina tragicamente finita nel sangue, per una manciata di soldi per pagarsi una vacanza al mare.

Resta connesso con la tua comunità leggendo laRegione: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔
POTREBBE INTERESSARTI ANCHE