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27.11.2022 - 15:37
Aggiornamento: 17:30

Fiscalità dei frontalieri, l’accelerazione fa sperare per luglio

Il governo italiano ha approvato il disegno di Legge che porta alla ratifica, ora tocca al parlamento. Mattarella domani in visita nella Confederazione

di Marco Marelli
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Qualcosa si muove

La ratifica dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri sembra essere sempre più vicino. Un’importante accelerazione è arrivata giovedì, quando il governo Meloni ha approvato un disegno di Legge del ministro degli Esteri Antonio Tajani che riavvia l’iter per arrivare alla ratifica e all’esecuzione dell’Accordo italo-svizzero. A incidere in questo cambio di passo è stato l’invito del presidente della Confederazione Ignazio Cassis al capo dello Stato Sergio Mattarella, che sarà in Svizzera da domani fino a mercoledì. Il presidente della Repubblica a Berna incontrerà il Consiglio federale, mentre a Zurigo visiterà il Politecnico federale, uno dei più importanti centri universitari di ricerca del mondo. Insomma, l’approvazione del disegno di legge Tajani non è stata una coincidenza casuale. Il consiglio dei ministri italiano ha inteso mandare un segnale di buona volontà su un tema – quello della nuova fiscalità dei frontalieri – che si trascina da anni, spesso accompagnato da polemiche.

L’approvazione potrebbe arrivare a luglio

Nelle intenzioni del precedente parlamento c’era l’impegno di approvare l’accordo del 23 dicembre 2020 prima della visita di Stato in Svizzera di Sergio Mattarella, per rispettare quanto previsto dalla tabella di marcia: l’entrata in vigore il 1° gennaio 2023 della nuova fiscalità dei frontalieri, destinata a soppiantare quella sottoscritta nel 1974, adottata nel 1976 e modificata nel 1978. Un impegno che ha cozzato con le dimissioni di Mario Draghi, lo scioglimento delle Camere e le elezioni del nuovo Parlamento. Ora, comunque, questa accelerazione è confermata dal fatto che il disegno di Legge dall’ufficio di presidenza del Senato, sarà programmato nei lavori della Camera alta già nella giornata di domani, per poi essere due giorni dopo assegnato alla Commissione Esteri che, di concerto con la Commissione Finanze, dovrà approvare il provvedimento, prima dell’ok definitivo da parte dei due rami del Parlamento italiano. Fissare il calendario dei lavori spetta a Stefania Craxi (Forza Italia), riconfermata presidente della Commissione Esteri. Questi passaggi stanno a indicare che l’appuntamento del 1° gennaio 2023 andrà a vuoto, per cui è destinato a slittare di dodici mesi. C’è tuttavia chi nei palazzi della politica romani non esclude la data del 1° luglio del prossimo anno.

Per chi è già impiegato non ci saranno novità

Quanto sia praticabile questa scadenza non è dato sapere. Nel frattempo si è appreso che il disegno di legge Tajani è la perfetta fotocopia di quello che, primo firmatario il senatore del partito democratico varesino Alessandro Alfieri (confermato capogruppo del Pd in Commissione Esteri), era a un passo dall’approvazione, poi svanita a seguito della crisi politica che ha portato alle elezioni dello scorso 25 settembre. Un disegno di legge che elenca dodici articoli, che fissano capisaldi, primo fra tutti che per i frontalieri attualmente occupati non sono previste sostanziali novità. Differente invece la tassazione per i frontalieri assunti in Svizzera dopo l’entrata in vigore della nuova convenzione. Questi lavoratori pagheranno in Svizzera imposte sino all’80% dell’imponibile. Saranno poi tassati anche in Italia, per cui sono destinati a pagare più imposte, anche se è prevista una franchigia di 10mila euro. Sino al 2034. Sarà poi lo Stato italiano a finanziare i comuni di frontiera. A questo proposito è previsto un Fondo per lo sviluppo economico e il potenziamento delle infrastrutture nelle zone di confine. Sono previste novità anche per i redditi prodotti in Italia dai lavoratori frontalieri svizzeri.

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