Il segretario al Tesoro USA Scott Bessent accusa Pechino di essere l'unica contraria, citando disaccordi su politiche non di mercato e lo Stretto di Hormuz.
(dell'inviato Antonio Fatiguso)
(ANSA) - ASHEVILLE, SEP 1 - Il G20 Finanze si spacca per l'opposizione della Cina. Il comunicato congiunto finale salta alla riunione di Asheville, in North Carolina, spingendo la presidenza di turno Usa a emettere una sua dichiarazione. "È stata approvata con 19 voti a favore ad eccezione della sola Cina", ha annunciato in conferenza stampa il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, per il quale "i giorni in cui ci si accontentava di una crescita mediocre sono finiti", citando alcuni dei risultati raggiunti nella due giorni di discussioni.
A conferma dello scontro, Pechino si è opposta anche sul passaggio relativo a uno Stretto di Hormuz: "Siamo preoccupati per le continue interruzioni del commercio di energia e sottolineiamo la navigazione libera, sicura e prevedibile attraverso lo Stretto di Hormuz e a livello globale", così come "la risoluzione delle guerre e dei conflitti in corso, sono essenziali per sostenere una crescita duratura", si legge nella dichiarazione della presidenza del G20.
Il motivo principale del contenzioso è stato quello dei disaccordi sulle politiche non di mercato con Pechino che ha sollevato obiezioni sulla formulazione di alcuni punti, tra cui gli sforzi per garantire il regolare funzionamento delle catene di approvvigionamento globali per energia, prodotti alimentari, fertilizzanti e minerali critici. In sostanza, come anticipato all'ANSA da alcune fonti vicine alle trattative, la Cina "non voleva finire sul banco degli imputati" per il maxi surplus commerciale da 1.200 miliardi di dollari. La Repubblica popolare è "una delle principali fonti di squilibri economici globali. È importante, come abbiamo già sottolineato, riconoscere la portata di questi squilibri, che sono ampi e persistenti: si tratta di una situazione che si è venuta a creare nel corso degli ultimi anni", ha detto il commissario Ue per l'Economia Valdis Dombrovskis, parlando delle discussioni in corso ad Asheville.
L'irritazione, soprattutto da parte della presidenza americana, è stata quella del "19 contro 1". I dissensi sono emersi a tre settimane dalla visita del presidente Xi Jinping a Washington per un vertice con l'omologo Donald Trump e a tre mesi dall'incontro dei leader del G20 a Miami per il summit annuale. Il trend prevalente nelle discussioni era stato sulla necessità di adottare "misure per eliminare politiche e pratiche non di mercato che aggravano gli squilibri". Tuttavia, la Cina ha contestato l'espressione "politiche non di mercato", tra i fraintendimenti sui sussidi alla produzione e agli incentivi per falsare la concorrenza "leale". E si è anche opposta alle richieste perché Fmi e Ocse migliorassero i dati necessari per analizzare le "politiche non di mercato" finite nel mirino. Con Russia e Cina "possiamo portare avanti il dialogo" sulle misure Usa per strangolare l'economia dell'Iran, ha detto poi Bessent, nella conferenza stampa finale, aggiungendo che più contributi i due Paesi potranno dare e "meglio sarà anche per loro".
Così mentre ad Asheville è saltato il banco, a Bishkek, la capitale del Kyrgyzstan, quasi 24 ore prima, la Cina è emersa come potenza dominante al vertice Sco (Shanghai Cooperation Organization): il presidente Xi Jinping ha incontrato leader quali il russo Vladimir Putin e l'iraniano Masoud Pezeshkian, mettendo in luce la crescente capacità di Pechino di sostenere i Paesi soggetti alle pressioni Usa.