27.10.2022 - 17:50
Aggiornamento: 18:27

Giovedì nero per Credit Suisse in Borsa: è una Waterloo

Il titolo della grande banca ha chiuso in calo del 18,6%, a fronte di un mercato generalmente orientato a un ribasso di circa l’1%

Ats, a cura di Red.Web
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Ombre giganti

Per Credit Suisse la giornata di giovedì in Borsa è stata una Waterloo o una Marignano se vogliamo guardarla in salsa elvetica: il titolo della grande banca ha chiuso oggi in calo del 18,6%, a fronte di un mercato generalmente orientato a un ribasso di circa l’1%. Il valore ha concluso la giornata a 3,88 franchi, non molto lontano dal minimo assoluto (di giornata) di 3,52 franchi registrato il 3 ottobre scorso.

Credit Suisse ha subito una perdita di 4 miliardi di franchi nel terzo trimestre. Nell’arco dei primi nove mesi del 2022, il rosso ammonta a 5,9 miliardi. Lo ha comunicato giovedì la seconda banca svizzera, nel giorno delle tanto attese comunicazioni sulla revisione strategica, con l’annuncio di un vasto piano di ristrutturazione.

Si tratta di "una ristrutturazione radicale", ha spiegato la banca in una nota, che comprende profondi cambiamenti nell’investment banking e in altri segmenti, con l’obiettivo di accelerare la riduzione dei costi. L’istituto punta a un taglio degli oneri di 2,5 miliardi, pari al 15%, entro il 2025. Viene inoltre previsto un aumento di capitale per rafforzare la solidità della società.

Il gruppo, che ha già in corso una riduzione del 5% dei dipendenti nel quarto trimestre del 2022, pari a 2’700 persone, prevede di ridurre il suo personale dalle attuali 52’000 unità a 43’000 entro la fine del 2025, per effetto sia di uscite naturali, legate all’età, sia di licenziamenti, il che corrisponde a 9’000 posti di lavoro in meno. Secondo quanto dichiarato i tagli riguarderanno 2’000 dipendenti in Svizzera, dove ne resteranno 14’000.

Credit Suisse intende inoltre incassare circa 4 miliardi attraverso l’emissione di nuove azioni, soprattutto verso la Saudi National Bank che si è già impegnata per un acquisto pari a 1,5 miliardi, circa il 10% del capitale azionario.

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