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06.06.2021 - 08:330
Aggiornamento : 07.06.2021 - 12:33

G7, una tassa minima per le grandi aziende. Timori in Svizzera

Equità globale fiscale con un'aliquota minima del 15 per cento. Due economisti temono conseguenze non positive per la Confederazione

Svolta “storica” sulla strada d'una maggiore equità globale nella tassazione delle grandi aziende, destinata a garantire risorse a Paesi e governi alle prese con l'esigenza di continuare a usare la leva dell'intervento pubblico per sostenere la ripresa post-Covid. È il risultato chiave della riunione dei ministri finanziari del G7 chiusasi sabato a Londra sotto presidenza britannica nelle cui conclusioni è stata rimarcata la volontà di insistere nella strategia di politiche economiche 'espansive' per tutto il tempo che sarà necessario a uscire dalla crisi, sia pure con l'impegno a vigilare su deficit e a rimettere in sesto i conti pubblici una volta superata la recessione.

L'intesa anti-elusione infatti per ora impegna i 7 Grandi, in attesa di essere discussa nella sede del G20 a presidenza italiana nell'ambito del vertice di luglio a Venezia allargato alla presenza di altri attori cruciali del mondo, come Cina e Russia. Ma rappresenta fin d'ora un passo in avanti potenzialmente nodale. Si tratta di un intesa fondata su due pilastri: l'introduzione del principio di un'aliquota globale minima del 15% per le grandi imprese, da applicare Paese per Paese in modo da allontanare gli eccessi di concorrenza sleale; e quella di una stretta sull'elusione che dovrebbe riguardare anche e soprattutto i big Usa del tech (non citati espressamente, ma evidentemente compresi fra le multinazionali di spicco) con l'imposizione di tasse sul 20% degli utili oltre la soglia del 10% di profitto da "riallocare nei Paesi in cui si effettuano le vendite". Al netto della domiciliazione nominale in qualunque paradiso fiscale. Un sistema che a regime dovrebbe portare miliardi di euro in più nelle casse di tanti Stati; costringere colossi come Amazon, Facebook, Google o Microsoft a versare complessivamente di più.

Nel fare un bilancio dell'incontro di Londra – segnato anche da un via libera al progetto volto a obbligare le imprese alla pubblicazione dei rischi climatici legati alle loro attività, nonché da impegni più generici sul fronte dei vaccini e il sostegno alla ripresa economica post Covid dei Paesi più poveri – il padrone di casa Rishi Sunak, cancelliere dello Scacchiere nel governo di Boris Johnson (che tra una settimana si appresta a ospitare in Cornovaglia il primo summit in presenza del dopo pandemia dei capi di Stato e di Governo dei Sette, fra cui Joe Biden e Mario Draghi), si è dichiarato "orgoglioso" di "un accordo storico adeguato all'era globale digitale" contemporanea.

Non una buona notizia per la Svizzera

Il sostegno dei ministri delle finanze del G7 a una tassa minima globale del 15% per le grandi imprese non è una buona notizia per la Svizzera, secondo due economisti intervistati dai media. Alcuni cantoni saranno sotto pressione.

"I paradisi fiscali, spesso Stati molto piccoli, soffriranno", ha detto Jan-Egbert Sturm, professore di economia al Politecnico federale di Zurigo, in un'intervista pubblicata oggi dalla SonntagsZeitung. Questi paesi dovranno trovare una soluzione per rimanere attrattivi. Anche la Svizzera dovrà adeguarsi a questa decisione, ha aggiunto.

L'economista prevede una maggiore armonizzazione fiscale in Svizzera se entrerà in vigore la tassa minima globale. "La concorrenza fiscale tra i cantoni sarà ridotta. Alcuni settori economici potrebbero migrare, specialmente il settore delle materie prime, che può condurre i suoi affari ovunque. Tuttavia, Sturm non vede gravi conseguenze per la Svizzera. Per un imprenditore, spiega, la pressione fiscale è solo uno dei tanti criteri che determinano la scelta di un investimento e di una località.

Christoph Schaltegger, professore di economia all'Università di Lucerna e di San Gallo, vede anche "un certo rischio" per i cantoni meglio posizionati fiscalmente, in particolare quelli della Svizzera centrale. Dovranno forse alzare le imposte, ha detto intervistato sabato sera al telegiornale della SRF

Il professore non crede che le grandi società commerciali pagheranno più tasse sui loro profitti con un'aliquota fiscale minima globale. "Alla fine, avremo probabilmente un sistema fiscale diverso, aliquote fiscali più alte, ma una base imponibile meno compatta", La pressione politica, ha detto, indurrà molte aziende a cercare di approfittare di nuove regole di ammortamento o di statuti fiscali speciali.

Le potenze del G7 hanno raggiunto sabato a Londra un accordo storico su una tassa armonizzata di almeno il 15% per le grandi imprese. Si sono anche impegnati a tassare le multinazionali dove fanno i loro profitti, non solo dove hanno la sede, spesso in paesi con basse aliquote fiscali. Il ministro delle finanze svizzero Ueli Maurer non ha finora commentato la decisione. In aprile, il Consiglio federale aveva detto di non vedere grandi inconvenienti per la Svizzera e ha sottolineato che un'aliquota fiscale minima globale dovrebbe tenere conto delle alte tasse ambientali pagate dalle aziende.

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