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Venezia 79
11.09.2022 - 16:13
Aggiornamento: 16:54

La Presidente di Giuria e i Leoni

Dicevano che Julianne Moore avrebbe spiazzato, così è stato. Importante il Premio-messaggio al governo iraniano, a tenere vive le speranze di Jafar Panah

di dall'inviato Ugo Brusaporco
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Keystone
Così vanno i premi, decidono le Giurie!

"Julianne Moore, Venezia si regala una presidente di giuria che genera ogni volta un turbinio di emozioni", titolava profetico Il Fatto Quotidiano all’annuncio della Mostra del Cinema di Venezia di aver scelto l’attrice statunitense Premio Oscar e due volte Premio Volpi per la miglior interpretazione femminile come Presidente della giuria a Venezia 79. E la previsione si è avverata: tra tutti i totoleoni di questi giorni, mai era apparso il documentario di Laura Poitras ‘All the Beauty and the Bloodshed’, Leone d’Oro di questa Mostra. A dire il vero, molti non hanno visto il film, per la confusione causata dalle assurde prenotazioni dei biglietti che hanno pesantemente penalizzato gli accreditati stampa. Per questo il film non appariva nei pronostici italiani.

Noi abbiamo amato questo duro film di denuncia, questo urlo contro la commistione tra arte e commercio criminale, un film che ha già costretto importanti musei nel mondo a rivedere i contratti con la famiglia Sackler, produttrice di farmaci, accusata per le morti di overdose da farmaco. Una vera posizione politica da parte della Giuria di Julianne Moore, che premia così anche le posizioni Lgbt sull’amore lesbico dell’artista e attivista di fama internazionale Nan Goldin, cui il film è dedicato. È interessante notare che anche la Settimana della critica ha premiato un film Lgbt, ‘Anhell69’ di Theo Montoya, un film funebre girato tra le violente strade di Medellin dove puoi essere ucciso se sei omosessuale.

Attori, attrici, registi e cannibali

Tornando al Concorso. Meritatissimi i due importanti premi, due Leoni su quattro, al francese ‘Saint Omer’ di Alice Diop, il Leone d’Argento - Gran Premio Della Giuria, il premio più importante dopo il Leone d’Oro, e il Leone del Futuro Premio Venezia Opera Prima ‘Luigi De Laurentiis’. ‘Saint Omer’ è un grande film e Alice Diop è una giovane promettente regista. Il suo dire di due madri, una incinta e l’altra che ha ucciso il suo bambino, è originale ed emoziona nel profondo. Ultimo Leone è ancora d’Argento – Premio per la Migliore Regia – a Luca Guadagnino per il suo horror ‘Bones and All’, coprodotto tra Usa e Italia. Un premio meritato per il rischio che si prende il regista nel raccontare una storia di cannibali immergendola non solo nell’horror, ma nella bellezza dell’amore, del provare ad amare comunque. Lontano da Umberto Lenzi e compagnia, Guadagnino riesce a dare nobiltà a un genere spesso sottovalutato. Atteso per lo stesso film il Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: Taylor Russell, la giovane attrice osannata al suo passaggio sul tappeto rosso, ha pienamente meritato il premio. Altrettanto non si può dire per le due coppe Volpi per le migliori interpretazioni femminile e maschile, rispettivamente a Cate Blanchett per il suo lavoro pur encomiabile nel film ‘Tár’ di Todd Field (Usa), nel quale interpreta una direttrice d’orchestra brava ma segnata dal suo amore lesbico; di meno abituale spessore era la splendida Virginie Efira di ‘Les enfants des autres’ di Rebecca Zlotowski, e non convince neppure il premio a Colin Farrell per il film ‘The Banshees Of Inisherin’ di Martin McDonagh (Irlanda, Regno Unito, Usa). Meglio di lui il suo ‘nemico’ nello stesso film, un magnifico e meno scultoreo Brendan Gleeson, che è però meno divo del collega. Il meglio come attore visto è stato per noi Brendan Fraser, enorme non solo fisicamente nel bello e trascurato ‘The Whale’ di Darren Aronofsky. Comunque ‘The Banshees Of Inisherin’ si porta a casa anche il premio per la miglior sceneggiatura a Martin McDonagh, che ne è anche il regista.

Premio-messaggio

Quasi dovuto, in un palmarès attento al côté politico sociale, un premio Speciale della Giuria a ‘Khers Nist’ (Non ci sono orsi) di Jafar Panahi, attualmente prigioniero nel suo Iran, un Premio-messaggio al governo iraniano, per tener vive le speranze del regista. Un premio necessario non solo per la Giuria ma anche per noi che abbiamo amato il film. Non condividiamo il Premio Orizzonti per il Miglior Film a ‘Jang-e Jahani Sevom’ (World War Iii) dell’iraniano Houman Seyedi, film certo interessante, ma la sezione aveva molto di più. Poi, si sa, ogni giuria ha le sue storie, e questa di Orizzonti guidata da Isabel Coixet ha amato così tanto il film da premiarne anche il protagonista, Mohsen Tanabandeh. Qui Migliore Attrice è stata ritenuta Vera Gemma, che interpreta se stessa in ‘Vera’ di Tizza Covi, e Rainer Frimmel (Austria). I due hanno ricevuto anche il premio Orizzonti per la Giuria. Completamente dimenticato qui un film come ‘Najsreќniot Čovek Na Svetot / Najsretniji Čovjek’ (L’uomo Più Felice Del Mondo) di Teona Strugar Mitevska. Forse ricordare Sarajevo fa male. Così vanno i premi, decidono le Giurie!

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