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30.05.2022 - 12:03
Aggiornamento: 15:03

Vanni Bianconi e le vie della cultura alla Rsi

Dopo il debutto del magazine Cliché, intervista al responsabile del Settore cultura Vanni Bianconi. Che pensa al nuovo palinsesto di Rete Due

di Ivo Silvestro
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Vanni Bianconi

La serata speciale su Pasolini a cento anni dalla nascita e, giovedì scorso, il debutto del magazine culturale ‘Cliché’ di Lorenzo Buccella: c’è qualcosa di nuovo, nelle proposte culturali della Rsi, primi assaggi del lavoro del neo-responsabile del settore Cultura, Vanni Bianconi, entrato in carica a inizio anno e che – domani alle 18 nello Studio 2 di Lugano Besso – sarà ospite del dibattito con il Consiglio del pubblico organizzato dalla Corsi; all’incontro parteciperanno, oltre a Bianconi, anche il direttore Mario Timbal e, per la Corsi, Yvonne Pesenti Salazar, Martina Malacrida Nembrini e Michele Rossi.

Dicevamo di ‘Cliché’ che, ci ha spiegato Bianconi, «cerca di usare gli strumenti della cultura per investigare le cose che ci sembra di conoscere già, che ci sembra non riservino sorprese». L’idea, ha proseguito, è capovolgere il modo in cui spesso si fa cultura in televisione, prendendo un "tema alto" e banalizzandolo, magari urlando (metaforicamente o letteralmente). Qui si prende un "tema basso", come può esserlo appunto un luogo comune, e si utilizzano gli strumenti della cultura per trovare un senso. «Restando alla televisione, abbiamo anche altri progetti, tra cui uno nuovo legato alla storia di alcuni elementi del paesaggio e dell’architettura, senza dimenticare le nuove stagioni di trasmissioni già conosciute o la documentaristica».

Non è tutto un quiz

Scrittore, poeta e traduttore, Vanni Bianconi è nato a Locarno ma negli ultimi anni ha vissuto a Londra: arrivato in Rsi "da fuori", sente più l’esigenza di cambiare le cose o di valorizzare quello che c’è in azienda? «Non c’è una risposta sola. In televisione penso ci sia la necessità di ripensare il discorso culturale; per quanto riguarda il web il discorso è complesso e mi sembra si stia facendo un grande lavoro sul fronte dei social media, con dei formati commisurati al pubblico. Dove c’è molto da salvaguardare è a Rete Due: la rete culturale ha dei programmi di una qualità altissima e ora che sto conoscendo personalmente i colleghi scopro competenze straordinarie in molti ambiti, già impiegate o in potenza».

Tuttavia, ha subito aggiunto, questo non significa lasciare tutto come è, anzi. «Una situazione di forza è un buon momento per provare a immaginare dei cambiamenti». Prima di vedere questi cambiamenti – e che si tradurranno in un nuovo palinsesto che debutterà a settembre – torniamo alla definizione di cultura: uno dei temi di dibattito è appunto cosa sia cultura e cosa semplice intrattenimento che risponde più a criteri commerciali. «Cosa è la cultura? Come temi direi: tutti perché la differenza la fa l’approccio» è stata la risposta di Bianconi. «Credo che "cultura" più che un sostantivo possa essere intesa come un verbo, un’azione più che un oggetto: fare cultura significa usare gli strumenti propri di ogni ambito culturale, con tutta la conoscenza, la dedizione, la precisione e con la passione che questi ambiti implicano». Quello che si vuole, ha proseguito, è dare la possibilità ad artisti, filosofi, scrittori, storici, scienziati di «applicare questi strumenti a tematiche diverse, piuttosto che pensare alla cultura come a una serie limitata di temi o a distinzioni tra una cultura "alta" e una cultura "bassa" o popolare». E questo proprio per evitare una deriva che vediamo sempre più spesso nell’industria culturale che confonde promozione e approfondimento e spinge a ripetere sempre le stesse cose. «Invitare le persone di cultura a utilizzare il loro sguardo particolare, vuol dire magari portarle fuori dalla loro "zona di conforto", ma anche evitare che ripetano quello che sanno e che hanno detto, sorprendendo innanzitutto sé stessi e poi anche il pubblico». Tutto questo, come visto in Cliché, pensando a formati che non forzino un certo tipo di narrazione, ma dove forma e contenuto si sviluppino insieme: «Non tutto deve esser filmato come se fosse un quiz».

Rete Due radio aperta

Passiamo alla radio. Rete Due, certamente, ma anche Rete Uno e Rete Tre che, nel nuovo organigramma della Rsi, sono sotto il Dipartimento programmi e immagine e non Cultura e società. Sinergie tra le tre reti per la cultura? «Devono esserci e in parte ci sono. Ma penso che in questo momento di trasformazione di Rete Due bisognerà prima vedere che prodotti escono e poi ragionare su come declinarli sulle altre reti e sui canali digitali. La cultura non deve diventare la parrocchia dei convertiti e da parte dei colleghi c’è un forte desiderio di parlare con altri pubblici».

Cosa significa parlare di "trasformazione di Rete Due", dopo che la forte opposizione aveva portato ad abbandonare il progetto Lyra che avrebbe implicato, per Rete Due, una drastica riduzione del parlato? «Abbiamo inteso l’importate sostegno del pubblico di Rete Due come una conferma delle capacità delle persone che lavorano a Rete Due più che dell’oggetto in sé, il che vuol dire sfruttare quell’energia non per continuare a fare quello che si sta facendo ma per immaginare come si può trasformare questa rete, affidandoci alle capacità delle persone di cambiare e non all’inerzia dell’oggetto Rete Due».

Un ripensamento al quale l’azienda sta lavorando da mesi e che ha portato a un nuovo palinsesto che «al di là dei tagli che tutta la Rsi, non solo la cultura, ha dovuto affrontare» ha come obiettivo valorizzare e migliorare Rete Due. «Un lavoro di "sedimentazione" che fa emergere il meglio di quello che c’è, e così possa accogliere quello che ancora non c’è».

È presto per entrare nei dettagli e ci si deve quindi accontentare di indicazioni di massima, ma alcune fasce orarie sono state ripensate spostando contenuti, «cambiando un po’ la giornata della comunità degli ascoltatori». Ma, ha precisato Bianconi, senza toccare la qualità degli approfondimenti ma con «una presa più diretta, più dinamica, una attenzione al territorio per temi e accadimenti».

Su questa riorganizzazione «si innestano altri progetti, trasformazioni che prendono altri tipi di rischi». Si tratta di progetti ancora in costruzione ma su un aspetto Vanni Bianconi lo ha voluto anticipare: aprire di più la radio ai propri ascoltatori. «Non con le classiche telefonate o l’essere invitati per una conversazione, ma producendo contenuti: l’idea è creare percorsi di ascolto, creare narrazioni. Rete Due è una comunità con ascoltatori affezionati che sanno cosa vanno ad ascoltare e, sono convito, con molti ascoltatori potenziali, e c’è la necessità che questa comunità sia coinvolta, anche nella creazione. Progetti più sperimentali anche per il linguaggio radiofonico, con una attenzione a quello che accade a livello di creazione audio nel mondo e le piattaforme dove questa viene fruita». Un progetto simile riguarda Alice, il magazine di libri che potrebbe essere arricchito con un percorso lungo i cammini dell’italofonia. «L’idea è coinvolgere chi lavora con la lingua italiana nel mondo, scrittori, traduttori, critici, librai per invitarli a creare un paesaggio sonoro della città in cui vivono: pagine di un libro, un loro racconto, una conversazione, registrare i suoni per la strada per poi lavorare insieme a un regista audio e produrre serie di percorsi sempre diversi e autoriali. Anche qui l’intento è aprire la Rete Due, sperimentare con il mezzo radiofonico e la sua agilità, la sua versatilità».

Concludiamo il nostro incontro con Vanni Bianconi parlando delle tante realtà culturali con cui la Rsi e Rete Due collaborano. «Alla Rsi si chiede giustamente di fare la sua parte, quindi la promozione e la copertura degli eventi culturali. Ma più la collaborazione è strutturale, meglio si possono articolare e differenziare le proposte. Le tante realtà culturali attive nella Svizzera italiana fanno sì che di qui passi il meglio della cultura mondiale e secondo me è importante che la Rsi riesca a fare tesoro di tutto questo: il mio intento è impostare un discorso con le realtà del territorio per capire in prospettiva come personalità, tematiche e contenuti possano anche stimolare nuovi progetti e ulteriori forme di collaborazione, e così moltiplicare la loro resa».

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