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laR
 
11.03.2022 - 08:23
Aggiornamento: 09:05

Il ‘Gabarè’ di Flavio Sala: ‘Far ridere è una missione’

Con i personaggi più noti, e col Bussenghi in formato cantante, sabato 12 marzo alle 20.45 al Palazzo dei Congressi di Muralto

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"Life is a cabaret", cantava Liza Minnelli, la vita è un cabaret. Che oggi è un eufemismo. C’è anche chi pensa che la vita sia tutta un quiz e chi "un brivido che vola via". La vita di Flavio Sala, quella artistica almeno, è un ‘Gabarè’, titolo dello spettacolo che va in scena domani alle 20.45 al Palazzo dei Congressi di Muralto, una carrellata dei suoi personaggi più noti serviti al pubblico sul vassoio (‘gabarè’, in dialetto lombardo). E dunque l’allievo Snozzi, Demetrio Mascioletti, il sempre richiestissimo Julio Iglesias, il più recente Günther Grottick (parodia di Werner Kropik) e l’extraterritoriale Roberto Bussenghi. Non da soli, ma con John Leemann, Moreno Bertazzi e Giuseppe Franscella. «Non sento questo grande bisogno di essere solo a prendermi tutti gli applausi, anche perché credo di essere sempre funzionato bene in coppia», ci racconta Sala alla vigilia dello spettacolo. «Mi piace lavorare col Bernasconi/Guglielmoni, così come in radio mi è sempre piaciuto lavorare con Ottavio Panzeri».

Flavio Sala, un passo indietro: come e quando nasce questo spettacolo?

Nasce dall’idea di fare qualcosa per il comune di Sobrio in Leventina. A Sobrio avevano già visto tutto di quel che avevo fatto nella mia carriera, così ho avuto la scusa di creare qualcosa di nuovo. Avevo una committenza e una data, che quando sei a casa e hai mille cose per la testa, a partire dalle commedie dialettali da portare avanti, uno tende a perdersi. Così è arrivata l’idea di base di fare un cabaret usando diversi personaggi.

Leggo dalle note di presentazione: "L’immancabile Roberto Bussenghi farà capolino proponendoci, oltre ai suoi monologhi, alcuni dei brani comici di Svampa e Jannacci", accompagnato da un quartetto di musicisti…

Il Bussenghi c’è nella forma di sketch ma anche come cantante accompagnato dal Quartetto Gabarè, una fisarmonica, un contrabbasso, una chitarra e un mandolino, e fa un omaggio alla canzone popolare ticinese e lombarda. Ero partito con l’idea di un tributo a Nanni Svampa, poi sono state aggiunte alcune cose di Jannacci.

Il Bussenghi esponente del teatro-canzone?

Sì, è lui che canta in prima persona. Cantare io delle canzoni lombarde comiche si sarebbe potuto fare, se non che di originali, milanesi e bravi a fare questo lavoro ce ne sono tanti. E se si voleva dare una nota di originalità, di colore, allora a cantare doveva essere un lombardo come il Bussenghi, trattato come una maschera che si presta a tutto questo.

‘Lombardo’, per il Bussenghi, pare quasi riduttivo…

Lombardo perché nato a Usmate Carate, per la sua cadenza. Come tipologia di personaggio, effettivamente, è il mio più universale e il più conosciuto. Sono stato addirittura fermato al mare da un ligure in spiaggia, ad Arenzano: "Ma tu sei quello che fa il Bussenghi?", mi ha chiesto, "ma lo sai che lo usiamo a scuola per mostrare agli allievi cos’è la Svizzera?".

Ricordiamo le origini del Bussenghi?

Il Bussenghi nasce in coppia col Bernasconi, come sketch radiofonico di Rete Tre, uno sketch come tanti ma, a differenza degli altri, esploso immediatamente col riscontro del pubblico, che ci diceva di come "quello del frontaliere" facesse veramente ridere. È andato avanti così un paio d’anni fino all’arrivo delle Guardie di confine che, molto intelligentemente, invece di fare il ticinese medio che si offende per ogni cosa, l’hanno presa sul ridere, chiedendoci di far passare alcuni messaggi attraverso i nostri personaggi. Così è stato fatto un cd con la loro collaborazione, messo in vendita in dogana. Poi, e qui mi prendo il merito, ho insistito come una bestia per farne una versione video; l’unico che mi ha seguito è stato Giuseppe Foppa, regista Rsi che si è inventato una collocazione all’interno di ‘S-Quot’, programma per ragazzi, senza che si creasse alcun problema di palinsesto. Dopo questa bieca manovra (ride, ndr), con Guglielmoni si è pensato a un dvd da vendere per Natale, per beneficenza. Premessa: su YouTube, sul quale un privato caricava i nostri video registrati da ‘S-Quot’ ogni mercoledì, avevo notato che le visualizzazioni erano tante, e mi ero detto che quando il dvd sarebbe uscito l’avrebbero comprato solo i fan e gli estimatori. E invece 4mila copie sono sparite in due giorni e siamo dovuti correre a fare la ristampa per arrivare a Natale. Lì siamo rimasti impressionati, e anche l’anno dopo col mediometraggio, diventato campione d’incassi al cinema. Un mediometraggio campione d’incassi, roba da matti…

E poi da medi siete diventati lunghi...

Dieci anni dopo però, perché va detto che ci abbiamo tempi plestocenici! ‘Frontaliers Disaster’ esiste solo grazie ad Alberto Meroni, che aveva fatto ‘La Palmira’ e insisteva. Alberto è uno sulla mia lunghezza d’onda, uno che vuole fare film per il pubblico e non di nicchia, come succede spesso qui che arrivano giù i milionazzi da Berna, si fa il film, non lo guarda nessuno, però si è fatto.

‘Frontaliers Disaster’ alla fine è stato un blockbuster…

In quel periodo, ‘Frontaliers Disaster’ ha avuto il doppio del pubblico di ‘Guerre Stellari’, anche se limitatamente al Ticino, perché se fossimo usciti nel mondo magari la storia sarebbe cambiata. E comunque, nonostante il successo di pubblico, si è fatta una fatica enorme per trovare a trovare sponsor. Ora stiamo scrivendo il 2 con tutti i crismi del caso, e quindi scrivendo a Berna, allegando la sceneggiatura, cercando tutti gli avvalli per ottenere i finanziamenti.

E avere i milionazzi. Anche perché a questo punto a Berna si saranno accorti di voi…

Spero. Sottotitolati, siamo andati anche in Svizzera francese e tedesca, un minimo di presenza l’abbiamo fatta. ‘Frontaliers Disaster’ è stato un campione d’incassi anche lì, perché nessun film ticinese ha mai fatto numeri di quel tipo in quella zona. Non ne ha fatti tanti, di numeri, ma sono sempre di più di quelli degli altri film.

Una punta di polemica?

Assolutamente no, non ho nulla contro i film impegnati. Però io mi batto molto per la comicità, anche con la mia compagnia teatrale. So che ci sono commedie dialettali drammatiche e anche fighissime come ‘Ma ’l testimoni al dörmiva’, un giallo di Vittorio Barino che da piccoli ci faceva una gran paura. Io punto sul comico, perché sento che la gente ne ha bisogno. Me ne sono accorto dall’ultimo giro di repliche post-Covid, da chi mi ha detto che per due ore è riuscito a non pensare a nulla, due ore in leggerezza e in allegria. La mia è una specie di missione. Potendone, farei anche di più, mi ci dedicherei notte e giorno se potessi, ma è un percorso pieno di ostacoli, c’è molta critica con la puzza sotto il naso che ti considera un babbeo soltanto perché fai dell’umorismo e non il teatro impegnato con strazi, dolori, brividi e fustigazioni varie, e l’umorismo non è ‘culturalmente elevato’. E invece la gente viene a vederci.

È il fraintendimento di base che far ridere sia facile e piangere difficile e invece è il contrario. Come nelle canzoni…

Sì, la canzone comica, soprattutto quella italiana, che ha avuto pochissima presa sul pubblico. Ne parlavo con Ior Milano, fan della canzone comica francese, quella di Brassens e di Henri Salvador. Penso a cose come ‘Ho visto un re’, che noi facciamo, una ‘vaga’ satira del potere, intelligente, geniale, se analizzata.

p.s. il Bussenghi canta accompagnato da Steno De Fanti, Gianmario Lurà, Claudio Dotta e Giuseppe Franscella. Per info e prenotazioni, chiamare l’organizzatore, il Bar Incontro di Muralto, allo 091 743 66 30.

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