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laR
 
30.09.2021 - 05:30
Aggiornamento: 06:58

‘No Time To Die’, James Bond più umano più vero

È l’ultimo atto di Daniel Craig. Nel rispetto del #notimeforspoiler, diremo solo che l’Agente 007 s’innamora. Per tutto il resto, c’è la sala (da oggi)

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Daniel Craig (Nicola Dove.© 2021 DANJAQ, LLC AND MGM)

Si chiama #notimeforspoiler ed è la lodevole iniziativa lanciata da Universal grazie alla quale prevenire la diffusione di quanto accade in ‘No Time To Die’, l’ultimo James Bond interpretato da Daniel Craig, nelle sale ticinesi da oggi e in quelle americane dalla prossima settimana, quando tutti avranno spoilerato tutto, anche il finale. #notimeforspoiler vale anche per la stampa alle prese con la James Bond Experience dell’anteprima, iniziata con la firma della dettagliata liberatoria contenente le pene previste in caso di spoiler e proseguita con l’impacchettamento dello smartphone dentro una busta color Aston Martin (argento) fornita da un signore vestito più o meno come Bond e che dal punto più alto della sala ha controllato che nessuno dei presenti violasse i sigilli. In nome del #notimeforspoiler, insomma, al Cinestar mancava solo James Bond con licenza di ucciderci (amici di Universal, si scherza. Alfred Hitchcock vi ringrazierebbe).

Con il fuso orario di Londra, sarà andata così anche alla Royal Albert Hall, dove l’erede al trono britannico Carlo e il primogenito William (anch’egli vestito da James Bond, ma pelato) erano attesi insieme alle rispettive dolci metà Camilla e Kate (per l’angolo del gossip: la duchessa di Cambridge indossava un prezioso abito dorato disegnato da Jenny Packham, “una delle sue stiliste più amate”. Sull’abito di Camilla, invece, nessuno dice granché; ma per i motivi di questo generale disinteresse che da sempre accompagna Camilla si rimanda alla serie ‘The Crown’).


Anche le spie pescano (Nicola Dove © 2021 DANJAQ, LLC AND MGM)

Rape-symbol

Con Hans Zimmer a sviluppare il tema musicale di Monty Norman e la Bond-girl Billie Eilish nella Bond-song che porta il titolo del film, con un inizio filo-horror e un tantino epico, tra familiari sgommate, bombe a mano, salti nel vuoto, alcuni baci e altrettanto familiari facce – Ralph Fiennes (M), Ben Wishaw (Q), Christoph Waltz (Blofeld) – e soprattutto pallottole come se piovesse (tutte sapientemente schivate), questo 25esimo James Bond più umano più vero (cit.) offre tutto quanto la comunità jamesbondiana potesse attenderesi, completando l’accenno d’introspezione iniziato in ‘Skyfall’ (2012) e ferme restando le qualità di superuomo di un agente segreto mai così in discussione come dall’avvento del #MeeToo in avanti, ora che da sex symbol è andato sempre più trasformandosi in rape-symbol.

“Era Thunderball o Goldfinger quando Bond praticamente stupra una donna?”. Dell’eroe nazionale britannico, all’Hollywood Reporter, non aveva detto troppo bene Cary Fukunaga, il regista di ‘No Time To Die’ (Emmy per ‘True Detective’). Sotto accusa, ‘Agente 007 – Thunderball’, film del 1965 in cui Sean Connery bacia con la forza Molly Peters malgrado ella si opponga, “o quando la ricatta per comprare il suo silenzio a patto che vada a letto con lui. Lei dice no, no, no! Lui dice sì, sì, sì!”. Oggi, scene così – concludeva Fukunaga – non si potrebbero girare”. Detto con parole della produttrice Barbara Broccoli, “quella roba grazie al cielo non è più accettabile. Bond è un personaggio creato nel ’52, e il primo film è del ’62”.


Léa Seidoux (Nicola Dove © 2021 DANJAQ, LLC AND MGM)

‘Come sarebbe bello se fosse un gay’

Alla produzione, o “alla famiglia”, come la chiama John Landis (che rifiutò l’offerta di girare ‘Vendetta privata’) da tempo si chiede che James Bond diventi una James Bond. La risposta (criticata) di Craig, dichiaratosi “geloso del mio successore”, è stata un ‘no’, nel rispetto dei romanzi di Ian Fleming dai cui la saga cinematografica è tratta, ma con ampia licenza d’introdurre ruoli femminili di una certa importanza. Accade anche nel film in sala, dove la relazione tra Bond e l’agente dell’MI6 Nomi (l’attrice Lashana Lynch) diverte quanto basta e forse esclude la James Bond che una parte dell’establishment caldeggia. “Come sarebbe bello se James Bond fosse un gay”, ha dichiarato Ben Wishaw alla rivista ‘Attitude’. “Costituirebbe un segnale di progresso per l’industria del cinema dove gli attori dichiaratamente omosessuali ottengono parti da protagonista con fatica, specialmente in ambiti di action movie”. Per il momento, la saga s’accontenta dell’ingresso tra gli sceneggiatori di Phoebe Waller-Bridge (voluta da Craig, si dice), penna di ‘Killing Eve’ e ‘Fleabag’.


Rami Malek (Nicola Dove © 2021 DANJAQ, LLC AND MGM)

Il cattivo è Freddie Mercury

L’atteso e più volte rimandato ‘No Time To Die’ riparte dalla fine di ‘Spectre’ (2015, diretto da Danny Boyle) e dunque da Madeleine, da Léa Seydoux che a Cannes era più o meno in tutti i film in concorso e che ora riesce a far cadere amoroso (dal francese) uno 007 che con lei, tra Matera e Gravina di Puglia, trascorre i migliori ozi amorosi. Sorvolando sui motivi, l’azione prosegue nei migliori bar di Cuba, dove l’agente segreto che ha optato per la pensione, senza più Madeleine, riceve la visita dell’amico Felix Leiter (Jeffrey Wright): l’uomo della Cia gli chiede di “salvare uno scienziato rapito, missione che si rivela molto più infida del previsto, portando Bond sulle tracce di un misterioso criminale armato di una nuova, pericolosa tecnologia” (lo scrive la Universal e noi siamo a posto con #notimeforspoiler e con la coscienza).

Perseguitato per tutte le 2 ore e 40 minuti di film da uno scagnozzo che pare Mahmood e dal cattivo di turno che pare Freddie Mercury (Rami Malek, Oscar per ‘Bohemian Rhapsody’, Lyutsifer Safin nel film), Bond torna a Londra per darsi da fare. Perché come spesso accade, in gioco c’è il futuro dell’umanità messo a rischio da qualcosa che (si dice “involontariamente”, essendo la sceneggiatura di due anni più vecchia della pandemia) ha una certa affinità con i motivi per i quali il film giunge a noi soltanto ora (fine della sinossi, inizio del divertimento. Assicurato).

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