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28.06.2020 - 08:300

Luminanza, un bando per il teatro contemporaneo

Alan Alpenfelt ci racconta il nuovo progetto di formazione per giovani autori di teatro, un “reattore per la drammaturgia contemporanea”

Un bando di scrittura teatrale, ma non solo: Luminanza, nuova iniziativa nata grazie al progetto “Close Distance” di Pro Helvetia, vuole essere un laboratorio formativo che, nel 2021, coinvolgerà sette giovani in incontri, lezioni, visione di spettacoli. Partner del progetto sono Pro Grigioni italiano, Lac, Fit festival, Teatro di Coira, Chiassoletteraria, Fondazione Claudia Lombardi per il teatro, Centro Culturale di Chiasso, Museo di Mendrisio e Teatro Sociale di Bellinzona. Il bando si aprirà ufficialmente il 29 giugno su www.luminanza.ch; ci sarà poi tempo fino al 31 agosto per inviare i testi in base ai quali saranno selezionati i partecipanti alla formazione che partirà in gennaio.

A coordinare il progetto è Alan Alpenfelt, al quale abbiamo posto alcune domande.

Che cosa distingue Luminanza da altri bandi? Penso alle borse di scrittura del Decs di alcuni anni fa o al concorso testinscena della Fondazione Claudia Lombardi.

Innanzitutto il Cantone non ha più riproposto quell’iniziativa. In generale si tratta di bandi di scrittura: si scrive un testo e se viene giudicato interessante si dà un contributo per portarlo in scena. Il nostro progetto guarda invece a medio e lungo termine: Luminanza si ispira a iniziative già attive nel resto della Svizzera e parte dalla necessità di formare potenziali drammaturghe e drammaturghi, giovani che non si sono mai cimentati con la scrittura per il teatro o che lo hanno già fatto ma senza essere formati.

Una specie di scuola.

I giovani che saranno selezionati prenderanno parte a un percorso andando a vedere spettacoli, nella Svizzera italiana come in Italia o a Nord delle Alpi , venendo seguiti da un tutor, incontrando drammaturghi e drammaturghe italiani e svizzeri.
Quello che vogliamo fare è dare l’opportunità a dei giovani di essere seguiti nella loro formazione e di entrare in contatto con le realtà teatrali.

Insomma, mettere in moto autori e autrici – e del resto la descrizione del progetto è “reattore per la drammaturgia contemporanea”.

Esattamente: il nostro obiettivo è ragionare non all’immediato, ma sul medio-lungo termine. Formare delle persone che vengono a conoscenza di varie forme di scrittura, confrontandosi con altre tradizioni. Sono ad esempio previsti degli incontri con cinque esperti di storia della drammaturgia – tedesca, francese, inglese, italiana e svizzera – per aumentare la consapevolezza di che cosa significa scrivere per il teatro.

Il progetto è per giovani con meno di 35 anni. Ma, oltre al limite di età, qual è il candidato ideale?

Il comitato sceglierà i testi in cui si vede un potenziale creativo, una capacità di leggere la contemporaneità in modo originale, diverso, fresco. Speriamo arrivino molti giovani, sia dal Ticino sia dai Grigioni, ma non c’è un candidato ideale: quello che cerchiamo sono sicuramente persone aperte, desiderose di confrontarsi con la drammaturgia contemporanea.

Che cosa si intende di preciso con “drammaturgia contemporanea”? In fondo tutto il teatro è contemporaneo, da Eschilo a Shakespeare, se lo portiamo adesso in scena.

È una domanda importante che tutti ci poniamo. Direi che la drammaturgia contemporanea, o più semplicemente la drammaturgia di oggi, è un’arte con un significato e un potenziale di sviluppo creativo molto ampio.
Se si parla di scrittura per il teatro o scrittura scenica, si parla di una scrittura che rivolge lo sguardo ai temi della contemporaneità, che siano macro momenti della storia attuale in cui viviamo, in cui ci confrontiamo o da cui veniamo definiti, come ad esempio l’incertezza del futuro, il consumismo, la violenza che sembra non finire mai, il bisogno di capovolgere la narrazione del passato-presente-futuro. Oppure temi intimi ma sempre universali, come ad esempio il rapporto tra figli e genitori, tra uomo e donna, la sessualità e l’identità di genere, o laddove la violenza è nascosta agli occhi della società.
Ma è anche uno sguardo sul linguaggio stesso e come il linguaggio è in continuo mutamento, o quanto perde di credibilità. Leggiamo più parole e significati o leggiamo immagini, luci, suono, oppure opinioni?

La drammaturgia può mostrarci, con la messa in scena, con la traduzione del testo in movimento e in divenire, gli antagonismi che non sappiamo risolvere attraverso un linguaggio che la nostra generazione può comprendere.

L’esempio di Eschilo… sì, la riscrittura è anche drammaturgia ma dipende da che punto di vista ci serve ri-raccontare quelle storie. Per esempio potrebbe essere sempre più necessario raccontare i punti di vista di chi la storia l’ha subita o da chi l’ha osservata senza essere l’eroe.

Dal punto di vista della forma, la drammaturgia contemporanea è diventa pura potenzialità di “reazione” per un teatro in cui gli elementi che lo compongono – luci, suoni, corpi, spazi, tempo, il pubblico stesso – diventano parte della penna stessa che scrive. La drammaturgia stessa è elemento di scrittura. È come costruirsi un parco divertimenti e poi andare sulle montagne russe.

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