Beethoven dappertutto
Spettacoli
05.06.2019 - 15:340
Aggiornamento : 11.06.2019 - 11:44

Beethoven è dappertutto

Intervista al curatore del Ludwig van Festival: il compositore Andrea Molino. Dal 7 al 9 giugno, con l'Osi diretta da Poschner al Lac.

«Trovo che il coraggio e la curiosità dell’Orchestra della Svizzera italiana nel proporre un festival di questo tipo siano straordinari e importantissimi in questi anni; ripensando al ruolo stesso del concerto, questionandosi sul significato dell’esecuzione di musica dal vivo nella società contemporanea»; Andrea Molino chiosa con queste parole la nostra chiacchierata telefonica. A una set- timana esatta dall’avvio del Ludwig van Festival – una coproduzione dell’Orchestra della Svizzera italiana (Osi) e del Lac; in collaborazione con il Conservatorio e alcuni cori della Svizzera italiana –, vi proponiamo la chiacchierata alla cornetta con il suo curatore: il compositore e direttore d’orchestra Andrea Molino (collaboratore esterno dell’Osi). Siamo partiti chiedendogli le ragioni di questa rassegna, per abbordare quindi la questione centrale e molto interes- sante della ricezione nella nostra contemporaneità della figura e dell’opera beethoveniane.

Perché dedicare una rassegna alle Sinfonie dispari di Beethoven?

Andava fatta una scelta sul repertorio da proporre (operata da Markus Poschner e Osi). Inoltre – è un luogo comune, ma credo sia piuttosto vero –, le Sinfonie dispari e quelle pari hanno due narrazioni diverse. C’è un’energia diversa nelle dispari e proporle significa altresì eseguire due pezzi iconici: la Quinta e la Nona. Per un festival dedicato a Beethoven era la scelta giusta da fare.

Dove nasce l’idea di questa rassegna?

Dalla volontà di riflettere sulla popolarità di Beethoven, che non è dovuta soltanto alla qualità e all’esplosiva forza musicale delle sue opere, ma è anche – specialmente per il pubblico moderno – legata alla ricezione delle sue musiche e della sua personalità su molti livelli.

Varrebbe a dire?

Beethoven è dappertutto. Lo troviamo nella sua musica (naturalmente), nell’inno della Comunità europea, negli ascensori, nei supermercati... Beethoven è anche presente come personaggio: penso ad esempio a Schroeder dei Peanuts e ad altre presenze della sua figura nell’immaginario mediatico e comunicativo moderno. Nel momento in cui si presenta al pubblico la sua opera, è necessario tenere conto che la sua conoscenza è legata anche a questi contesti altri. In alcuni casi, questo aspetto ha una valenza interessante a livello comunicativo (come nei Peanuts di Schulz). In altri, la personalità e la musica di Beethoven sono state estrapolate e manipolate per motivi commerciali, comunicativi ecc. che non hanno più nulla a che fare con le ragioni per cui la sua opera era stata pensata. Abbiamo così deciso di confrontarci con questo aspetto; coscienti che la modernità di Beethoven è anche in questi elementi.

Quindi che cosa avete fatto?

Nella nostra riflessione siamo arrivati alla figura di Mauricio Kagel, grande compositore tedesco-argentino che proprio negli anni Settanta, nel duecentenario della nascita di Beethoven, aveva già affrontato queste tematiche nel pro- getto “Ludwig van”, inizialmente un film da cui sono state tratte diverse iniziative, fra le quali il cosiddetto metacollage eponimo, che fa anche parte del nostro progetto.

Cosa ha esplorato Kagel?

Circa cinquant’anni fa, Kagel si chiedeva cosa fosse rimasto di Beethoven nella ricezione contemporanea rispetto all’origine della sua musica. E già allora, definiva osceno l’uso industriale della sua figura e della sua musica (a livello comunicativo, commerciale ecc.). Si era reso conto che c’erano degli usi che andavano com- pletamente al di là della decenza, diciamo così. Questo succedeva già cinquant’anni fa, immaginiamoci oggi...

Quindi che tipo di riflessione avete avviato?

A distanza di tutti questi anni, a noi è sembrato molto intrigante che già allora ci si era posti questo tipo di problematica; abbiamo così deciso di affiancare la musica e la riflessione di Kagel alla musica originaria di Beethoven; in modi molto diversi.

Quali?

Abbiamo scelto tre modalità di affiancamento. La prima – e devo dare atto a Poschner di grande apertura mentale e gran coraggio – vede come contrappunto alle Sinfonie di Beethoven alcuni frammenti del “Ludwig van” di Kagel, eseguiti dall’Osi. Fra l’altro questi frammenti derivano da una partitura grafi- ca del compositore argentino (il metacollage). A partire da questa, insieme agli studenti del Cisa, abbiamo creato brevi video che verranno proiettati in sala e saranno anche le “partiture” per i musicisti. Poi ci sarà l’installazione multimediale nella hall del Lac, che vedrà una serie di materiali video che trattano la declinazione di musica e personalità beethoveniane nella medialità contemporanea. Terza declinazione della musica di Kagel nel festival sarà una sorta di prologo musicale eseguito dagli studenti del Conservatorio, che accoglierà il pubblico nella hall pri- ma di ogni concerto.

In ultima battuta, cosa significa portare la Nona letteralmente in piazza?

Nel momento in cui pensiamo alla popolarità, alla storia e all’importanza sociale di quella Sinfonia, ci è parso evidente che fosse il suo luogo naturale. Inoltre, per noi è importante concludere il festival con un momento pubblico, che sia dimostrativamente per tutti e, la Nona, è il testo più adatto a questa operazione.

Tutti i momenti del festival

Ribadiamo che il Ludwig van festival ha nelle Sinfonie dispari del compositore di Bonn il suo fulcro, eseguite dall’Osi diretta da Markus Poschner. En passant, il programma di venerdì 7 giugno (Lac, Sala Teatro, 20.30) sarà incentrato su Prima e Terza (conosciuta come l’Eroica); sabato 8 (stessi orario e luogo) sarà la vol- ta della Quinta e della Settima. Domenica 9, dalle 21, in Piazza Luini, il gran finale con il concerto pubblico all’aperto con duecento coristi provenienti dalla Svizzera italiana.

Ma Beethoven, o meglio, il festival dedicatogli non è solo musica: la tre giorni sarà anche occasione per ricordare il documentario del 1969, “Ludwig van”, realizzato dal compositore argenti- no Mauricio Kagel (1931-2008), un incontro fra le sue sperimentazioni e le pagine beethoveniane. Frammenti sperimentali che hanno dato il la all’installazione multimediale che abiterà il foyer del Lac per una settimana, realizzata dalla ricerca di Andrea Molino in collaborazione con il Conservatorio internazionale di scienze audiovisive (Cisa) di Locarno.

Info e biglietti: www.luganolac.ch e biglietteria del Lac.
 
 
 

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