La decisione del governo, voluta dalla premier Takaichi per sostenere la crescita, suscita polemiche e preoccupazioni per l'aumento dei casi di 'karoshi' e la cultura aziendale.
A partire da oggi il ministero del Lavoro in Giappone smetterà di imporre alle aziende il tetto delle 45 ore mensili di straordinario, una soglia che per anni era stata trattata come vincolante pur non avendo valore di legge.
La scelta, anticipata a luglio e considerata dall'esecutivo della premier Sanae Takaichi necessaria per sostenere la crescita e affrontare la carenza di manodopera, risponde alle richieste delle associazioni imprenditoriali, secondo cui il vincolo frenava l'attività di circa il 20% delle piccole e medie imprese, soprattutto nei settori dei trasporti, dell'edilizia e dell'ospitalità.
Il cambiamento è stato espressamente voluto dalla premier, che si è definita pubblicamente una "workaholic", una maniaca del lavoro, dopo aver promesso nel suo discorso, subito dopo l'elezione alla guida del partito conservatore lo scorso ottobre, di voler "lavorare, lavorare, lavorare e basta". Le sue recenti dichiarazioni sul dormire "da zero a tre ore" a notte hanno fatto il giro del mondo, suscitando numerose polemiche. In particolare da parte dei gruppi degli avvocati che assistono le famiglie delle vittime di 'karoshi', cioè la morte per eccesso di lavoro. Secondo il ministero della Salute e del Welfare nipponico, nell'anno fiscale 2025 le richieste di risarcimento per decessi e malattie legate al superlavoro hanno toccato la quota record di 6.212, in aumento rispetto ai 1.402 casi dell'anno precedente.
La decisione del governo ha inoltre scatenato la reazione delle sigle sindacali. Rengo, la maggiore confederazione del Paese, ha definito la decisione 'estremamente deplorevole', mentre Zenroren ha parlato di un 'arretramento inaccettabile'. A preoccupare gli esperti è la cultura aziendale giapponese, ancora carente sul fronte del diritto al riposo. Il ministero, tuttavia, ha assicurato che non si tratta di un passo indietro e ha ribadito che continuerà a vigilare sulle misure di tutela della salute dei lavoratori adottate dalle aziende che ricorrono a maggiori straordinari.