Attraverso la vita del celebre regista, l'autrice russa analizza il patto faustiano tra l'artista e il regime, in un'opera che risuona con la sua stessa esperienza.
La scrittrice russa Gouzel Iakhina presenterà alla manifestazione Livre sur les quais di Morges (VD), che si tiene da venerdì a domenica, il suo ultimo libro "Eisen", dedicato a Sergueï Eisenstein, figura maggiore del cinema sovietico. In questo quarto romanzo l'autrice si allontana dai racconti sulle vittime anonime della Storia per esplorare i compromessi che un artista deve fare per creare sotto un regime totalitario.
Né biografia classica né pura non-fiction, l'opera mescola verità storica e immaginazione. Con uno stile narrativo accessibile, si rivolge a un vasto pubblico. "Questo libro è la mia ipotesi sulla personalità di Eisen", scrive Iakhina nella postfazione.
Il testo adotta come metodo narrativo il "montaggio delle attrazioni", caro allo stesso Eisenstein. Anziché un semplice raccordo tra due inquadrature, questo principio mira al contrasto tra due immagini, dalla cui collisione nasce una nuova idea. Formata alla scrittura di sceneggiature a Mosca, l'autrice trasferisce questa tecnica alla letteratura, dando vita a una prosa ricca di immagini e dettagli sensoriali.
Il romanzo si estende su nove capitoli, che evocano i film principali (terminati o non) di Eisenstein. Esso ripercorre la traiettoria del regista (dal 1898 al 1948), sullo sfondo della rivoluzione e della guerra. Evoca la sua infanzia borghese a Riga, in Lettonia, l'eredità artistica di un padre architetto, poi la partenza per San Pietroburgo e le relazioni complesse con la madre.
Il racconto s'immerge poi nel dietro le quinte del cinema sovietico nascente e la fabbricazione dei suoi capolavori, da "La corazzata Potëmkin" a "Ivan il Terribile", passando dall'epopea movimentata delle riprese annullate in Messico.
L'autrice si sofferma anche su uno degli episodi più cupi della carriera di Eisenstein: il fallimento di "Bežin lug", film incompiuto girato fra il 1935 e il 1937. Le caotiche riprese della pellicola si concludono con un divieto a tutti gli effetti per "formalismo", e il negativo viene distrutto per ordine delle autorità. Eisenstein sfugge per un soffio all'arresto e, una volta riabilitato, prosegue con "Aleksandr Nevskij".
Tra i passaggi più piacevoli del libro figurano i meccanismi concreti del mestiere: dalle riprese che coinvolgevano migliaia di comparse alle scene realizzate con i mezzi a disposizione, come la naftalina o il sale usati per simulare la neve.
Iakhina tesse delicatamente un ritratto complesso e contraddittorio dell'artista. "Eisen si nascondeva dietro a centinaia di maschere", rileva. Evoca un personaggio eccentrico e instabile, "un morso con i nervi a fior di pelle", un "manuale ambulante per gli studi sulle nevrosi". Ma anche un "essere brillante, autore di capolavori del cinema mondiale, un intellettuale, un teorico del cinema".
Quest'uomo è "un rebus, un caleidoscopio", riassume. La scrittrice sottolinea inoltre l'asessualità del cineasta. Oggetto delle passioni femminili, nonostante un aspetto fisico descritto come poco avvenente, rimane impassibile, non esitando a far soffrire la madre, la moglie e le amanti.
La questione della sua omosessualità, documentata dagli storici, viene soltanto sfiorata. La scrittrice sottolinea invece, con il suo stile fortemente evocativo, la passione divorante del regista per la sua arte: "Sacrificare la propria vita privata sull'altare del cinema. Essere un Don Giovanni, non delle donne, ma dell'arte. Dare vita non a bambini appiccicosi dalle labbra blu, ma a film, spettacoli e disegni".
Con questo libro, Iakhina aggiunge una nuova dimensione alla sua opera. I suoi romanzi precedenti mettevano in scena il popolo anonimo distrutto dalla storia: contadini tatari, tedeschi del Volga e bambini vittime della carestia. Qui, invece, è un artista a dover fare i conti con il potere per poter creare e ad assistere alla scomparsa delle persone a lui vicine durante le purghe staliniane, come Vsevolod Mejerchol'd e Isaak Babel'.
Eisen appare al contempo come prodotto e antitesi del sistema sovietico, sballottato fra omaggi ufficiali e rigetti della censura. Al di là della sua figura, il romanzo si interroga sul prezzo che un creatore è costretto a pagare sotto un regime totalitario.
Il cineasta ha obbedito alle direttive della giovane Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), offrendo alle masse una nuova Storia, anche a costo di sacrificare la propria integrità artistica. L'autrice traccia inoltre esplicitamente un parallelo con il mito di Faust, rappresentando il patto stretto tra il genio creativo e il potere che lo strumentalizza.
Questa problematica echeggia fortemente con il percorso di Iakhina, che ha dovuto lei stessa lasciare la Russia per continuare a scrivere liberamente e dal 2023 vive in Kazakistan. Il suo lavoro di memoria critica arriva in un momento in cui il clima politico russo spinge piuttosto verso l'oblio o la riabilitazione, suscitando forti reazioni nel suo Paese: da una parte del pubblico russo la sua posizione viene giudicata "antipatriottica".
L'autrice 49enne sarà presente alla manifestazione Livre sur les quais di Morges (VD) dove sabato parteciperà a una crociera letteraria.