ULTIME NOTIZIE Culture
Culture
5 ore

Sgarbi: ‘Il logo Bergamo-Brescia è di insolente bruttezza’

Il sottosegretario contro la grafica delle capitali della Cultura: ‘Un particolare di un dipinto di Caravaggio sarebbe stato più rappresentativo’
Scienze
5 ore

Non tutti sono prede facili: c’è fagiano e fagiano

Uno studio condotto in Gran Bretagna ha permesso di evidenziare significative differenze di memoria tra un esemplare e l’altro
Arte
13 ore

Il Museo etnografico apre le sue Finestre sull’arte

Il volume edito da Salvioni, con oltre cinquanta schede, racconta il patrimonio artistico dalla Valle di Muggio alla Val Mara, dall’epoca romana a oggi
L’intervista
18 ore

Si alza forte ‘Il suono della guerra’

Un imponente resoconto di come la musica possa scendere in trincea e il conflitto possa ‘comporre’ musica: con Carlo Piccardi tra le pagine del suo libro
Arte
1 gior

Michel Houellebecq protagonista di un corto a luci rosse

Il collettivo Kirac, specializzato in video ‘controversi’, riprende lo scrittore francese nudo mentre viene baciato. A marzo la pubblicazione.
Culture
1 gior

Il concerto ‘scomodo’ del pianista ucraino, l’Osi lo sostituisce

L’esclusione di Alexander Romanovsky sarebbe riconducibile a un video col violinista Lundstream, per i media britannici sostenitore di Putin
Arte
1 gior

‘Amore e Psiche stanti’ del Canova venduti per oltre un milione

L’opera della collezione di Veneto Banca, del valore stimato in un paio di centinaia di migliaia di euro, è stata battuta all’asta per una cifra record
SALUTE
1 gior

L’Irb e gli anticorpi che ‘placcano’ il coronavirus

Agiscono sulle parti che non mutano, aprendo nuove prospettive non solo contro il Covid
Otium
1 gior

John Basset Trumper, l’intervista; Rosetta Loy, il ricordo

Incontro con il linguista gallese, che ha applicato fonetica e linguistica alle inchieste giudiziarie. E un ritratto della scrittrice, morta nel 2022
Scienze
1 gior

L’uomo ha danneggiato l’Amazzonia più di quanto temuto sinora

La foresta amazzonica, costantemente minacciata dall’attività umana, ha già perso il 20% della sua superficie dall’inizio della colonizzazione europea
Culture
1 gior

Il furto della memoria

A colloquio con Renato Sarti, attore, drammaturgo e regista, che tanto ha indagato sugli orrori della Seconda guerra mondiale
Progetto Babel
1 gior

Raccontarsi con una lingua adottiva

Il rapporto fertile fra lingua madre e lingua adottiva nei corsi del progetto di Babel Festival ‘L’altralingua’. Venerdì un incontro pubblico a Bellinzona
storia
1 gior

Il volontario Guido e Margherita

Un volume storico raccoglie le lettere fra il 1937 e il 1947 dei coniugi Tedaldi: dalla guerra civile spagnola alla fine del secondo conflitto mondiale.
Culture
1 gior

Gabriele Nissim, il ‘Giorno della Memoria’ non sia una trappola

Nella Giornata che ricorda la Shoah, l’ideatore dei ‘Giardini dei Giusti’: ‘Ricordare non basta se non ci si impegna contro tutti i genocidi’
Culture
2 gior

A Milano una serata per celebrare la Cramps Records

Etichetta fondata nel 1972 da Gianni Sassi, pubblicò ‘Arbeit Macht Frei’, primo album degli Area. Appuntamento al Lirico Giorgio Gaber giovedì 6 aprile
Musica
2 gior

LuganoMusica, Francesco Piemontesi tra Debussy e Schubert

Martedì 31 gennaio alle 20.30 al Lac. Poco prima, alle 19.30 nella Hall, in dialogo con Etienne Reymond, il pianista presenta il programma al pubblico
Scienze
2 gior

Anche le formiche nel loro piccolo s’inca**ano: colpa del clima

Uno studio austriaco su colonie di formiche da Svizzera, Austria, Francia e Italia dimostra che quelle in arrivo dalle zone più calde sono più aggressive
Figli delle stelle
2 gior

Maestro, che ne pensa dei Måneskin?

Måneskin, ‘Rush!’ - ★★★★✩ - Per Uto Ughi sono ‘un’offesa alla cultura e all’arte’, ma il mondo della musica classica (almeno una parte di esso) è cambiato
Spettacoli
2 gior

‘Kokoschka’ e Alma Mahler, di amore e ossessione (e stranezze)

Al Sociale sabato 28 il nuovo spettacolo della compagnia ticinese Opera retablO, ispirata alla relazione tra il pittore austriaco e la vedova di Gustav
Jazz Cat Club
2 gior

Strino-Tandoi, Napoli incontra Roma e lo swing diventa solare

Una pianista e una chitarrista accomunate dall’amore per lo swing e per la melodia, venerdì 27 gennaio al Teatro del Gatto. Intervista a Francesca Tandoi
Giornate del cinema
3 gior

‘Until Branches Bend’, c’è un po’ di Ticino nel Prix de Soleure

Prodotto dalla luganese Cinédokké, al film della regista svizzero-canadese Sophie Jarvis è andato il premio più importante di Soletta
Culture
3 gior

Con le ‘Locarno Short Weeks’ un mese di cortometraggi

Dal 1º al 28 febbraio quinta edizione online di uno degli spin-off del Locarno Film Festival più amati dal pubblico, con più proposte e offerta on demand
La recensione
3 gior

Gabriele Lavia e i sonagli pirandelliani

Nato a Milano con profonde radici sicule, l’80enne Lavia è il Ciampa sornione del ‘Berretto a sonagli’ visto al Lac (tra alcuni ‘ooh’ di meraviglia)
Cinema
3 gior

Shirin Neshat dalla terra dei sogni

Fra critica sociale ed esperienza personale arriva nelle sale ticinesi ‘Land of Dreams’ dell’artista iraniana. Dal 26 gennaio all’Iride e all’Otello
Cinema
4 gior

Oscar, 11 nomination per ‘Everything Everywhere All at Once’

In testa gli universi alternativi della coppia Kwan-Scheinert. Segue ‘Gli spiriti dell’isola’. Spielberg vede la terza statuetta; John Williams la sesta
Musica
4 gior

Focus György Ligeti, l’omaggio congiunto di Lugano

Dal 1° febbraio al 24 novembre 2023, LuganoMusica, l’Osi, 900presente e I Vesperali uniti nel tributo al grande compositore ungherese
Arte
4 gior

Crollo nell’Arena di Verona: ‘Danno irreversibile’

I danni causati dal cedimento del basamento della stella cometa, all’interno della struttura, sono stimati in centinaia di migliaia di euro
Lac
4 gior

Noa per la Memoria, Teresa Mannino per ‘Il giaguaro’

Giovedì 26 gennaio, grande musica con la cantante israeliana. Sabato 28 e domenica 29 gennaio, il ‘one woman show’ dell’artista siciliana
Spettacoli
4 gior

Gabriele Lavia al Lac con ‘Il berretto a sonagli’

Tra i più efficaci interpreti pirandelliani, in veste di attore e regista sul palco luganese questa sera, martedì 24, e domani, mercoledì 25 gennaio
Giornate del Cinema
4 gior

I Giacometti: Soletta festeggia gli artisti grigionesi

Alla 58esima edizione del festival, incontriamo la regista Susanna Fanzun: ‘Ho voluto realizzare un film che potesse essere visto da tutti’
Giornate del Cinema
4 gior

A Soletta, storie di impegno politico e civile

Proponiamo una rassegna di tre film visti finora alla 58esima edizione del festival: ‘This Kind of Hope’, ‘Breaking the Wall’ e ‘Jours de fêtes’
Spettacoli
5 gior

Il nuovo Piccolo Principe di Musicateatro

A ottant’anni dalla prima pubblicazione, Michel Poletti rivisita il personaggio immaginato da Saint-Exupéry. Sabato e domenica al Teatro Foce
Spettacoli
5 gior

Ottavia Piccolo in ‘Cosa Nostra spiegata ai bambini’

Sale sul palco del Teatro di Locarno la storia della pediatra e sindaca di Palermo Elda Pucci, sabato 4 e domenica 5 febbraio
Libri
5 gior

La Val Calanca nelle fotografie del dottor Sergio Luban

‘Val Calanca – Selvaggia Autentica Armoniosa’ (Salvioni) è l’ultimo suo libro di fotografie, col titolo che si rifà alla canzone del padre Boris
Culture
5 gior

Anni di crisi? Per lo storico nulla di nuovo per il genere umano

Secondo lo studioso Niall Ferguson, le crisi climatiche, finanziarie e pandemiche sono una costante nella storia e generano importanti cambiamenti
Scienze
5 gior

Un asteroide passerà il 26 gennaio a 10’000 km dalla Terra

2023 BU sarà vicino al nostro pianeta il 26 gennaio intorno alle 22.17 ora svizzera
Presentazione libraria
5 gior

Cara Margherita… Lettere di Guido Tedaldi dalla Guerra di Spagna

Dieci anni di storia raccontati da un centinaio di epistole raccolto in un volume che verrà presentato alla Biblioteca cantonale di Locarno, il 27 gennaio
Biblioteca segreta
5 gior

Alla ricerca del libro perduto

Messaggi in bottiglia per destinatari ignoti. Uno al mese tra rari e sconosciuti, oltraggiosi e grotteschi, visionari e assurdi, quindi necessari
Culture
5 gior

Sul ‘Break Point’ il colpo di Netflix riesce a metà

Stessi autori di ‘Drive to Survive’, la docu-serie sul tennis sembra pensata per un nuovo pubblico. Senza i big, si mette in luce la nuova generazione
Televisione
6 gior

‘Swissperform 2023’, a Soletta si premia la tv

Assegnati i riconoscimenti agli interpreti di produzioni televisive: David Constantin è il miglior attore protagonista
La recensione
6 gior

Osi in Auditorio, dalla Rivoluzione alle Folies Bergères

La posizione seduta dell’eccellente Christian Zacharias ha condizionato qualche sfumatura dinamica, ma sono stati applausi convinti
Lac
6 gior

Le ‘Colazioni letterarie’ tornano con Elisabetta Rasy

Al via il 28 gennaio con la giornalista e scrittrice romana. A seguire, Claire Gibault, Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone.
Società
6 gior

Il secondo uomo a mettere piede sulla Luna si sposa a 93 anni

L’astronauta americano Buzz Aldrin ha detto sì a una sua collaboratrice, un ingegnere chimico di 63 anni, trenta meno di lui
Spettacoli
6 gior

Miley Cyrus batte ogni record per ‘stories’ e Spotify

Il singolo dell’album ‘Endless Summer Vacation’ è arrivato in testa a tutte le classifiche mondiali dall’Australia alla Gran Bretagna
Spettacoli
6 gior

Scandalo a teatro: pièce di Almovódar accusata di ‘transfake’

‘Era una maniera per ottimizzare le risorse’, ha dichiarato il regista allo spettacolo tenutosi a Lisbona, ‘però non si è rivelata l’idea migliore’
Società
1 sett

La battaglia più difficile per Madonna? L’essere madre

La cantante americana, di origini italiane, ha sei figli: Lourdes, Rocco, David, Chifundo ‘Mercy,’ e le gemelle adottate Estere e Stella
Spettacoli
1 sett

I Maneskin tornano in Italia in trionfo: superospiti a Sanremo

Da quel palco, con Zitti e buoni, è iniziata nel 2021 la marcia trionfale sul tetto del mondo del giovane quartetto rock romano
Culture
1 sett

Gianni Celati un anno dopo

Il maggiore scrittore italiano ‘vivente’ non c’è più da un anno. Chi sia il maggiore ora non si sa: se non viene in mente senza cercarlo, forse non c’è.
Musica
1 sett

David Crosby, per brevità chiamato ‘Croz’

Una vita ‘movimentata’ e un lascito artistico enorme, anche come solista. Aveva 81 anni, fu nei Byrds e in uno degli acronimi più importanti della musica.
laR
 
25.01.2023 - 05:30
Aggiornamento: 15:44

‘Esserci’. L’impronta di Mario Timbal alla Rsi

Il bilancio del direttore su cosa è cambiato e cosa ancora potrebbe cambiare, tra nuovi programmi, successi, critiche e grattacapi politici

esserci-l-impronta-di-mario-timbal-alla-rsi
(Rsi/Pizzicannella)

Classe 1977, Mario Timbal dirige la Rsi dall’aprile 2021, quando il gruppo Srg/Ssr volle qualcuno che venisse da fuori per smuovere un po’ le acque, o almeno così supponiamo (all’epoca guidava la fondazione culturale Luma ad Arles dopo aver lavorato per il Locarno Film Festival e per Cannondale, quelli delle biciclette). Considerato il fatto che qualsiasi dirigente deve dedicare i suoi primi mesi a capire come funziona l’azienda e risolvere le urgenze, possiamo dire che il 2022 è stato il primo anno completo che porti davvero la sua cifra. Ottima occasione per un primo bilancio.

È arrivato da outsider in un ambiente estremamente ampio e strutturato (secondo i detrattori: labirintico e pachidermico). Cos’è cambiato ora? E cosa deve ancora cambiare?

Il primo anno ho trovato sulla scrivania dossier molto urgenti: le inchieste sull’integrità personale, il piano di risparmio da attuare, le polemiche sul progetto Lyra per la revisione dell’offerta radio, tutte cose alle quali ho dato la priorità. Il 2022 è invece il primo anno in cui il palinsesto reca il segno di come vedo il futuro della Rsi, anche se ancora molto resta da fare. Anzitutto direi che abbiamo dato importanza a "esserci" sempre là dove le cose accadono, un punto sul quale in passato eravamo stati molto criticati. Sembra scontato, ma soprattutto in televisione questo comporta un grande sforzo di flessibilità organizzativa. Abbiamo anche dedicato molte energie alla cultura.

Come?

In radio, sbloccando la questione Rete Due con un nuovo palinsesto che amplia le scelte tematiche e valorizza le varie competenze; in televisione, cercando di riorganizzare un’offerta culturale precedentemente molto destrutturata e spesso soggetta a critiche. Abbiamo quindi sviluppato due programmi che dessero la direzione. Uno è ‘La storia infinita’, che ripensa i temi storici locali come dialogo alla pari – entusiasmando il pubblico invece di trattarlo dall’alto al basso – e parla del territorio in una prospettiva più ampia, con un ‘tono di voce’ originale. Discorso analogo per ‘Cliché’, che non cerca di semplificare nella solita chiave divulgativa la complessità, ma al contrario mostra come essa si celi anche dietro all’apparente semplicità dei luoghi comuni. Questo permette una grande versatilità nelle scelte narrative, negli ospiti e nei temi.

A proposito di parità e dialogo col pubblico: vediamo sempre più il microfono aperto, il pubblico chiamato a partecipare e dire la sua, quella che in gergo si chiama ‘vox populi’. Scusi lo snobismo, però: che contributo apporta al dibattito quel che ne pensa il primo venuto di questo o quell’argomento?

Se pensiamo a un programma radiofonico come ‘Controcorrente’, intanto dobbiamo constatarne il grande successo: non riusciamo a dare spazio a tutti coloro che vorrebbero intervenire. La loro voce permette all’ascoltatore di capire la ‘temperatura’ cantonale, quali sono umori e opinioni che circolano sul territorio. Naturalmente questo richiede un moderatore di grande esperienza e una scheda informativa di partenza rigorosa. Allo stesso tempo, così si coinvolge un pubblico nuovo che poi viene ‘accompagnato’ verso l’informazione, programmata subito dopo.

Cosa intendete cambiare ancora?

Dall’idea alla messa in onda di un programma passa almeno un anno, quindi la prima cosa da fare per qualsiasi cambiamento è la pianificazione delle risorse. Dopo i tagli da sei milioni richiesti all’ente, l’anno scorso abbiamo aumentato di tre milioni le produzioni proprie, un record per la nostra televisione che ha permesso appunto la realizzazione di nuovi programmi. Questo autunno continueremo a crescere in questo senso, sia nell’informazione che nell’intrattenimento.

A tal proposito, la definizione di servizio pubblico che ispira la Bbc è "informare, educare, intrattenere". Diversi osservatori – anche nel Consiglio del pubblico – ritengono che la Rsi si stia spostando troppo sul terzo di questi compiti: quiz, trasmissioni-nostalgia, show ‘gigioni’.

Le critiche di questo tipo precedono già il mio arrivo. La concessione Ssr prescrive informazione, cultura, ma anche intrattenimento. L’importante è che quest’ultimo contribuisca all’unione del Paese e all’informazione, evitando le derive trash tipiche di certe offerte private. Anche in questo caso si dovrà pensare a modelli nuovi. Io stesso pensavo all’inizio di diminuire i quiz e fare altro: ma i risultati di pubblico sono tali che anche il quiz e lo show sono fondamentali per raggiungere tutto il pubblico. Certo, li si deve fare senza cedere alla tentazione di compiacere senza costrutto, bensì veicolando contenuti all’altezza del servizio pubblico. Prendiamo ‘In cammino tra i ghiacciai’, la trasmissione dedicata al trekking e alla scoperta del paesaggio: per molti versi è un reality show, ma non qualcosa di vacuo come si vede altrove.

Sempre sull’intrattenimento: la comicità non manca, ma che ne è della satira? Si direbbero lontani i tempi del Cabaret, della Palmita e anche di Frontaliers. Sono i telespettatori che hanno perso il senso dell’umorismo, oppure i politici?

Direi che è un misto. Vogliamo ad esempio sviluppare la satira e su questo fronte abbiamo lavorato, credo che un buon esempio sia ‘Il villaggio di Rete Tre’. Però si pone una questione culturale: programmi geniali e dissacranti come il romando "52 Minutes" trovano difficilmente nella Svizzera italiana un pubblico pronto a recepirli senza sentirsi offeso. Un esempio: l’ultima puntata televisiva del Villaggio ironizzava sullo stereotipo del ticinese che gioisce perché l’Italia non si è qualificata ai Mondiali. Beh, perfino il presidente di un partito (il co-presidente socialista Fabrizio Sirica, ndr) si è sentito offeso al punto di lamentarsene sui social network. Eppure il Villaggio in televisione ha dimostrato di poter competere con l’offerta e le risorse dei grandi network con un format ancorato sul territorio, giocando in modo magari ‘facile’, ma intelligente coi suoi luoghi comuni e le sue debolezze.

In radio, l’impressione è che si sia voluto passare dai programmi al flusso, con grandi fasce indistinte di infotainment, ad esempio nel pomeriggio di Rete Uno: molti hanno storto il naso, poco convinti da quel mix di risatine, notiziole da rotocalco e musica arci-pop.

In merito a Rete Uno stiamo effettivamente lavorando per tornare a più contenuti e programmi. Anche perché intanto Rete Tre ha ottenuto ottimi risultati, conquistando quota di mercato proprio con un’offerta più di flusso, permettendoci così di riposizionare Rete Uno.

Ecco, i risultati: rispetto al secondo semestre 2021, secondo i dati Mediapulse, a fine 2022 la quota di radioascoltatori tiene (oltre il 57%) e quella di telespettatori anche (oltre il 29%). Ci sono però fluttuazioni nelle singole reti: La1 perde quasi il 3% della "torta" scendendo sotto la soglia psicologica del 20%; La2 ne guadagna però quasi altrettanti. Tra le radio è Rete Uno a perdere quasi due punti percentuali (scendendo a 33,7%) e Rete Due perde mezzo punto (si passa dal 4,7 al 4,3%, superata da una radio pubblica di musica ‘da tappezzeria’ come Swiss Pop). Rete Tre fa un salto in avanti, dal 17 a quasi il 20% della quota di mercato. Come dobbiamo leggere questi rilevamenti?

Intanto occorre precisare che è cambiata la metodologia di rilevamento, per cui certi dati vanno presi con le pinze. In tivù abbiamo pagato l’assenza di un grande evento sportivo estivo, che solleva l’audience in un periodo dell’anno altrimenti poco propizio, mentre i Mondiali di calcio in inverno sono coincisi con un momento di audience già tradizionalmente alta. In radio siamo in controtendenza: se prendo la quota di mercato dell’intero anno di tutte le reti abbiamo un +0,6%, con Rete Uno che tiene. Quanto a Rete Due, prima della polemica su Lyra era al 3%, poi è saltata al 6% e ora si è assestata ben sopra al 4%. In un mercato generale che si rimpicciolisce, si tratta di risultati in linea con le nostre aspettative.

Intanto la competizione è esplosa, da Netflix ai video di gattini su Facebook, da Spotify ai podcast. Che impatto ha sugli indici?

Con un’offerta così frammentata, i grandi indici di ascolto d’una volta ormai li fanno solo i grandi eventi in diretta, come i Mondiali. Fondamentale diventa allora la rilevanza dei singoli programmi sui pubblici target. Un buon esempio è ancora una volta ‘La storia infinita’, che ha dimostrato la nostra unicità – solo la radiotelevisione pubblica dispone di risorse e know how per realizzare quel tipo di programma –, ha generato reazioni molto positive e grandissima interazione sui social network. Chi apprezza un programma del genere apprezza il servizio pubblico: sono quegli spettatori lì, di ogni tipo, in cerca di qualcosa che altrove non possono trovare, a contare per noi anche al di là degli indici assoluti.

Questo coinvolgimento, però, risulta sempre più difficile soprattutto rispetto ai giovani, abituati a fruire di certe offerte in modo non lineare e su una marea di piattaforme. Cosa state facendo in questo senso, tanto dal punto di vista dei contenuti quanto da quello degli strumenti tecnologici?

Qui si intrecciano le strategie di programma Rsi e le piattaforme nazionali. Abbiamo rafforzato molto le risorse dedicate al digitale e la distribuzione. I risultati si vedono: la distribuzione digitale – web, app, Play – registra un +18% in un anno, trainati da informazione e sport, con oltre 42 milioni di visite per Rsi. A questo si affianca lo sviluppo di formati e contenuti solo social pensati per una fascia giovane, come Cult+ e Spam. Tanto che su Instagram abbiamo aumentato le visualizzazioni del 142%. Stiamo recuperando il ritardo sul web che Rsi aveva accumulato negli scorsi anni.

INFORMAZIONE

Verso più inchieste e più spazio agli inviati

Venendo all’informazione, ultimamente abbiamo assistito a un avvicendamento al vertice del Telegiornale. Perché?

Si è trattato di un avvicendamento naturale e condiviso dagli interessati: è fisiologico, dopo dieci anni della stessa conduzione, puntare su un rinnovamento, comunque mantenendo qualità e autorevolezza.

Cos’altro ci aspetta?

Anzitutto, essendo gli unici ad avere inviati, vogliamo dar loro maggiore spazio. Non penso solo ai corrispondenti dall’estero, ma anche dalle sedi di Coira, Berna, Zurigo. Questo perché mi pare importante creare più ponti col resto della Svizzera: un compito essenziale del servizio pubblico è quello di federare questo Paese, specie nella Svizzera italiana, dove a livello informativo vediamo un certo allontanamento e isolamento dall’attualità nazionale, quasi che il Gottardo fosse un muro.

Il fiore all’occhiello del giornalismo d’inchiesta è e resta Falò, trasmissione che – insieme a Patti Chiari – ha spesso saputo svegliare un cantone sonnolento e una classe politica compiacente. Ora le inchieste paiono lasciare spazio a contenuti più ‘soft’, su temi quali le scarpe da ginnastica e gli orologi di lusso. Non si scava più abbastanza?

Al contrario, l’inchiesta è qualcosa che vogliamo fare di più e alla quale abbiamo dato più mezzi, tanto che abbiamo formato una nuova cellula per ampliarla anche oltre Falò. Trasmissione che comunque continua a fare bene il suo lavoro, come dimostrano ad esempio i recenti lavori sul femminicidio o sui casi di molestie da parte di un funzionario del Dss. Ma anche temi come le sneakers e gli orologi sono stati affrontati in maniera critica, illustrando storture e derive e al contempo ampliando il pubblico di riferimento. D’altronde sarebbe difficile pretendere uno scandalo a settimana, in una regione da 350mila abitanti.

Millevoci, Modem, Moby Dick – per stare solo alla radio – sono da tempo sinonimo di approfondimento e dibattito sui temi d’attualità politica, sociale e culturale. Alphaville ne costituisce ora la declinazione più ‘intellettuale’, sia pure in senso ampio ed eclettico. Cosa ci riserva il futuro?

In un mondo in cui si è esposti a un flusso di informazioni frenetico e continuo, credo sia importante creare sempre più spazi per approfondire e riflettere. Un esempio è ‘Seidisera’, che ha sostituito in radio le Cronache. Molti sono rimasti spiazzati e delusi, abituati com’erano alla ‘lista’ di notizie in rapida successione. Però crediamo che a quell’ora, magari mentre si è in auto o in treno, sia importante cogliere l’occasione per ampliare la prospettiva dopo una giornata di breaking news. Gli indici d’ascolto sono leggermente scesi, ma sono convinto che chi ci segue lo faccia perché apprezza quel che di unico possiamo offrire.

Veniamo allo sport: i Mondiali hanno riscosso un significativo successo di pubblico, anche se non tutti hanno gradito i siparietti arabeggianti e una certa leggerezza local (pensiamo a titoli come ‘n’Doha nem’). Allo stesso tempo, avete dovuto fare i conti con la perdita dei diritti per le partite di hockey. Che bilancio trarne?

A dire il vero, ‘n’Doha nem’ ha ricevuto più apprezzamenti che critiche. Più in generale, per noi il 2022 è stato effettivamente l’anno della perdita dell’hockey, con Upc Sunrise che ha al contempo acquisito i diritti e una partecipazione in CH Media, creando così un’inedita unione tra telecom e media che di fatto ci ha escluso dai diritti. Abbiamo dunque deciso di continuare a puntare su questo sport, ma in modo diverso: creando uno speciale settimanale (‘That’s hockey’) e offrendo così tutto il contorno di analisi e commento che altrove non si ha la forza di offrire. Una scelta vincente, se è vero che anche il presidente della Lega Hockey si è già lamentato della gestione privata. Visto che anche i club e i loro sponsor vivono di audience, vedremo cosa succederà tra qualche anno. Intanto ci siamo assicurati tutte le prossime edizioni di Mondiali di calcio e Olimpiadi.

LA QUESTIONE POLITICA

La minaccia dei 200 franchi e le regole per le Cantonali

Ora, l’elefante nella stanza. È piuttosto scontato che tra un paio d’anni saremo chiamati a votare per la riduzione del canone radiotelevisivo a 200 franchi (contro gli attuali 335). C’è chi dice che per restare a galla con meno soldi basterà eliminare i doppioni tra le varie aziende del gruppo Ssr, potenziare le coproduzioni e tagliare quel che è di troppo (sul sito Ssr si contano oltre 50 tra canali tivù e radio, siti web, hub e canali social). Intanto grandi editori privati vi accusano di sconfinare, attraverso un’offerta che ormai trascende di molto il semplice mezzo radiotelevisivo. Cosa risponde?

Per prima cosa, noi abbiamo un mandato il cui rispetto è sorvegliato dalle autorità pubbliche: difficile dunque sostenere che andiamo fuori dal nostro perimetro. A tal proposito, la raccolta firme per il canone a 200 franchi si interseca con la nuova concessione, da siglare entro il 2024. Tale concessione determinerà i nostri compiti, cosa fondamentale per capire quante risorse serviranno: la questione dunque è molto più complessa di un semplice "taglio sì, taglio no". A ciò si aggiunge un nuovo elemento: il cambio di direzione al Datec (Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni, ndr), dove a Simonetta Sommaruga è succeduto Albert Rösti.

Una socialista amica del servizio pubblico ha dunque lasciato le chiavi a un Udc che ha addirittura firmato l’iniziativa per il canone a 200 franchi. Balla male.

Ci troviamo piuttosto in una situazione inedita. Il consigliere federale entrerà nell’universo Srg/ssr elaborando proposte e nuove soluzioni da condividere collegialmente con l’intero governo. A bocce non ancora ferme è difficile fare previsioni su quel che accadrà. Quello che intanto possiamo fare è trasformarci, rinnovarci, adeguarci alle esigenze e alle aspettative del Paese e, nel nostro caso, della Svizzera italiana.

Un possibile taglio di funzioni potrebbe riguardare anzitutto il web, dove secondo molti privati la vostra presenza limita la possibilità di fare abbonamenti.

È un ragionamento molto discutibile, smentito da alcuni studi in altri Paesi e dal fatto che sul web non siamo dominanti, ma a livello nazionale contiamo tra il 15 e il 20% degli utenti. Anche lì si deve dimostrare il nostro valore e rilevanza in una serie di offerte che altrove sarebbe impossibile sviluppare, specie nella Svizzera italiana.

Restando alla politica, si avvicinano le elezioni Cantonali. Il suo predecessore Maurizio Canetta si è candidato per il Gran Consiglio ticinese tra le fila del Partito socialista. Non è un bell’assist per chi vi critica raccontando che alla Rsi "son tutti di sinistra"?

Candidarsi è un diritto sacrosanto di ogni cittadino e Maurizio nel corso di tutta la sua carriera in Rsi ha sempre dimostrato grande professionalità e rispetto dei valori del servizio pubblico. Detto questo, a livello personale, ritengo la sua scelta inopportuna.

La campagna per le Cantonali è il momento in cui gli animi si scaldano di più e i giornalisti ricevono più pressioni: perfino chi per quattro anni è rimasto in congelatore s’insinua, si sbraccia, s’indigna. Come difende i ‘suoi’?

Erigendo un muro. Nei giorni scorsi, come si fa sempre, abbiamo incontrato tutti i partiti per discutere le regole del gioco, vista la centralità del servizio pubblico in termini di dibattiti e informazione politica. Impossibile che tutti siano contenti e quest’anno penso che abbiamo superato un record: un partito (il Movimento per il socialismo, ndr) ha criticato le regole già un giorno prima che gliele presentassimo, accusandoci di marginalizzare le forze esterne al governo. Questo per dire che è chiaro come qualsiasi scelta editoriale in un anno elettorale finirà giocoforza per scontentare qualcuno. Che tutti cerchino poi di influenzarci o magari anche strumentalizzarci fa parte del gioco: il mio compito è fare scudo e non lasciare che le dinamiche partitiche influenzino il nostro lavoro.

Vada come vada, ci aspetta la consueta maratona di dibattiti. Da una parte c’è l’esigenza di dare voce a tutti, dall’altra una vecchia regola che le discussioni su Covid e guerra in Ucraina hanno reso ancor più centrale: "Se uno dice che piove e un altro che c’è il sole, il giornalista non deve riportare le opinioni di entrambi, ma guardare fuori dalla finestra e dirci che tempo fa". Come si fa a conciliare pluralismo e adesione alla realtà?

Abbiamo impostato un filtro di fact-checking, anche a posteriori, per evitare la diffusione di bufale. La qualità dei dibattiti, però, richiede la collaborazione di chi vi partecipa: certo, il moderatore può imporsi per interrompere il tale che dice palesi falsità o il tal altro che insulta, ma senza uno sforzo da parte di tutte le compagini politiche diventa difficile garantire una discussione civile e costruttiva. In questo caso, insomma, la qualità e la possibilità per gli elettori di orientarsi dipendono molto dai protagonisti della campagna elettorale, dalla loro rinuncia a quell’aggressività che purtroppo prende spesso piede negli ambiti più svariati.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved