Il rapporto Unep 'Limiting Overshoot' prevede un aumento minimo di 1,8°C con ondate di calore, siccità e alluvioni. Necessaria azione immediata per mitigazione e adattamento.
Il primo obiettivo dell'Accordo di Parigi, mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali, è ormai andato. Nei prossimi anni, la temperatura globale media aumenterà come minimo di 1,8 gradi rispetto al periodo 1850-1900, ma forse anche di più. E questo porterà ondate di calore, siccità, alluvioni, uragani, innalzamento dei mari. È l'allarme che lancia oggi l'Unep, l'agenzia dell'Onu per l'ambiente, con un rapporto intitolato "Limiting Overshoot" (Limitare il superamento della soglia).
Nello scenario più ottimistico, il picco dell'aumento della temperatura raggiungerà nei prossimi anni 1,8°C rispetto ai livelli preindustriali. La maggior parte degli altri scenari prevede picchi più elevati.
L'Unep sostiene che è ancora possibile ridurre al minimo la durata di questo sforamento, facendo rientrare in breve tempo le temperature entro 1,5°C dai livelli pre-industriali, l'obiettivo più ambizioso dell'Accordo di Parigi (l'altro è rimanere almeno sotto i 2°C). Ma occorre agire subito e in modo deciso.
Da un lato, si legge nel rapporto, serve la mitigazione del cambiamento climatico, riducendo le emissioni e catturando e stoccando la CO2 nell'atmosfera. Dall'altro lato occorre puntare sull'adattamento, rendendo le comunità e le economie più preparate e più resistenti all'aumento delle temperature.
"Il caldo torrido, gli incendi devastanti e le inondazioni letali di quest'estate sono un avvertimento di ciò che ci attende - commenta il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres -. Dobbiamo rendere il superamento della soglia di 1,5 gradi il più contenuto e breve possibile. Ciò richiede un 'superamento' in termini di ambizione".
Il rapporto avverte che la probabilità di superare punti di non ritorno irreversibili aumenta in funzione dell'entità e della durata delle temperature più elevate. Fra questi punti critici ci sono la destabilizzazione delle calotte glaciali, il degrado della foresta pluviale amazzonica e l'alterazione delle correnti atlantiche che regolano il clima.
"Il nuovo rapporto è chiaro - commenta in una nota il Wwf -: le politiche attuali, o meglio la loro latitanza, ci stanno spingendo in un territorio ancora più pericoloso, ma esistono percorsi che possiamo e dobbiamo intraprendere per limitare tale pericolo".
Per Greenpeace "i governi devono accelerare la transizione e riconoscere le responsabilità delle aziende del petrolio e del gas. L'introduzione di una tassa sui profitti di queste industrie è il primo passo per garantire una giusta ed equa transizione".