Prima mappa globale dei filamenti fungini stima estensione e massa di carbonio, evidenzia densità elevate in praterie e bassa in aree coltivate
È lunga circa 1 miliardo di unità astronomiche, vale a dire 1 miliardo di volte la distanza che separa la Terra dal Sole, la rete sotterranea formata dai filamenti dei funghi, chiamati ife.
A illustrare l'enorme estensione di quello che è spesso definito come uno dei sistemi circolatori della Terra è la prima mappa globale di questi filamenti ramificati pubblicata sulla rivista Science, che dimostra come i funghi siano i dominatori del sottosuolo. Lo studio è stato guidato dalla Libera Università di Amsterdam e dall'Istituto Amolf di Amsterdam, e aiuta a identificare le potenziali minacce a questi organismi così importanti per l'ecosistema del sottosuolo.
I funghi formano relazioni simbiotiche con circa il 70% delle specie vegetali: forniscono nutrienti e acqua in cambio del carbonio prodotto dalle piante. Questa rete vivente sostiene gran parte della vita sulla Terra, e trasporta ogni anno nel suolo circa 4 miliardi di tonnellate di CO2, pari all'11% di tutte le emissioni prodotte dalle attività umane. Finora, però, non era mai stata misurata la densità e la distribuzione globale di tale rete. I ricercatori guidati da Justin Stewart della Libera Università di Amsterdam e da Corentin Bisot dell'Istituto Amolf hanno raccolto oltre 16 mila campioni di suolo in tutto il mondo. Hanno poi sviluppato dei modelli di Intelligenza Artificiale per integrare anche i dati disponibili degli ecosistemi non campionati, e lo hanno calibrato con immagini di oltre 300 mila ife coltivate in laboratorio.
I risultati ottenuti permettono di stimare, per le reti fungine, un'estensione totale di circa 1 miliardo di unità astronomiche, e una massa di carbonio da 4 a 6 volte maggiore di quella di tutti gli esseri umani viventi. Il 40% della rete fungina terrestre è ospitato dagli ecosistemi delle praterie, in particolare quelle che si trovano in Sudan, in Florida e sull'altopiano tibetano, che presentano una densità eccezionalmente elevata. Le aree coltivate, invece, sono quelle che risultano più povere, con potenziali ripercussioni sulla salute del suolo.