È stato studente, poi artista ospite e oggi è docente di Ticino Musica: a colloquio con il violista Diyang Mei, giovedì in concerto a Lugano

Il violista Diyang Mei torna al Festival dopo averlo vissuto in diverse fasi della sua carriera: prima come studente, poi come artista ospite e oggi come docente dell’Academy e solista della Ticino Musica Festival Orchestra. In occasione del concerto sinfonico di giovedì 30 luglio interpreterà No Templates di Dieter Ammann, opera di cui ha approfondito ogni dettaglio lavorando a stretto contatto con il compositore.
“Hai conosciuto Ticino Musica da studente, poi da artista ospite e oggi da docente e solista. Come hai vissuto questo percorso?”
Ricordo ancora la mia prima lezione con Hariolf Schlichtig a Ticino Musica. È stato uno dei mentori più importanti della mia vita, capace di influenzarmi non solo come violista, ma anche nel modo di pensare la musica. Tornare qui, prima come artista e ora come docente e solista, è un privilegio. Oggi ciò che conta di più è poter lavorare con i giovani musicisti e incoraggiarli a trovare una voce artistica personale.
Nel concerto con l’Orchestra interpreterai No Templates di Dieter Ammann. Quali sono le principali sfide del brano?
Fin dalle prime pagine della partitura ho capito che non si trattava di un concerto da affrontare con schemi abituali. Ammann mette continuamente in discussione le possibilità della viola e le aspettative dell’interprete. Lavorare con lui è stato affascinante: ogni dettaglio nasce da una precisa idea musicale. Questo brano ha cambiato il mio modo di ascoltare e comprendere il mio strumento.
Quando prepari un concerto, quale domanda ti accompagna come interprete?
Mi chiedo sempre che cosa voglio realmente comunicare. La tecnica è indispensabile, ma è solo il mezzo. Se il pubblico esce dal concerto sentendo di aver vissuto un’esperienza autentica con la musica, anche senza riuscire a spiegarla, allora credo di aver raggiunto il mio obiettivo.
Hai lavorato con alcuni dei più grandi musicisti della nostra epoca. Cosa ti hanno insegnato?
La lezione più importante è non smettere mai di porsi domande. Oggi abbiamo accesso a registrazioni straordinarie, ma il rischio è considerarle modelli definitivi. Dovremmo imparare dal passato senza diventarne dipendenti: ogni generazione ha il compito di cercare una propria voce.
Quali qualità ritieni indispensabili per costruire una carriera duratura?
Più del talento, direi la curiosità. Viviamo in un’epoca in cui è facilissimo imitare ciò che già esiste. I musicisti che continuano a farsi domande, ad aprirsi a nuove idee e repertori sono quelli che, nel tempo, riescono davvero ad avere qualcosa di personale da dire.
C’è stato un momento, durante queste settimane a Ticino Musica, che ti ha ricordato perché hai scelto la musica?
Osservare gli studenti lavorare con entusiasmo mi ha riportato ai miei anni di formazione. Rivedo in loro la stessa voglia di crescere e di cercare risposte. Come insegnante non desidero offrire soluzioni pronte, ma creare uno spazio in cui ciascuno possa sviluppare un pensiero autonomo. Per me la musica resta un viaggio continuo di curiosità, scoperta e dialogo.
Il martedì di Ticino Musica vede, alle 17.30 in Conservatorio, il Concerto pomeridiano con gli allievi dell’Academy. Alle 20 nella Hall del Lac, nuova replica de La Bohème. In contemporanea a Rovio, nella Chiesa della Madonna di Gesiola, il Quartetto Kontakt. Concomitante è anche, nella Chiesa Evangelica di Ascona, l’esibizione dei giovani musicisti della Masterclass di Ulrich Koella. Alle 21 nella Chiesa di San Carlo Borromeo in Via Nassa a Lugano, il concerto del Quartetto Moser.