07.10.2022 - 13:10
Aggiornamento: 14:46

L’asteroide che estinse i dinosauri causò mesi di mega-terremoti

Il geologo Hermann Bermúdez presenterà le prove a sostegno della sua tesi il prossimo 9 ottobre durante il meeting della Società geologica americana

l-asteroide-che-estinse-i-dinosauri-causo-mesi-di-mega-terremoti
Foto: Gerd Altmann da Pixabay

L’impatto dell’asteroide che mise fine all’era dei dinosauri, 66 milioni di anni fa, generò anche lunghissimi mega-terremoti, che fecero tremare la Terra per settimane o anche mesi: questi terremoti rilasciarono una quantità di energia 50mila volte maggiore rispetto al devastante terremoto avvenuto al largo dell’isola di Sumatra nel 2004, di magnitudo 9.1. Le prove a sostegno di questa tesi verranno presentate il prossimo 9 ottobre da Hermann Bermúdez, dell’Università statale statunitense di Montclair, durante il meeting della Società geologica americana (Gsa), a Denver.

Nel 2014, sull’isola colombiana di Gorgonilla, Bermúdez ha scoperto dei depositi di piccole sfere di vetro (grandi fino a 1 millimetro) e frammenti vetrosi noti come ‘tectiti’ e ‘microtectiti’: si tratta di materiali che si sono formati quando l’enorme calore e pressione provocato dall’impatto dell’asteroide ha fuso e frantumato la crosta terrestre, sparando nell’atmosfera piccole gocce che sono poi ricadute sotto forma di vetro.

Gli strati che si trovano sotto a questi depositi, che all’epoca della caduta dell’asteroide costituivano il fondo dell’oceano, mostrano una grande deformazione, che il ricercatore attribuisce al terremoto provocato dall’impatto. Tuttavia, le deformazioni continuano anche negli strati successivi composti dalle sfere di vetro: questo indicherebbe che lo scuotimento è proseguito per un certo tempo, settimane o mesi, cioè il tempo che i frammenti vetrosi hanno impiegato per ricadere a terra. Appena sopra quei depositi vetrosi ci sono poi spore conservate di felce, che segnalano il primo recupero della vita vegetale. Prove di questi mega-terremoti sono state rinvenute da Bermúdez anche in Messico e in diverse zone degli Stati Uniti, dove sono osservabili crepe nelle rocce e depositi lasciati da enormi onde di tsunami.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved