Canta di mamma Maria che non c'è più da sei anni: ‘Era una cantante, quello che sto facendo è portare avanti il suo sogno e il mio’

Domani indosserà il vestito di sua madre, Maria. È di lei che sta cantando da martedì scorso. Ha iniziato a scrivere ‘Qui e ora’ durante il tour di ‘Anema e core’, affrontando una “ferita non risolta” che ha provato a nascondere cantando. “Ho deciso di scrivere di un dolore al quale non volevo dare troppa importanza. Ho preso consapevolezza e coraggio e mi sono detta che per un nuovo Sanremo avrei dovuto portare la mia parte più intima. Sapevo che mi avrebbe fatto male, ma anche che sarebbe stata musicoterapia”. A tre giorni dal debutto di questa canzone, Serena Brancale si sente “meno personaggio e più persona, più figlia”. Sul palco dell’Ariston ha sentito “un sacco di amore” e si è commossa: “È stato come abbracciare tutti coloro che hanno perso una madre”.
Da anni il Roof non è solo una soffitta con vista sul mare dove gli artisti vengono a raccontarsi, ma una specie di poltrona dell’analista, dove qualcuno viene a portare il personaggio e altri a portare sé stessi, prendere o lasciare. Serena è il prendere, e non solo perché ‘Qui e ora’ racconta l’ineluttabile, il male necessario, per dirla con un’altra canzone in gara, e lasciare significherebbe fuggire, ma è anche lasciare nel senso di ciò che resta delle canzoni. Che a volte è tanto.
“Mia madre era una cantante”, racconta Serena, “ciò che sto facendo è portare avanti il suo sogno e il mio”. Ci fosse stata oggi, “sarebbe impazzita di gioia, sarebbe stata qui con noi a dirmi tutto quello che avrei potuto migliorare, dalle mie parole in questa conferenza stampa a ogni singola nota cantata. Era una cantante e come tale ambiva alla perfezione, mi giudicava perché mi amava alla follia”. Mamma Maria avrebbe amato anche ‘Qui e ora’: “L’ho scritta con in testa tutta la musica che ascoltavamo insieme, Eduardo De Crescenzo, Pino (Daniele, ndr)”. Del primo cita ‘Ancora’ e “quel modo di non muoversi troppo e dire con gli occhi, penso a cose come ‘Quando l’amore se ne va’, che lei amava tanto, avrei risvegliato in lei quelle canzoni d’amore che ha condiviso con mio padre”.
Musicalmente parlando, a chi le contesta (fuori luogo) soluzioni emozionali di comodo, risponde: “Sono consapevole di amare il canto di Giorgia e Whitney Houston, sognavo di portare qui una canzone che mi rispettasse e avesse l’emozione di cui mi sono nutrita, che male c’è. La ballad è bella per le note lunghe, io sono figlia della modulazione (cambio di tonalità, ndr), tutte cose che mi fanno emozionare”. Perché questa “non è canzone qualunque, ha una profondità che va oltre quello che mi piace e di cui mi sono innamorata in passato. È una canzone più forte, dal significato potentissimo che mi accompagnerà per la vita”. Quanto al testo: “Ho messo quello che serviva, ho escluso cose che potessero abbellire inutilmente la canzone, renderla romantica per gli altri. Ho scritto le cose che più mi ricordano di mia madre, come le mani, piccole e piene di vene, le mie sono sempre di più le sue”.
Sul podio dell’orchestra di Sanremo c’è Nicole Brancale, sorella di Serena, a rendere ancor più intimo questo episodio. “L’anno scorso volevo portare la festa, la gioia e l’incredulità di poter tornare qui, e Nicole la dirigeva. Non avrei potuto fare lo stesso quest’anno. Nicole avrebbe potuto dirmi ‘è bello che vuoi risolvere le tue paure, ma non ce la faccio’. E invece è stato un abbraccio, una liberazione, perché la musica non è solo giocare con la loop station, con l’elettronica, è anche riflessione, carezze”.
A fianco di Serena, e lo saranno anche stasera, ci sono il Premio Grammy del jazz Gregory Porter (2 vittorie e 8 candidature) e l’italiana Delia. “Sarà come partecipare a una jam session a New York”.