Musica

Vasco senza tempo, a Rimini la combriccola fa festa per il via al tour

30 maggio 2026
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Una immensa V a definire il palco mastodontico con i suoi 70 metri di lunghezza, ad alto tasso tecnologico. E sotto in 25mila ad attendere l'inizio del rito collettivo dell'estate, come da più di un decennio a questa parte. Ad officiare il vate del rock, un Vasco Rossi in forma strepitosa. Benvenuti nel mondo del Blasco. Senza tempo, senza età, con addosso la voglia di stare insieme. "Benvenuti alla nostra festa", avverte Rossi. La partenza, quest'anno, da una Rimini calda più del solito per mandare il suo messaggio, sempre tagliente, sempre sul filo dell'ironia. Perché se da una parte è vero che la musica ci salverà, dall'altra è anche specchio dei tempi che corrono. "E di questi tempi mi è venuta in mente questa canzone del 1979 (per quello che ho da fare) Faccio il militare (cuore del concerto, ndr) con il verso Non siamo mica gli americani.. e chi non vuole intendere, vada a farsi fottere", urla dal palco, a ribadire il mood della serata che parte con il piede sull'acceleratore con Vado al massimo ad aprire che scalda subito gli animi.

Tutta la prima parte del concerto è dedicata ai suoi anni di sperimentazione e rottura degli schemi; i primi undici pezzi sono un'esplorazione fra le tracce, più o meno iconiche, di album storici. Da Ormai è tardi con la sua amara ironia e Fegato spappolato poi Una nuova canzone per lei, mai eseguita dal vivo, e Bolle di sapone. Ci sono Alibi, Sono ancora in coma, Ciao. Poi un regalo ai fan che le chiedevano da tempo: Domani sì adesso no e il Tango della gelosia. Lunedi chiude la prima parte, ultimo brano degli anni '80, il momento in cui la ribellione smette di essere gesto e diventa un grido, a volte sussurrato.

"La scaletta dei brani mancanti", l'ha definita il Kom, che parte dalla nostalgia degli anni Ottanta per arrivare a raccontare di noi. Perché Vasco dice di non aver bisogno di parlare dal palco, e lascia che a farlo siano le sue canzoni: Gli spari sopra, la dedica "a tutti i farabutti che governano il mondo", cui segue C'è chi dice no, "se non avete capito". E i 25mila di Rimini esplodono.

Vasco intercetta le contraddizioni del Paese, costruendo un immaginario fatto di libertà individuale, solitudine urbana e resistenza emotiva. "Un live che è un acceleratore quantico di particelle emotive" (Pepsy Romanoff alla regia per i contenuti video si è ispirato ai principi della fisica quantistica). Nella seconda parte i toni si alzano, l'ironia si fa feroce. Marea fa la sua comparsa per la prima volta dal vivo. Siamo Soli e Se ti potessi dire catapultano gli spettatori negli anni Duemila. A fare da ponte tra le due epoche è (per quello che ho da fare) Faccio il militare, incredibilmente attuale, con la marionetta vestita da cowboy che incombe dalle immagini proiettate sullo schermo alle spalle di Vasco. Uno spazio scenico in continua trasformazione, capace di generare scenari sempre diversi. Arrivano anche i pezzi immancabili: Stupendo, Rewind che scatena come sempre i topless birichini delle ragazze sulle spalle dei fidanzati. Prima del gran finale è la volta di Un mondo migliore.

Sequenza micidiale con La noia, Sally, Siamo solo noi, Vita Spericolata, Canzone. Albachiara, come da tradizione, chiude. "Ite, Missa Est", il rito anche stavolta è stato rispettato. E il Blasco - con altre 10 date in calendario - dà appuntamento al prossimo anno con "un evento universale".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni