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18.06.2019 - 15:050

Una filosofia per l'essere umano

Intervista a Giovanni Gaetani, questa sera a Bellinzona per la Giornata mondiale dell’umanismo

Ripartire dall’essere umano, con le sue peculiarità e i suoi limiti, senza entità trascendenti: è l’umanismo, corrente di pensiero – e movimento politico che si batte per i diritti umani, soprattutto di chi non crede – che il 21 giugno celebrerà la Giornata mondiale dell’umanismo. Per l’occasione i Liberi pensatori hanno invitato – oggi martedì 18 giugno alle 20.30 alla Casa del popolo di Bellinzona – Giovanni Gaetani, respon­sabile crescita e sviluppo di Huma­- nist International, autore del libro ‘Come se Dio fosse Antani’ e del blog Ad alzezza uomo.

Che cos’è l’umanismo? Una filosofia, un’etica, una setta?
Di sicuro non una setta! Direi per iniziare che è sia una filosofia, sia un movimento.
È una filosofia che mette al centro del proprio universo gli esseri umani con le loro capacità empatiche e razionali. Senza riferimenti a entità trascendenti e soprannaturali. Una filosofia non teista che difende e promuove tutta una serie di valori umanisti, come la ragione, l’empatia, il vivere eticamente, la democrazia, la laicità, il progresso scientifico.
Come movimento internazionale, l’umanismo è costituito dalle centinaia di associazioni in tutto il mondo che si battono per la separazione tra Stato e Chiesa, per i diritti umani – concepiti universalmente e individualmente, non in maniera particolareggiata come diritti di certe comunità rispetto ad altre – per l’emancipazione delle donne, per i diritti LGBT+, contro il razzismo, il populismo e ogni forma di fascismo.

Che cosa distingue l’umanismo da altri movimenti che – penso all’umanesimo o all’illuminismo – in passato hanno messo al centro l’essere umano e la ragione?
L’umanesimo, rinascimentale ed europeo, aveva sì una grande fiducia nelle capacità dell’uomo – e intendo proprio l’uomo, contrapposto alla donna – ma questa fiducia nasceva dal legame divino tra creatore e creatura. L’umanismo, al contrario, ha fiducia nell’essere umano in quanto umano, senza bisogno di una filiazione divina.
Ma l’umanismo non è neppure l’illuminismo che abbiamo conosciuto nel Settecento perché riconosce tutti i limiti della ragione: la sua non è una fiducia cieca nella ragione e nel progresso scientifico, ma anzi, l’umanismo cerca di bilanciare razionalità e scienza con altri valori, quali ad esempio la libertà individuale e l’empatia – come si legge nella Dichiarazione di Amsterdam, (scritta nel 1952 e aggiornata nel 2002) che raccoglie i sette principi fondamentali dell’umanismo.

Niente entità trascendenti, si è detto. Ma un credente che non ha alcuna intenzione di imporre agli altri le proprie scelte di fede può essere un umanista?
Bella domanda, alla quale tenderei a rispondere negativamente. L’umanismo moderno infatti, per come è strutturato, rigetta il soprannaturale e la superstizione in quanto forme di pensiero irrazionale, per cui bisogna capire di che tipo di credente stiamo parlando: se pensiamo alle religioni abramitiche (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) ma anche all’Induismo o al Buddhismo, sono tutte forme di pensiero irrazionale che non trovano posto nell’umanismo moderno.

La spiritualità, invece, trova posto oppure l’umanismo è materialista?
Il materialismo ‘strictu sensu’ non rientra nei valori dell’umanismo, come definiti nella Dichiarazione di Amsterdam. Poi ovviamente ci sono umanisti più o meno materialisti ma la bellezza dell’umanismo è tutta qui, nel suo non essere dogmatico, nel suo non imporre una particolare visione dell’umanismo. Stabiliti alcuni principi fondamentali, l’umanismo lascia ampi margini di libertà – al contrario delle religioni che tendono ad accentrare e imporre un’ortodossia. Quindi, per tornare alla domanda, l’umanismo non è né materialista né spiritualista, ma possono esserci benissimo umanisti che sostengono una visione fortemente materialista o fortemente spiritualista.

Escludere i credenti, anche quelli liberali, non rischia di essere controproducente per l’umanismo come movimento politico?
Sono due questioni diverse, da una parte c’è la coerenza e l’identità del movimento stesso, dall’altra l’opportunità politica. L’umanismo non è antireligioso e non preclude la collaborazione con le persone religiose, ma anzi in qualche modo le ricerca. L’umanismo infatti difende sia la libertà di religione sia la libertà dalla religione: difendiamo cioè sia il diritto di poter seguire le proprie credenze – sempre che non si violino le libertà altrui, ovviamente –, sia il diritto di non subire le imposizioni di qualsiasi religione.
Come Humanist International non raramente collaboriamo, nelle nostre campagne, con cattolici per la libertà di scelta, con musulmani liberali, con qualsiasi movimento che si batta per i diritti umani universali, a prescindere dalla fede religiosa. Anche se purtroppo è vero pure il contrario, e spesso ci scontriamo con gruppi religiosi che vogliono limitare il ventaglio dei diritti umani.

Al centro dell’umanismo c’è l’essere umano. Tuttavia la sensibilità etica contemporanea prende sempre più in considerazione non solo gli animali non umani, ma anche l’ambiente.
È un tema molto interessante e molto attuale. C’è, all’interno del movimento umanista, un dibattito molto acceso con alcune “avanguardie antispeciste” che sostengono che per essere davvero umanisti sia necessario rifiutare lo specismo, l’idea cioè che l’essere umano in quanto tale abbia un privilegio e una supremazia sugli altri essere viventi non-umani.

Però, fin dal nome, l’umanismo è antropocentrico: al centro vi è l’essere umano, la specie umana.
Sì, l’umanismo è giocoforza antropocentrico. Ma proprio perché non è attaccato ai dogmi, proprio perché ama il cambiamento e la messa in discussione dei propri valori, si sta muovendo nella direzione dell’antispecismo. Il rispetto che accordiamo in linea di principio agli esseri umani lo stiamo progressivamente accordando anche agli esseri viventi non umani. È uno step necessario, anche perché, con la crescita della popolazione mondiale e l’espansione dello stile di vita occidentale, il sistema di allevamento e macellazione è diventato oggettivamente brutale, molto più di quanto lo fosse qualche secolo fa.

Antropocentrico perché siamo esseri umani e questo è il nostro punto di vista sul mondo, non perché riconosciamo meno valore agli altri esseri viventi.
Esattamente. Se riusciamo a fare questo tipo di ragionamenti è proprio perché siamo esseri umani, se ci chiediamo se sia etico trattare gli animali come li stiamo trattando, è perché partiamo da un nucleo morale che è proprio dell’essere umano.

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