L’intervista

Chiedi chi erano, e chi sono, i Rockets

L’affetto per gli argentati è quello di sempre. Atterrano venerdì a Bellinzona per i Beatles Days: parla Fabrice Quagliotti

Il 12 giugno alle 22.30 in Piazza del Sole
(Gozzi)
8 giugno 2026
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google

Incontriamo Fabrice Quagliotti nella sua Como, da tempo città acquisita di un parigino di nascita e ferreo sostenitore dello champagne e del rosso, “quelli francesi, e non perché sono francese”. I suoi Rockets atterreranno venerdì a Bellinzona per i Beatles Days a cinquant’anni dal loro primo disco, il cosiddetto ‘Album verde’, oggetto di culto per il quale il collezionista deve spendere bei soldini, perché l’eco degli ‘argentati’ non si è mai spenta. «È un album strano, di un gruppo che ancora si doveva ‘trovare’», ricorda Quagliotti, che si sarebbe unito ai Rockets solo dal disco successivo, ‘On the Road Again’. Quel primo album zeppo di cover (da ‘Apache’ degli Shadow a ‘Last Space Train’ degli Spotnicks ad ‘Apesanteur’ dei King Set) contiene anche un paio di punti fermi firmati Rockets come ‘Fils du ciel’ e ‘Le Chemin’, quest’ultima campionata da Caparezza per ‘A comic book saved my life’ sul suo ‘Orbit Orbit’.

Le ricorrenze si sprecano in questo 2026, dai quarant’anni di ‘One Way’, l’ottavo album dei nostri, ai trenta della ‘Terra dei cachi’ di Elio e le Storie Tese dipinti d’argento a Sanremo come il lituano Silvester Belk all’ultimo Eurovision Song Contest: «Rasato e argentato: la musica magari no, ma l’immagine è quella». Ci sono suoni Rockets anche negli Angine de Poitrine, il duo del momento: «Non credo reggerei un loro concerto per intero, e nemmeno un disco. Sono tecnicamente bravissimi, ma fanno cose che Frank Zappa già faceva cinquant’anni fa. Dureranno?». Suoni space rock a parte, anche gli Angine de Poitrine dicono di arrivare dallo spazio: «Ho sentito alcune loro interviste, parlano con voci storpiate, al posto loro io nemmeno avrei parlato. Il concetto è forte, il suono anche, il look divertente, ma mi annoiano». L’arrivare dallo spazio è cosa che continua ad affascinarci dai tempi di Luciano di Samosata (II secolo d.C.), il primo a scrivere di alieni, fino a Bowie che cadde sulla terra, fino ai Rockets: «Oggi il concetto è un po’ più difficile da far passare, ma ci credo io per primo: come possiamo pensare di essere unici in questo universo? Troppe tracce dicono il contrario».

Alain, gli integralisti, Tony Banks

Non sono solo le facce argentate a tenere acceso il mito dei Rockets, ci sono anche le canzoni «e la voglia di divertirsi, perché il giorno in cui non dovessi divertirmi più, suonerò in casa. Con questa formazione – garantisce Fabrice – le motivazioni sono molte, durante il tour teatrale del 2025 ci siamo divertiti tanto». Quella serie di concerti è riassunta nel disco ‘Some Other Space… Some Other Live!’: «Tanti fan della prima ora sono venuti senza sapere cosa aspettarsi e si sono commossi, ma è stato bello vedere tanti giovani. Ho nel cuore una famiglia, i genitori sui 40, tutti fan compresa la figlia di 7 anni, argentata pure lei», finita col suo bellissimo sorriso nel booklet del cd. Il 2025 è stato anche l’anno in cui i Rockets hanno perso l’ex frontman Christian Le Bartz e l’ex chitarrista Alain Maratrat: «Christian è stato importante perché parte del mio percorso, con Alain c’era una grande amicizia, penso a lui ogni giorno. È riuscito a suonare in ‘Cosmic Castaway’ (su ‘The Final Frontier’, ndr), se n’è andato dopo tre anni d’inferno».

Oltre a Fabrice Quagliotti (tastiere), i Rockets di oggi sono Fabri Kiarelli (voce e chitarra), Rosaire Riccobono (basso), Gianluca Martino (chitarre) e Dan IV (batteria, percussioni). Non sono mai tramontati anche grazie a una fanbase sempre fedele: «È un pubblico esigente, che ci conosce e ci capisce. C’è poi un 1% di integralisti dai quali non veniamo accettati e la cosa non m’interessa. Dicono che non siamo più quelli di prima, ed è ovvio, anche perché due di noi sono morti. Alain mi ha sempre spinto a continuare, e con lui l’ex batterista e l’ex produttore, mi sento di dover dare retta a loro più che a qualche cretino, e ti autorizzo a scrivere ‘cretino’». Quelli di oggi sono «i Rockets 2.0, gli anni 80 sono lontani, io non ho più vent’anni, compongo in modo diverso, la mia testa è diversa. Anche gli integralisti sono diversi, e sono invecchiati male». Integralisti omaggiati con ‘Rock and Roll Loser’, su ‘Wonderland’ del 2019. «Ma succede a tutti, c’è chi dice che i Genesis siano morti con l’addio di Peter Gabriel, e mi sta bene che si preferiscano i Genesis con Peter Gabriel, ma il successo per la band è arrivato dopo di lui. Gabriel era la testa pensante per lo show, i Genesis sono Tony Banks».

Morricone, Jagger, Jeff Beck

Quagliotti è pronto con un nuovo album solista ed è al lavoro con Michele Violante sul nuovo singolo dei Rockets, che potrebbe accompagnare il tour invernale. «Dipende dai tempi. Io sono molto lento, ho un’attenzione quasi maniacale, che alla fine serve a poco perché oggi la gente la musica l’ascolta sul cellulare, ma è più forte di me». Tra Beatles e Rolling Stones ha scelto prima gli Stones: «Ho iniziato ad apprezzare i Beatles solo da trent’anni a questa parte, per capire che hanno scritto cose bellissime e fatto arrangiamenti pazzeschi, tutte cose più belle di quelle degli Stones, che però ci sono ancora. Ecco, anche nel loro caso c’è chi dice “sì, ma non c’è più Mick Taylor”, e il problema non esiste perché gli Stones sono Mick Jagger e Keith Richards, e Jagger oggi ha più energie di tanti frontman di vent’anni».

Parlando di Beatles Days, alla fine siamo finiti tra le passioni di Fabrice, che ascolterebbe il Morricone del Pianista sull’oceano «in loop ogni giorno», che ama i chitarristi «che non fanno mille note al minuto ma quattro, quelle giuste», e cerca sullo smartphone ‘Nadia’ di Jeff Beck e ce la fa sentire. Il disco da portare sull’isola deserta è ‘Life on Mars’ di Bowie, quello dei Rockets, da portare nello stesso posto, «è difficile da scegliere, si dice che la cosa migliore sia quella appena fatta o che deve ancora arrivare. Se penso all’epoca silver, dico ‘Plasteroid’, se penso al nuovo corso, dico ‘The Final Frontier».

Chi sono i Rockets di oggi? «Non ne vedo – chiude Quagliotti –, siamo unici, nel bene e nel male. I più vicini a noi nel mood sono stati i Daft Punk, per loro stessa ammissione. Sono esplosi nel momento giusto, noi eravamo un po’ troppo avanti. Fossimo arrivati vent’anni più tardi, per noi sarebbero cambiate tante cose, ma il corso del tempo non si può cambiare». Nemmeno se vieni dallo spazio.

GozziQuagliotti tra le tastiere

Da giovedì a sabato

Tra libri ed experience

I Bellinzona Beatles Days 2026 si aprono giovedì alle 18 con la presentazione de ‘Il libro (più) bianco dei Beatles’, libro di Franco Zanetti, ospite in Piazza del Sole. Con lui, Massimo Ferrarini, cantautore e compositore torinese che presenta ‘Wave Zero – L’archivio segreto dei Beatles’, il suo primo romanzo. Di venerdì, prima dei Rockets, dalle 19 Dj Kiko e poi Re-Count, progetto 30ennale del luganese Omar Enrico Bernasconi. Sabato i The Beat Box, riconosciuta come la più fedele delle band tributo ai Fab Four.

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali