‘A parole mi disse più e più volte che a Lugano sarebbe venuto volentieri, ma alla fine decidevano i suoi manager’. Poi – correva l'anno 1987 – il ‘sì’

“Il percorso dal camerino al palco è breve, quasi inesistente, ma quei pochi metri sembrano non finire mai tanto è lento e cadenzato l’avanzare di Davis. Il pubblico applaude entusiasta e immediatamente si crea il contatto tra l’artista e la platea. Miles percepisce questa situazione e saluta, prima di girarsi verso la batteria e iniziare a suonare. L’inizio è poderoso, intensissimo, quasi violento”. Per chi il primo luglio 1987 non c’era, a Lugano con Miles Davis suonarono Rick Weldman alla batteria, Mino Cinelu alle percussioni, Darryl Jones al basso elettrico, Bobby Irving e Adam Holzmann alle tastiere, Joe Me Creary alla chitarra e Kenny Garrett al sax contralto e flauto traverso. Attingiamo dalla cronaca di Rolando Lepori sul foglio che si chiamava Il Dovere e veniamo a sapere che a Estival Jazz, quando ancora Lugano aveva un festival jazz, Miles portò i brani di ‘Tutu’, uscito un anno prima, e molto altro.
«Quella giornata è stata il risultato di parecchi anni di una sfrenata corte che gli avevo fatto», ci dice Jacky Marti cui si deve la presenza di Miles a Estival, una tra le esibizioni più ricche di bootleg di sempre. «A parole mi disse più e più volte che a Lugano sarebbe venuto volentieri, ma alla fine decidevano i suoi manager. Una di queste volte eravamo nella sua camera d’albergo a Montreux, ricordo che per terra aveva decine di Lp tutti di musica rock, non uno di jazz. Miles era noto per ascoltare tutto quello che veniva pubblicato e che gli dicevano fosse di qualità. Voleva essere all’altezza, non ripudiava il successo popolare, anzi, non voleva restare relegato a una nicchia, si pensi a ‘Time After Time’».
A Lugano la hit di Cindy Lauper non mancò, come pure ‘Human Nature’ di Michael Jackson, scritta da Steve Porcaro dei Toto. Gli archivi storici (non quelli di Estival, perché ai nuovi proprietari non interessa averne uno) dicono che Miles aprì con ‘One Phone Call/Street Scenes’ e chiuse con ‘Portia’. Più o meno al centro, una piccola gemma intitolata ‘Don’t Stop Me Now’ da ‘Fahrenheit’ dei Toto (rieccoli), album del quale il trombettista fu special guest.
«Miles Davis era uno che non ti aiutava – continua Jacky –, men che meno quando se ne stava in silenzio. Anche in quel caso sentivi forte la sua autorevolezza, era uno di quegli uomini che riempiono la stanza anche senza parlare, un silenzio che diventava emozione». L’ex patron di Estival era a Montreux nel 1991, quando Miles accettò la proposta di Quincy Jones di suonare il jazz degli esordi, messo da parte da anni. «Lo fece con due big band una di fronte all’altra, quella di Bill Evans e quella dello svizzero George Gruntz, nella quale suonava il ticinese Claudio Pontiggia». Il concerto confluì nel video ‘Miles & Quincy Live at Montreux’.
Quanto al luglio del 1987, la giornata di Estival iniziò all’aeroporto di Agno: «Ho organizzato quasi mille concerti – chiude Jacky –, il suo è stato quello che mi ha emozionato di più». Di quel giorno ricorda pure il 18enne Darryl Jones, oggi con gli Stones: «Fu Miles a lanciarlo, come fece con tanti altri da grande talent scout quale era». Ricorda soprattutto che negli spazi di Artecasa, sede del concerto, faceva un caldo impossibile: Weldman ebbe un collasso e finì all’ospedale, e per il troppo sudore (come si legge anche ne ‘Il colore degli incontri’, l’autobiografia di Mister Estival) Miles si tolse gli occhiali, una specie di evento: «Guardò il fotografo Marco D’Anna come per dire “fammi la foto” (vedi a sinistra, ndr), e quello scatto fece il giro del mondo». Musei inclusi.