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‘Nação Valente’
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05.08.2022 - 21:47
di di Ugo Brusaporco

La violenza privata e della storia in Concorso

‘Nação Valente’ di Carlos Conceição e ‘Bowling Saturne’ di Patricia Mazuy raccontano in maniere diverse le più truci derive del genere umano

La seconda giornata in competizione nella sezione Concorso internazionale, di questo Festival segnato anche dalla pioggia, ha visto sugli schermi "Nação Valente" del portoghese di origine angolana Carlos Conceição e "Bowling Saturne" della francese Patricia Mazuy. Il primo è un film che ci riporta alla fine dell’impero coloniale portoghese in Angola, presentandoci un manipolo di soldati incapaci di comprendere come il mondo stia cambiando, mentre il secondo, che il Festival segnala contenente scene che potrebbero colpire la sensibilità di spettatrici e spettatori, racconta di un serial killer che massacra le sue vittime, tutte donne, dopo aver abusato di loro, e davvero è proprio violenta la scena del primo omicidio, ben recitata e diretta, visto che prima dà l’illusione di una storia d’amore che si realizza e poi, improvvisa, esplode la brutalità del maschio che tradisce il dolce sentimento insanguinandolo.

È difficile uscire dai sogni

Ma andiamo con ordine spiegando che il titolo del film portoghese "Nação Valente" (Una nazione valorosa) era la prima frase di una canzone lusitana usata nelle colonie, sul tema si era espresso magnificamente Manoel De Oliveira in "Non, ou a Vã Gloria de Mandar" visto a Cannes nel 1990, Carlos Conceição apre il film con le vicende di una suora che arriva nel territorio angolano con dei crocifissi che ritorneranno poi alla fine del film, una ragazza locale che l’aiuta viene abusata e uccisa da un soldato portoghese in vena mistica.

L’azione si sposta quindi all’interno di una caserma, dove un manipolo di giovani soldati è guidato da un sadico ufficiale, che capisce che ai giovani militi manca la soddisfazione sessuale e quindi si procura una prostituta disponibile a soddisfarli tutti, a un buon prezzo. Succede però che il primo giovane esageri nella sua voglia e costringa l’ufficiale a intervenire. Un commilitone del giovane però spara all’ufficiale, uccidendolo.

Succede anche che dalle tombe escano i cadaveri degli angolani uccisi e di qualche soldato. Guidati dalla donna i pochi soldatini riescono a riguadagnare la strada fuori dalla caserma verso un mondo nuovo. Proprio Anabela Moreira, l’attrice che interpreta la facile donna, ha spiegato in conferenza stampa il senso di un ricordo, lei figlia di un militare portoghese che le ha raccontato, fin da quando era piccola, le sue storie nelle colonie, fatti e luoghi che lei ha voluto visitare senza trovare niente di quei ricordi. Il Portogallo ha vissuto un trauma, quello della perdita delle colonie, non ancora assorbito completamente, fu una sconfitta sul campo, fu la vittoria di chi lottava per l’indipendenza. È difficile uscire dai sogni.

Uno sguardo senza veli, né pietà

"Bowling Saturne" è invece un noir in pieno stile, con aspetti visivi e sociali certo non indifferenti al peso di due coproduttori come Jean-Pierre e Luc Dardenne. Siamo in una città di provincia e subito incontriamo il disadattato Armand (un bravo Achille Reggiani, figlio della regista): suo padre è morto, un gran cacciatore e proprietario del bowling del titolo. Ora è nelle mani del suo fratellastro Guillaume (un interessante Arieh Worthalter), che è un ispettore di polizia, e per questo spinge Armand a occuparsi del locale.

Adesso le loro vite si intrecciano in modo drammatico, Armand sessualmente represso sfoga con violenza omicida il suo desiderio di possedere una donna, e comincia a seminare cadaveri, nel vicino cimitero. Incaricato di scoprire l’omicida. Guillaume brancola nel buio, viene addirittura sospeso per incapacità. Dalla sua ha però una donna, una animalista convinta, che si innamora di lui, e sarà quando il fratellastro tenta di ucciderla che i nodi si scioglieranno.

Tra le scene più inquietanti quella che vede il poliziotto negare aiuto a una donna che vuole far uscire sua figlia da una situazione di duro stalking, salvo trovarsi il giorno dopo con il cadavere della ragazza che si era suicidata. È un film duro e inquietante, uno sguardo sulla società senza veli né pietà, sullo schermo ci siamo tutti.

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