Aldo Podestà, il fondatore, ha rifiutato di venderla ai colossi statunitensi. ‘Vogliamo invece offrirla a Svizzera ed Europa’

La startup losannese Giotto.ai, nata nel 2017, si è rapidamente fatta notare nel settore dell’intelligenza artificiale: uno dei suoi modelli ha superato ChatGPT in test di ragionamento e risoluzione di problemi lo scorso anno. Da allora l’azienda è stata contattata da un grande gruppo tecnologico, ma il fondatore, Aldo Podestà, ha rifiutato di venderla. Sostiene infatti che la loro IA resterà al servizio della Svizzera per molti anni e che il Paese è il luogo in cui intende costruire un futuro centro dati.
Quando dice “piccolo”, intende che il vostro modello usa molti meno parametri rispetto ai colossi americani?
Il modello usato per il test ARC‑AGI aveva solo 200 milioni di parametri, circa mezzo gigabyte di memoria. Era ottimizzato per quel compito. Oggi il modello generale ha 30 miliardi di parametri e funziona su una singola GPU. L’esperienza d’uso ricorda GPT, ma la dimensione è 72 volte inferiore.
La scelta di ridurre la memoria è legata alla sostenibilità?
Ottimizzare è necessario: le risorse non sono infinite. Gli Stati Uniti consumano senza limiti, come se l’energia fosse inesauribile. Noi preferiamo GPU da 600 watt mantenendo un livello di intelligenza molto alto. Su una singola scheda, Giotto.ai è il modello più performante.
Giotto.ai ha superato ChatGPT. È davvero più intelligente?
In alcuni ambiti sì: è molto solido nel ragionamento. È meno adatto a gestire contesti enormi, dove i modelli GPT, Anthropic o Mythos eccellono. La rivoluzione è che Giotto.ai può funzionare su un laptop, senza inviare dati a server esterni e anche offline.
I giganti americani vi considerano un concorrente?
Uno di loro ha tentato di acquistare Giotto.ai, ma l’obiettivo era smantellarla. Abbiamo rifiutato. Alcune aziende farebbero di tutto per ottenere questa tecnologia. Noi vogliamo invece offrirla a Svizzera ed Europa, contribuendo a una reindustrializzazione positiva.
L’IA ha più futuro in Svizzera?
L’economia svizzera è esposta a rischi, nonostante la forza ingegneristica del Paese. Bisogna reindirizzare queste competenze verso un’economia moderna e autonoma. La Svizzera ha tutte le capacità per costruire server di IA. Ruag, ad esempio, potrebbe diventare un leader dell’infrastruttura HPC.
Avete i mezzi per creare un centro dati in Svizzera?
Il progetto è pensato su 20 anni. Non venderò Giotto.ai. Abbiamo raccolto 20 milioni di franchi e puntiamo a investire molto di più per aumentare la capacità computazionale svizzera. Stiamo valutando vari siti, con attenzione al fattore energetico: l’idroelettrico vallesano è molto interessante.
Vi siete alleati con Ruag per sviluppare LLARA, un’IA sovrana per la difesa. È un settore prioritario?
Lavoriamo su sistemi critici per l’indipendenza svizzera ed europea. Le collaborazioni con Ruag, SAP e l’Esercito vanno in questa direzione. L’obiettivo è fornire un’intelligenza autonoma capace di rilevare segnali precoci e analizzare dati anonimizzati. In caso di attacco con migliaia di droni, oggi non saremmo pronti: per questo servono partner competenti, che abbiamo trovato.
Quali sono i vostri obiettivi immediati?
Investiamo oltre 5 milioni nella ricerca. Giotto è un laboratorio con 25 persone: non vogliamo trasformarlo in una struttura commerciale. Puntiamo a ospedali, comuni, aziende e privati. Con una licenza, Giotto.ai diventa un loro asset, senza dipendere da infrastrutture esterne. Così diventano protagonisti dell’economia futura.