Culture

Orhan Pamuk tra serie tv, innamoramento e democrazia

Lo scrittore Premio Nobel racconta l’adattamento del suo romanzo ‘Il museo dell’innocenza’

Pamuk nel suo Museo dell’innocenza nel 2012
(keystone)
13 febbraio 2026
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"Sono un po' nervoso, mi sento responsabile". Orhan Pamuk è molto soddisfatto della serie ‘Il museo dell'innocenza’, tratta dal suo romanzo omonimo e disponibile su Netflix. Ma non nasconde di essere emozionato e anche ansioso di vedere quale sarà la reazione del pubblico. Dopo "una brutta esperienza a Hollywood", che aveva mostrato interesse per trasformare il libro in un film che non è mai stato realizzato, il premio Nobel per la letteratura turco ha personalmente seguito per un anno e mezzo la stesura della sceneggiatura della serie, una produzione turca firmata Ay Yapim, per essere sicuro che il risultato finale non stravolgesse il libro, che è stato tradotto in oltre 60 lingue ed è uno dei suoi maggiori successi.

Nella serie, Selahattin Pasali interpreta Kemal, figlio di una delle famiglie più ricche di Istanbul, che tra gli anni 70 e gli anni 80 si perde in una tormentata e intesa storia d'amore con Fusun, interpretata da Eylul Lize Kandemir, una lontana parente che fa parte dei ceti sociali meno abbienti della città.

"L'amore è una cosa poetica, bella e dolce? O è qualcosa che ci ferisce? Che ci fa fare cose che non vogliamo fare? Questo ci rende irrazionali. Ci rende schiavi di qualche idea. Questi sono gli argomenti, i temi che il romanzo affronta e drammatizza", ha detto all'Ansa lo scrittore. Il suo libro non celebra il sentimento dell'innamoramento in quanto tale, "anzi, lo tratta come qualcosa che accade a tutti noi, o alla maggior parte di noi, come un incidente stradale", afferma Pamuk, seduto sulla scrivania cosparsa di libri nel grande studio allestito nel palazzo di famiglia a Nisantasi, il quartiere dell'alta borghesia sulla sponda europea di Istanbul, dove lo scrittore è cresciuto e dove sono in parte ambientati quasi tutti i suoi romanzi.

"Nisantasi è il mio mondo immaginario e reale. Ogni scrittore ha una geografia in cui colloca le sue storie", dice Pamuk, mentre anche Kemal, il protagonista del libro e della serie, abita in questo stesso quartiere, che per gran parte del XX secolo è stato uno dei luoghi dove vivevano le minoranze di Istanbul, come greci, armeni ed ebrei. Secondo il premio Nobel, uno degli aspetti più interessanti della serie è che il suo punto di vista maschile, espresso nel raccontare il sentimento dell'amore nel libro, "è bilanciato da quello (femminile) della regista", Zeynep Gunay.

Nella serie, Kemal sviluppa una sorta di ossessione per Fusun e colleziona tutti gli oggetti che in qualche modo riguardano il loro rapporto, tra cui gli oltre quattromila mozziconi di sigarette fumate dall'amata durante i loro incontri. Si tratta di oggetti che trovano spazio in un museo vero e proprio, ideato da Pamuk già mentre scriveva il libro e aperto a Istanbul dal 2012. Uno spazio visitato da migliaia di turchi e turisti ogni anno, che amplia e dialoga con il romanzo mentre nello stesso tempo offre l'opportunità di potere ammirare oggetti che raccontano quello che era Istanbul tra gli anni Settanta e Ottanta. "La città è cambiata molto", dice Pamuk, sottolineando che non si sente "nostalgico" di un passato che non tornerà mai più. "Mi sento ancora a casa", dice lo scrittore, parlando degli aspetti eterni della sua Istanbul, come il Bosforo, il canale che separa le due sponde della città, "che ti inonda, ti trasforma, ti rivitalizza, ti dà una sorta di vitalità".

Istanbul è una città che nel marzo del 2025 ha perso il suo sindaco, Ekrem Imamoglu, incarcerato per corruzione e rimosso dall'incarico, e Pamuk non è indifferente a questo. Già prima dell'arresto di Imamoglu, che è ritenuto il principale rivale del presidente Recep Tayyip Erdogan, "la Turchia non aveva una democrazia completa", dice Pamuk, citando la mancanza di libertà di espressione ma sottolineando come esistesse comunque una "democrazia delle urne", dove la scelta della popolazione poteva ancora contare, come nel caso delle due vittorie elettorali di Imamoglu. "Dopo che Imamoglu è stato incarcerato anche la democrazia del voto è finita", ammette amareggiato lo scrittore.

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