Culture

Casa della letteratura oltre le orme della normalità

La direttrice Mara Travella presenta la stagione 2026, tra linguaggi diversi e voci dimenticate. Perché la letteratura è anche pensiero critico

Fuori (n)orma, il manifesto di Lisa Cattaneo
6 febbraio 2026
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Cosa succede quando essere normali è troppo difficile? La scrittrice Nadia Terranova ne aveva parlato in un’intervista, dicendosi tutto sommato consolata dalla prospettiva di “poter impazzire”, e quell’idea aveva colpito Mara Travella. Così, la direttrice della Casa della letteratura per la Svizzera italiana ha deciso di partire da lì, per la prima stagione interamente concepita da lei, subentrata l’anno scorso a Fabiano Alborghetti. Il programma, presentato in conferenza stampa, si intitola “Fuori (n)orma”, inserendo nella riflessione non solo la norma alla quale dovremmo uniformarci, ma anche l’orma che spesso chi è fuori norma non riesce a lasciare. Una decina di incontri nella sede di Villa Saroli a Lugano, più laboratori, corsi e attività in collaborazione con vari partner.

L’immagine del manifesto è realizzata dall’illustratrice ticinese Lisa Cattaneo e trae ispirazione dalle riflessioni della filosofa Sara Ahmed: alcuni volatili giocano con la norma volando intorno a un nido fatto di pagine e libri, rappresentando così le potenzialità del pensiero obliquo e queer.

L’inaugurazione, il 21 febbraio, riprende il titolo della stagione declinando il tema guardando a corpi, lingue e linguaggi: una doppia performance con Rebecca Solari ed Eugenia Giancaspro che esplorano il linguaggio attraverso il dialetto ticinese, la Lingua dei Segni e la mostruosità femminile. Seguiranno incontri con Alcide Pierantozzi sulla salute mentale (28 febbraio), Nadeesha Uyangoda su razza e classe (14 marzo) e, il 21 novembre, un omaggio ad Adelheid Duvanel, scrittrice basilese riscoperta dopo anni di oblio. Autrice di prose frammentarie vicine al surrealismo, Duvanel ha avuto una vita errante segnata da dipendenze e malattia mentale, con conseguenti internamenti in cliniche psichiatriche. La sua scrittura controllata condensa in poche righe sofferenza e ironia attraverso personaggi che faticano a entrare in sintonia con la società. Dopo essere stata a lungo sconosciuta, Duvanel sta vivendo una riscoperta che dal mondo germanofono passa per quello francese e approda ora anche in lingua italiana.

Vi sono poi diverse collaborazioni, dagli Eventi Letterari Monte Verità con un incontro il 21 marzo a Pro Grigioni italiano, il Circolino di Bienne e Berna Arte & Cultura. Spazio anche alla formazione, sia quella più “letteraria” con masterclass di traduzione dedicate a voci svizzere contemporanee, sia a quelle più pratiche come un corso sulla dichiarazione d’imposta. Il programma completo è su www.casadellaletteratura.ch.

Come accennato, è la prima stagione sviluppata da Mara Travella che – ci ha spiegato dopo la conferenza stampa – ha voluto «dare continuità al lavoro avviato da Fabiano Alborghetti, anche per il sostegno ad altre realtà che si occupano di letteratura e di cultura di lingua italiana in Svizzera».

In questa continuità ci sono comunque alcune novità, guardando ad alcuni formati multidisciplinari come quello dell’inaugurazione.

Sì: Fabiano (Alborghetti, ndr) aveva costruito questo formato “classico” con l’autrice o l’autore in dialogo con la moderatrice o il moderatore e io l’ho seguito perché vedo che è un modo per entrare dietro le quinte di un’opera. Ma ho anche cercato di portare degli eventi più legati alla performance o alla lettura poetica con musica, anche per trovare nuovi pubblici. A ottobre, ad esempio, avremo una autrice grigionese, Asa Hendry, e una coreografa, Xdzunúm Trejo. Anche Fabiano portava formati meno classici, ma io guardando anche alle esperienze nel resto della Svizzera voglio andare maggiormente in questa direzione, vedere se questa può diventare una peculiarità della Casa della letteratura.

Gli eventi in sede sono solo una delle attività della Casa della letteratura che è, appunto, ‘per’ la Svizzera italiana.

Sì: penso che la nostra missione sia proprio quella di essere un punto di riferimento per le autrici e per gli autori di lingua italiana in Svizzera e anche un ponte verso le altre realtà. Ad esempio abbiamo una collaborazione con Berna Arte e Cultura: ospiteranno Begoña Feijóo Fariña, Fabiano Alborghetti e Sara Rossi Guidicelli. Sosteniamo questi eventi per cercare di dare sostegno alle voci della letteratura del nostro territorio.

Ci sono poi gli eventi di formazione. E anche qui c’è qualche novità.

Quando ho pensato di creare questo corso che si chiama “Voci svizzere contemporanee”, ho pensato che gli incontri dovessero essere aperti al pubblico delle masterclass in cui traduttrici e traduttori parlano di un’autrice o di un autore svizzero contemporaneo. Mi sembra che si legga poco la letteratura svizzera contemporanea e si conosca poco di quello che viene tradotto. Così come si conosce poco il mestiere della traduzione: per questo credo sia importante non lasciare questi spazi solo per degli addetti ai lavori, ma anche per un pubblico più ampio.

Quanto è vincolante un tema come quello scelto quest’anno nell’organizzare gli eventi?

Si cerca un tema che possa avere un fil rouge con alcuni eventi, e che in quegli eventi sia molto presente, ma che sia anche abbastanza largo per consentirci di giocare con le possibilità. Ci sono anche tante proposte che vengono dall’esterno, come ad esempio gli incontri con Laura Di Corcia e con Tommaso Soldini, che ci sono stati presentati da Pietro De Marchi e da Fabio Pusterla.

Ci sono comunque dei temi che non siamo riusciti a toccare. Volevamo portare un evento sul comico, ad esempio. Mi interessava molto anche il tema della follia e della normalità. Poi ho scoperto che quest’anno sarebbe stata tradotta Adelheid Duvanel. Ci sono state tutte delle questioni intorno a me che mi hanno fatto pensare che il tema ci riguardasse molto. Credo che ci riguardi veramente la questione della salute mentale in maniera generale. Però ci faceva giocare anche con i formati, con le voci al margine, con le scritture esordienti. Ci lasciava un certo margine di possibilità e di manovra.

La letteratura ha diverse facce: da una parte c’è l’intrattenimento, dall’altra l’ambizione di dare strumenti per comprendere la realtà o spingere al cambiamento. Quale letteratura troverà spazio qui?

Sicuramente l’aspetto a cui sono più legata è quello del pensiero critico: mi piace l’idea di portare ospiti che ci permettano attraverso la letteratura di aprire delle porte. Ma è anche l’aspetto della letteratura d’evasione o del ‘divertissement’ è molto importante e non penso che “leggero” sia un termine negativo. Però forse abbiamo bisogno che la letteratura sia anche un po’ politica o che sia comunque una letteratura critica su quello che ci succede attorno, non una bolla dove nascondersi e proteggersi.

Ad esempio, Nadeesha Uyangoda ha scritto un romanzo bellissimo come ‘Acqua sporca’ dove parla di donne, di Sri Lanka, di migrazione, fa riflessioni sul post-coloniale e sulla questione della razza che ci riguardano molto da vicino. O Isabelle Flückiger che scrive questo romanzo-reportage ‘Une suisse au noir’ dove parla del lavoro nero in Svizzera. È chiaro che è un libro che si può leggere come una semplice finzione letteraria, però i dati che lei raccoglie per scrivere quel romanzo sono dati di realtà.