Il ricordo del critico cinematografico e culturale ticinese scomparso all'età di 78 anni nelle parole degli amici Giovanni Medolago e Alessandro Bertoglio

Mariano Morace non c'è più. Critico cinematografico e culturale, era l'uomo Rsi di cinema per eccellenza, sue le rubriche cinematografiche dell'azienda. Lunga anche la sua collaborazione con laRegione. Con predilezione per il cinema muto e i film storici europei, come ricorda l’emittente di servizio pubblico, ha seguito il Locarno Film Festival sino all'edizione da poco conclusa, regalando a questa testata gli ultimi due suoi scritti festivalieri.
Tra i fondatori di LuganoCinema93 e anche della SAM Massagno, una volta raggiunta l'età del pensionamento si era impegnato nel volontariato, perché – scrive Alessandro Bertoglio sul sito della Rsi – “si sentiva di dover restituire il buono che la vita gli aveva regalato”. E a due amici fraterni di Morace, lo stesso Bertoglio e Giovanni Medolago, è affidato il suo ricordo.
di Giovanni Medolago
Lo chiamavo Mariameki, perché aveva il fisico massiccio di un giocatore di hockey finlandese che giunse in Ticino quando lo conobbi, all’inizio degli Anni 70. Lui era allora un insegnante, con due grandi passioni extrascolastiche: la cucina e il cinema. Mi insegnò a cucinare le orecchiette alle cime di rapa, e sin lì lo seguivo fedelmente. Sulle melanzane però avevamo idee discordanti: per una buona “parmigiana” ero solito far fare l’acqua a quell’ortaggio tipico della sua amata Sicilia (appena poteva se ne scappava a Selinunte), mentre lui mi ripeteva che fosse “assolutamente inutile”. Poi anche sul cinema talvolta avevamo idee discordanti, ma era sempre molto stimolante confrontarsi con Mariano Morace, pacato nei suoi giudizi ancorché taglienti.
Mariano era nato nel 1947 nel pieno centro di Napoli (quartiere Margellina) da una famiglia partenopea sino al midollo. “Sono coetaneo del Festival di Locarno”, amava ricordare. La nostra grande kermesse locarnese l’ha seguita sino all’agosto scorso, anche per scrivere ancora qualche sagace colonnina apparsa su questo giornale. Aveva due anni quando la sua famiglia si trasferì al nord, a Milano, dove Mariano visse la sua adolescenza per poi laurearsi nell’università meneghina. Per me era una sorta di fratello maggiore: da buon massagnese seguivo la neonata SAM Basket e Mariano con la sua statura era un buon playmaker. La pallacanestro però mise a repentaglio le sue ginocchia, sicché da qualche anno era stato costretto dapprima a rinunciare alla sua Vespa (“Un omaggio a Nanni Moretti che mi aiuta molto nel traffico!”) e poi a reggersi su un bastone.
Quando stava attraversando un brutto periodo – aveva rotto con la sua fidanzata storica –, con la mia compagna d’allora lo accogliemmo volentieri nel nostro appartamento in Via Moncucco a Lugano. Dopo alcune settimane si riprese, e a noi rimase il ricordo di una presenza affettuosamente discreta.
Un bel mattino squilla il mio telefono. Quello fisso, poiché eravamo nel 1986 e i natel ancora non c’erano. “Ciao Giovanni, senti: ho troppi impegni e non ce la faccio più ad arrivare ovunque. Posso passarti la rubrica che curo per ‘Azione’? La rubrica s’intitolava ‘Film in TV’ e lì si dava conto di quanto di buono prevedevano le reti televisive, ancora poche all’epoca e che chiudevano i programmi verso mezzanotte o poco dopo. Fu così che nacque la mia decennale collaborazione col settimanale della Migros. Quando ero già voce della RSI su Rete Uno, mi richiama: “Ciao Giovanni, sto mettendo in piedi una nuova rubrica per Rete Due (Casablanca, ndr), vorrei averti tra i nostri collaboratori”. Figurarsi se dicevo di no! Eravamo entrambi critici cinematografici di quella generazione (Kezich, Buzzolan, Aspesi, Cosulich) che cercava di leggere tra le righe di un film, mica come molti di quei commentatori odierni che si limitano al riassuntino della trama. Ebbi modo di esternare qualche mio pensiero – e Mariano mi garantiva almeno quattro minuti, lunghezza oggi diabolica per gli ascoltatori! – riguardo non soltanto il cinema. Conobbi così il più grande collezionatore del mondo di orologi Swatch (abitava a Loreto), salii sino a Carona per incontrare il compositore Paul Glass (oltre cento colonne sonore cinematografiche) e diedi appuntamento a Mauro Galvao, capitano della Nazionale brasiliana di futebòl (non del Vezia II, con tutto il rispetto per il Vezia II). Ricordo ancora quella telefonata: “Allora, signor Galvao, siamo d’accordo? Ci vediamo domani, non ci sono problemi?”. Sì c’è un problema – risponde il difensore carioca che non riuscì a fermare D.A. Maradona a Italia 90: “Piantala di chiamarmi Signor Galvao! Chiamami semplicemente Mauro!”.
Preparo il mio intervento e, portandolo a Mariano in redazione, aggiungo che “mi sembra che i veri Grandi siano disponibilissimi e che solo le mezze calzette facciano i difficili”. Lui confermò questa mia ipotesi, confessandomi che non aveva avuto nessun problema per concordare un’intervista con Sir Richard Attenborough (8 Oscar per il suo film ‘Gandhi’) oppure con Sidney Pollack (due statuette per ‘La mia Africa’), mentre Monica Bellucci – presto scomparsa dai radar – lo fece attendere per oltre un’ora.
Non c’è dubbio che riposerai in pace, Caro Mariano, e grazie: in vita tua hai fatto solo del bene.
di Alessandro Bertoglio
Ci sono notizie che sei consapevole che prima o poi arriveranno, vuoi per lo stato di salute, vuoi per l'età critica. Ma quando ti arrivano non sei mai pronto. E la scomparsa di Mariano Morace è una di quelle. Sì, diceva orgogliosamente di avere la stessa età del Festival di Locarno, 78 anni. Ed era un modo per ricordare la sua straordinaria passione per il cinema, che lo ha visto nel corso di tanti anni viverlo come critico, come promotore di cineclub, come presentatore di innumerevoli serate. Personalmente a Mariano e a Marco Zucchi devo professionalmente quello che sono oggi: sono stati loro più di 20 anni fa a coinvolgermi e “arruolarmi” alla RSI. E io ora me li immagino discutere amichevolmente, come accadeva sempre, davanti ad un caffè o ad un piatto speciale. Perché quella della cucina era la passione che accomunava entrambi, con Mariano vero gourmet e sperimentatore, ma anche assai competente divulgatore.
Ho tanti ricordi legati a Mariano, ma uno in particolare resta indelebile e mi accompagna da quel 2009, quando con lui e Francesco Chiesa, altro indimenticabile collega, ci siamo imbarcati per coronare uno dei sogni di Mariano: percorrere tutta la Route 66, da Chicago a Santa Monica. “Io ci metto l'auto, il resto dividiamo”. Perché Mariano di suo era anche generosissimo. E son stati giorni indimenticabili, tra strade sbagliate, luoghi incredibili, ristoranti non classificabili e, ovviamente, contrattempi. Del resto se vai negli Stati Uniti ad aprile, non immagini di trovare la neve in Arizona... Quella neve su cui Mariano scivolò e ci portò a trascorrere una notte al Pronto Soccorso e poi una domenica mattina alla ricerca di una farmacia aperta per gli antidolorifici.
Anche negli ultimi tempi, quando la malattia aveva debilitato il suo fisico, ma non la sua mente lucidissima, Mariano continuava a frequentare il Locarno Film Festival e le altre occasioni in cui ancora lo invitavano. E, ovviamente, non mancava di trascorrere due mesi all'anno nella sua amata Sicilia, circondato dagli amici di una vita, con il posto riservato nel ristorante del cuore. Quella Sicilia, da dove ha dovuto precipitosamente fare ritorno nelle sue ultime ore di vita.
Ti-PressAl microfono della Rsi, correva l’anno 2009