laR+ L'intervista

Sheldon Suter: mulini, notturni e ninne nanne

Un paio d'anni con chitarra alla Dylan, ma da sempre la batteria, come Sheldon ‘Shelly’ Manne, così volle papà. ‘Berceuses et Nocturnes’ è il nuovo disco

Sheldon Suter
(G. SCHERA)
2 dicembre 2023
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Quando Sheldon Suter mi attende sull’uscio del mulino di Arcegno l’impressione è quella di entrare in un luogo intimo ed energetico. Dopo avermi mostrato l’insieme di strumenti all’entrata ci accomodiamo al piano superiore, prima preparando un the e poi seduti al tavolo, finché Sheldon inizia a parlare di sé: «…sono di Arcegno, ed ho vissuto per diversi periodi in giro per la Svizzera. Mio padre, musicista che faceva il mestiere, mi diede nome come un batterista, Sheldon ‘Shelly’ Manne, instradandomi fin dagli esordi. Ho iniziato subito a suonare la batteria, eccezion fatta per un paio d’anni di strimpellamento di chitarra sulla falsariga di Bob Dylan dopo i quali sono tornato alle pelli».

Come funziona la vita del musicista in Ticino? Sentendo il tuo disco e i precedenti, che tipo di ambiente e riscontro trovi?

Un po’ dura! Ora sono tornato da tre anni, sono stato spesso via, a 22 anni sono partito per frequentare una scuola jazz a Basilea. Non l’ho finita ed ho proseguito prendendo lezioni private e da autodidatta. Poi più di dieci anni oltre Gottardo e con l’arrivo delle bambine abbiamo deciso di rientrare. Pian piano sto riprendendo contatti con i diversi attori del territorio, anche se con un po’ di fatica.

Mi pare che in Ticino vi sia maggior offerta culturale e musicale rispetto alla domanda e una mancanza di media settoriali, presenti nelle altre regioni linguistiche.

La cultura è un contesto ampio, che comprende piani storici, geografici, educativi. Vero è che se poi vengono a mancare i media che veicolano questi messaggi tutto si complica, facendo rimanere tutto in piccoli circoli. Un’idea interessante è stata quella promossa quest’anno dalla Rsi con il programma Mixtape ad esempio. Un percorso molto interessante per capire che tipo di persone si muovano nell’ambito e quali siano i loro riferimenti. In questo senso qualsiasi evento o idea del genere è una bella panoramica!

Chi non demorde arriva all’obiettivo. Vent’anni per il tuo esordio solista, però sei dovuto andare in Portogallo da Shhhpuma a produrlo: cosa bella perché ti apre altri ambiti oppure occasione persa?

In realtà avrei avuto occasione di pubblicarlo anche qui solo che mi piaceva molto quell’etichetta essendo molto aperta e slegata dai generi, cosa che si identificava con il mio pensiero. Però un po’ mi dispiace, c’è questa etichetta ticinese, On the Camper, che sarebbe potuta essere un’opzione a livello geografico molto interessante!

Com’è nato questo disco? Ti va di raccontarci la sua genesi?

Direi che è nato un po’ con le mie bambine, come tu fuori onda mi spiegavi di come la sera ti metta ad ascoltare musica in cuffia io alla sera andavo nel mio locale studio ed ho iniziato a lavorare a questa cosa già cinque o sei anni fa. La prima volta a costruire un set solo per me. Per lavorare con altri avrei dovuto scrivere, spiegare ai musicisti cosa mi aspettassi da loro, con un problema legato ai finanziamenti e alle retribuzioni, non avendo l’arroganza di chiedere ad altre persone di venire a suonare la mia musica senza dar loro un salario! Istruire qualcuno su tanti suoni strani sarebbe stato difficile. Penso spesso che un compositore classico debba conoscere potenzialità e registri di un ensemble per il quale scrive, ma nella mia ricerca mi sono accorto che la maggior parte di essi hanno una comunicazione limitata con alcuni strumenti, viste e considerate le diverse tecniche e preparazioni. Mi è sempre sembrata un po’ poco vissuta come musica questa: con il mio asset, i suoni che ho inventato e composto il risultato diventa molto più individuale, soggettivo e unico…organico. La ricerca fatta in questi anni mi spingeva verso questi suoni sempre più prolungati e il lavoro è stato quello di creare diversi strati che in dessero un’impressione orchestrale.

L’ascolto è esperienziale, sta poi all’ascoltatore decodificare secondo il proprio vissuto e le proprie sensazioni. Hai avuto dei riscontri dai primi ascoltatori? Sei riuscito a condurli al mondo dei sogni? Un’altra impressione è quella di una tenerezza che coinvolge e abbraccia, probabilmente per il suo porsi rispetto anche ai piccoli e al loro mondo...

A quanto pare nessuno si è addormentato ma qualcuno si è avvicinato a stati di trance, quindi credo che la strada sia quella buona! Per quanto riguarda invece la tenerezza sì, la genitorialità comunque ci cambia rendendoci più protettivi e questo probabilmente si riflette anche nel suono che portiamo avanti.

Riflessione

Rispetto a questo tipo di lavori e sulla genitorialità mi chiedo quanta delicatezza e impegno ci voglia affinché queste opere, che vengono composte per lo più in ambienti domestici e con i propri cari vicini, diventino e restino universali, senza farci sentire quasi degli intrusi in casa o in famiglia d’altri. Forse non avremo mai risposta, ma di sicuro questo disco potrà esserci d’aiuto per formulare una tesi.

Ascolto

‘Berceuses et Nocturnes’ per la notte, per passare i mondi. Sheldon Suter, finalmente, mette in mostra se stesso, da solo per la prima volta. Lo fa aprendosi con saggezza, grazie a una sensibilità che parte per colorarsi delle tinte più disparate. Non è jazz, non è classica né contemporanea, non è tradizionale, sperimentale o elettronica. È un disco di Sheldon Suter, nella notte. È un disco che ci sorprende e ci coccola, con brani che possono suonare come minacciosi od oscuri, ma in realtà lo sono nella misura naturale delle cose.

Chiudendo gli occhi e immaginando un mondo parallelo nel quale fosse ancora con noi, ci piacerebbe pensare a uno dei maggiori cantori dell’oscurità degli anni scorsi, Scott Walker, a mettere qualche frase delle sue. Il tenore dell’opera sembra di tale intensità: gocce di suono, piccoli effetti che risalgono sulle nostre orecchie come gocce perlate. Berceuse et Nocturnes è un disco che sarà bello approfondire, suonare e risuonare affidandoci a lui, consapevoli che le uniche conseguenze che potremmo avere saranno dettate dal nostro inconscio e dal nostro subconscio, attraverso i nostri sogni.

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