laR+ L'intervista

Albi3G, quando la musica popolare abbraccia tre generazioni

Dal nonno Battista, 75 anni, al nipote 18enne Mattia, la famiglia Albisetti di Magliaso unita sul palco della Festa Federale di Bellinzona

Gli Albi3G, da sinistra: Battista Albisetti, Claudio Albisetti, Mattia Albisetti, Mirko Albisetti, Marino Albisetti
(Foto: Famiglia Albisetti)
24 settembre 2023
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Presso la famiglia Albisetti, originaria di Magliaso, la musica popolare è di casa da generazioni. E sono proprio tre le generazioni che, domenica 24 settembre, si sono esibite sul palco della Festa federale della musica popolare a Bellinzona riunite nel gruppo Albi3G, un progetto musicale creato appositamente per l’occasione e che riunisce nonno, figli e nipoti. Una passione trasversale per la tradizione, di cui è depositario Battista, 75 anni (che suonerà il trombone), e che è stata trasmessa al resto della famiglia, passando per i figli Claudio (chitarra) e Marino (tromba) e giunta fino ai nipoti Mirco, (percussioni) e Mattia (mandolino), quest’ultimo il più giovane del gruppo con i suoi 18 anni.

A raccontare a laRegione la genesi e le emozioni dietro questa riunione di famiglia all’insegna della musica popolare è Conny Albisetti, moglie del chitarrista Claudio e madre di Mattia.

Come è nata l’idea di creare questo gruppo familiare?

Claudio e Mattia, padre e figlio, suonano già insieme come Duo Albi da qualche annetto, il nonno Battista da oltre 60 anni è attivo in bande e bandelle, ad esempio la bandella di Lugano, a cui si era aggregato Claudio circa vent’anni fa, e che nostro figlio Mattia già da piccolo ha sempre seguito. È una famiglia che ha sempre fatto musica popolare, ce l’hanno nel sangue. In occasione della Festa federale hanno pensato di formare il gruppo con le tre generazioni per dimostrare che in Ticino, e non solo in Svizzera interna, c’è ancora qualcuno che ama fare musica popolare, e hanno coinvolto Marino e Mirco, visto che suonano anche loro. Tra l’altro Mattia aveva già partecipato quattro anni fa al concorso Top Junior Musique della Festa Federale a Crans Montana dove è andato a rappresentare il Ticino insieme a Camilla Bettosini. Quando è nata l’idea di creare questo gruppo per la Festa federale, abbiamo prima di tutto guardato a chi nella nostra famiglia già suona, e quindi abbiamo chiesto a Mirco, che ha preso lezioni di percussioni e batteria dalla banda di Canobbio, e naturalmente a suo padre, Marino, che suona la tromba nella banda di Canobbio e in altre bande.

Come si è trasmessa questa passione, dal nonno fino ai nipoti giovanissimi?

La famiglia del nonno è già una famiglia “musicale”: lui, suo padre (bisnonno) e i suoi due fratelli maschi hanno suonato tutti uno strumento in bandelle o in bande. Inoltre in famiglia era presente il canto popolare spontaneo a cui si aggiungevano le sorelle. Ai tempi del nonno non c’erano le televisioni e quindi si stava in compagnia o alle feste cantando e suonando. Mattia è praticamente cresciuto in questo ambiente: quando era piccolino, nel passeggino, io lo portavo a vedere papà e nonno suonare alle feste. In una di quelle occasioni, ha visto suonare il mandolino da Giorgio Caneva del Duo Nostranello, si è innamorato dello strumento e ha iniziato a sei anni e mezzo a prendere lezioni dal maestro Mauro Pacchin dell’Orchestra Mandolinistica di Lugano, di cui fa ancora parte, e poi ha coinvolto anche papà Claudio. Ora sta finendo il liceo musicale, ha deciso che il suo futuro sarà nella musica.

C’è nel gruppo un elemento che fa da leader, da trascinatore o si tratta di un lavoro collettivo?

Il nonno conosce sicuramente meglio di tutti il repertorio, poi però si lavora tutti insieme: all’inizio c’era un po’ di scetticismo, dopo si sono appassionati tutti a questo progetto e ognuno ci mette del suo.

Che tipo di repertorio eseguono?

Ci sono molti brani che nella famiglia del nonno si cantavano e suonavano, che sentivano fin da piccoli perché era una tradizione, e sono stati tramandati. Ci sono pezzi che vengono dal Ticino ma anche dal Nord Italia, così come brani di musicisti e autori ticinesi come Vittorio Castelnuovo e Nella Martinetti, che il pubblico ama sentire e quindi sono i più richiesti e i più suonati, ma anche altri meno conosciuti che il nonno conosce fin da piccolo.

Voi siete riusciti a coinvolgere due ragazzi giovani: è ancora possibile, secondo lei, riuscire a trasmettere questo patrimonio anche a ragazzi delle nuove generazioni, che magari non hanno la fortuna di avere, diciamo, la musica popolare in famiglia?

Qui racconto un aneddoto: quando Mattia andava alle medie, suonava già il mandolino. Un giorno il docente di musica ha chiesto agli allievi se qualcuno suonava qualche strumento, e ovviamente c’era chi suonava, per esempio, il pianoforte, o la chitarra, strumenti molto comuni: quando Mattia ha detto che suonava il mandolino ha suscitato, diciamo, un po’ di ilarità fra i suoi coetanei. Poi, alla festa di fine anno scolastico era stato chiesto ai ragazzi se qualcuno se la sentiva di suonare qualcosa: Mattia da un lato voleva farlo, dall’altro temeva di essere un po’ preso in giro. Allora gli ho proposto di suonare qualcosa di attuale, e siccome quell’anno andava molto la canzone di Francesco Gabbani che aveva vinto il Festival di Sanremo (Occidentali’s Karma, ndr), avendo un grande orecchio ha preso il pezzo e l’ha suonato a scuola suscitando interesse nei compagni: è riuscito a far capire che il mandolino non è solo pizza-Napoli o musica folcloristica ticinese ma uno strumento con il quale si possono suonare anche cose più attuali. Anche al liceo è l’unico a suonare il mandolino, ma pian piano è riuscito a trovare i suoi spazi con uno strumento non “alla moda” e a contribuire a far scoprire le potenzialità del mandolino. Ora sta riuscendo a farsi strada, anche con l’Orchestra Mandolinistica, e altre formazioni di musica popolare (come il duo “Do not” presente anche a Bellinzona). Ci dovrebbe essere la volontà di tutti, perché come mio figlio anche altri giovani, magari, hanno la passione per la musica popolare e vengono un po’ scherniti, e invece andrebbero sostenuti per aiutare a far conoscere questo mondo e mandare avanti la tradizione. Finchè c’è qualcuno che ne parla e si dà spazio ai giovani di esibirsi c’è ancora una possibilità. Questa festa è veramente un’occasione pazzesca, perché magari si può riuscire a far innamorare magari un altro bambinetto che li guarda, come è successo a nostro figlio e perché no? Appassionarsi alla musica popolare.

Ci sarà un futuro per questo gruppo, dopo la Festa federale?

Il gruppo è stato creato per questa occasione, ma visto l’entusiasmo che vediamo noi mogli, credo che se avranno l’occasione e qualcuno li cercherà ancora andranno avanti, perché da questo progetto è nata una gioia inimmaginabile, ha unito tutta la famiglia ancora di più.

Un paio di domande anche per Claudio. Suonare per la prima volta con altre persone a volte richiede tempo per trovare un’intesa: è più facile, essendo in famiglia?

Fra mio fratello e mio padre c’era già la sintonia musicale, ma in un contesto bandistico con un direttore. Fra me, mio padre e Mattia si è creata negli anni quando suonavamo con un primo progetto, il trio 3G, un primo abbozzo di un gruppo formato da tre generazioni che abbiamo organizzato nel 2019 quando Mattia è andato a Crans Montana. La sfida è stata coinvolgere mio fratello e suo figlio, perché sia Marino che Mirco hanno suonato sempre nelle bande ma sempre con uno spartito, non si sono mai avvicinati alla musica popolare suonata ad orecchio: abbiamo dovuto un po’ guidarli all’inizio, ma hanno le potenzialità per fare quello che noi abbiamo sempre fatto. Mi piace tantissimo vedere adesso interagire e divertirsi insieme mio figlio Mattia con suo cugino Mirco: la musica e il popolare ci ha permesso di suonare un po’ alla vecchia maniera, quindi fare le prove è stato un divertimento.

Anche a lei chiedo: qual è in questo momento il presente e il futuro della musica popolare in Ticino? C’è una prospettiva di riuscire a conservare questo patrimonio ed evitare che si spenga venendo meno gli interpreti attuali?

Il presente, diciamo è “un po’ così”: purtroppo quando suoniamo, il nostro pubblico è composto in gran parte di “teste bianche”, è un po’ un peccato. In certe situazioni, invece, ci sono degli sprazzi di luce dove si vede che anche i giovani piano piano si avvicinano, ascoltano incuriositi, magari più nelle valli del Ticino, in periferia dove le tradizioni sono ancora più sentite. Quanto al futuro della musica popolare, quello che non bisogna fare nei prossimi anni è spegnerla del tutto, perché se non la si sostiene con feste come questa o altre occasioni, il destino è segnato. Perché le generazioni che fanno musica popolare, soprattutto giovani, si possono contare sulle dita di una mano in Ticino. È importante sostenere questa realtà, dare la possibilità di suonare in pubblico e far conoscere questo ambiente. È difficile dire se ci sarà un’inversione di tendenza: pensando alle sagre di paese, o alle feste organizzate dai comuni, se non ci si sveglia, fra qualche anno non ci sarà più nessuno che potrà allietare queste occasioni e bisognerà trovare un’altra forma di intrattenimento. Questa è un po’ la tendenza, forse è un’onda che va e che adesso è un po in discesa, magari dopo riprenderà vigore, chi lo sa.

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