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05.04.2022 - 18:36
Aggiornamento : 21:10

900presente, l’indipendenza dal romanticismo

Con ‘Le Carnaval d’Aix’ e ‘Mavra’, la stagione è andata in archivio con stupefacente intensità d’applausi

di Enrico Colombo

Con due opere apparse nella Parigi degli anni Venti è terminata domenica sera all’Auditorio Stelio Molo la XXIII stagione di 900presente. Arturo Tamayo ha diretto un Ensemble900 del nostro Conservatorio composto di cinquantun strumentisti, una piccola, ma completa orchestra sinfonica come chiedono ‘Le Carnaval d’Aix’, fantasia per pianoforte e orchestra di Darius Milhaud (1892-1974), e ‘Mavra’, opera buffa in un atto di Igor Stravinskij (1882-1971).

Nel clima di rinascita del primo dopoguerra Paul Hindemith guida in Germania la ricerca d’indipendenza dal romanticismo. A Vienna Arnold Schönberg crea il linguaggio seriale. Invece Parigi che ha il merito d’aver ospitato la prima del Sacre du Printemps, le cose impegnative le ha vissute prima della guerra, adesso ha voglia di divertirsi. Mi sembra che Tamayo, che ha diretto col sorriso sulle labbra, sia riuscito a calare i giovani strumentisti dell’Ensemble900 nel clima socio-culturale euforico di un secolo fa.

‘Le Carnaval d’Aix’ è una suite in dodici parti nella quale sfilano personaggi della Commedia dell’arte. Affida l’espressione di sentimenti, maliziosi o teneri che siano, agli strumenti, che lo possono fare in modo più raffinato e altrettanto pertinente del teatro cantato. Il pianoforte vi ha un ruolo concertante, interlocutorio verso l’orchestra, senza margini di esibizioni virtuosistiche. Molto brava la pianista Sara Capone, conscia di questo ruolo, con lo spartito davanti, quasi per esibire un clima da lavori in corso e non da esibizione strappa applausi, sembra d’accordo col direttore, che lascia perdere qualche sfumatura dinamica, lascia correre qualche fortissimo che nasconde alquanto il pianoforte. Un’esecuzione aperta, quasi autocritica, che convince e strappa applausi fortissimi, nei quali alle mani battute dai vecchi melomani si uniscono gli ululati da coyote dei giovani colleghi musicisti.

‘Mavra’ richiede quattro solisti di canto, e il nostro Conservatorio che non ama le mezze misure, ne ha portati in scena quattro di assoluto valore: la soprano Veronica Prosypkina, nata a San Pietroburgo, la contralto Liga Liedskalnina, nata a Riga, la contralto Svetlana Skvortsova, nata a Kiev, il tenore Frédéric Diquero. L’origine delle cantanti, scritta sul programma di sala, è servita ad accrescere la forza emotiva della musica nel momento tragico che stiamo vivendo. La trama dell’opera è semplice, una storia d’amore contestato tratta da un racconto di Puskin, l’esecuzione in forma di concerto è sufficiente a renderla palese perché, cito il poeta, "la musica è bella, poi suonata come va, e coll’arte di mezzo, e col cervello dato all’arte, l’ubbie si buttan là".

Il consenso del pubblico è ancora una volta straordinario, l’intensità degli applausi stupisce gli stessi interpreti e meritano una riflessione. Non può lasciare indifferenti la crescente adesione del pubblico all’offerta di una musica elitaria in un Auditorio, che le è fatto su misura.

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