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29.01.2022 - 15:01

La vita insolita di Alfonsina Strada, ‘corridora’

Da Simona Baldelli, una biografia romanzata nel suo nuovo libro, opera di qualità sulla ‘regina della pedivella’.

di Maurizio Cucchi
la-vita-insolita-di-alfonsina-strada-corridora
Alfonsina Strada esce dal suo negozio (Milano, 14 novembre 1951) - Wikipedia

Alfonsina Strada è stata una donna speciale, un personaggio un tempo molto noto, anche se credo che la sua memoria sia ormai ben poco presente. Simona Baldelli ce ne offre una biografia romanzata, nel suo nuovo libro, intitolato, appunto, ‘Alfonsina e la strada’ (Sellerio, p,416, € 17). Ed è un’opera di qualità, che ripercorre le tappe essenziali di colei che fu definita “regina della pedivella”.

Alfonsina Strada era nata nel 1891, morì nel 1959 e fu una ‘corridora’, una ciclista che ebbe a cimentarsi anche con gli uomini. Tanto che partecipò due volte al Giro di Lombardia e una volta, nel 1924, persino al Giro d’Italia. La sua non era stata certo una scelta facile. Venne anche disprezzata e derisa, chiamata ‘la matta’, aspramente criticata soprattutto perché l’idea di una donna in sella e in calzoncini era considerata cosa insensata o ridicola e persino immorale.

Alfonsina era nata a Castelfranco Emilia e il suo cognome da ragazza era Morini. Figlia di gente umile, di genitori che avevano avuto molti figli, passò a vivere nel bolognese e si appassionò prestissimo alla bicicletta. Il cognome Strada era quello del suo primo marito, sposato quando lei era poco più che una bambina, Luigi, un bravo ragazzo infelice, che presto andò a finire in manicomio, dove morì. Nel 1950, la ‘corridora’ si sposò con Carlo Messori, ex ciclista sessantanovenne. Dopo l’attività agonistica, Alfonsina lavorò a Milano, avendo aperto con lo stesso secondo marito un negozio di biciclette.

L’autrice del romanzo riesce a introdurci in modo coinvolgente nelle principali vicende di una vita insolita. Intreccia fatti reali con efficaci invenzioni narrative. Nel racconto appaiono momenti storici. Ecco allora la zarina Alessandra che mette una medaglia sul petto di Alfonsina, e si intravede la stessa figura di Rasputin. Poi c’è D’Annunzio che le dà una stella d’oro e persino il duce, che avrebbe voluto conferirle un’onorificenza che lei non andò mai a ritirare. Appaiono, naturalmente, data l’identità del personaggio, situazioni e figure leggendarie dello sport, come il marciatore Dorando Pietri, e poi Costante Girardengo, Alfredo Binda e Fausto Coppi, o come Armando Cougnet, giornalista della Gazzetta dello Sport e organizzatore del Giro d’Italia. Ma Baldelli disegna con mano di persuasiva efficacia anche realtà o personaggi minori o minimi e ci racconta, per esempio, della madre di Alfonsina, che un giorno se la portò a Parigi, dove si esibiva, come in altre parti d’Europa, in spettacoli non proprio sportivo, ma circensi.

Il Giro della ‘corridora’ fu una vera avventura con momenti tremendi, di gran fatica e sofferenza. A quel tempo, sulle strade di allora, una corsa in bici, per di più a tappe, era qualcosa di massacrante. Moltissimi ritiri, cadute, velocità di circa 25 km orari. Vinse Giuseppe Enrici, con un vantaggio di quasi un’ora sul secondo classificato, Federico Gay, e di quasi due ore sul terzo, Angiolo Gabrielli. Partiti in novanta finirono il Giro in trenta...La nostra Alfonsina arrivò in una tappa fuori tempo massimo, ma venne lasciata in gara anche se esclusa dalla classifica generale ... Tutto questo ci dà l’idea dell’estrema lontananza di quei tempi, e del resto si parla di poco meno di un secolo fa. Ma questa lontananza ci dà l’idea dello scandalo suscitato da una giovane donna che si ‘permetteva’ di voler gareggiare con i maschietti... Alfonsina aveva ottenuto successo in ambito ciclistico femminile, ma va aggiunto che la sua presenza al Giro aveva fruttato non poca pubblicità agli organizzatori, benché a volte non elogiativa. Ma anche allora, purché della cosa si parlasse, e molto...

Simona Baldelli entra nella figura della ‘corridora’ ben oltre, come dicevo, la semplice ricostruzione biografica, muovendosi nell’alternanza di episodi in tempi diversi della storia di Alfonsina. Portando dunque sulla pagina, in un ampio e complesso quadro storico, una figura umana di non comune autenticità, mossa da una passione ardua e da un’energia interiore che andava ben oltre quella del suo stesso impegno atletico.

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