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Ho il privilegio di vivere in campagna e questo mi rende più facile sopportare questo periodo (foto: Daniela Zedda)
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L’intervista
 
21.08.2021 - 05:300

E all’improvviso, eccolo qua: Paolo Conte a Lugano

In Piazza Riforma il 24 agosto: poco più di tre anni dopo, l'artista italiano torna in Ticino con ‘50 Years of Azzurro’, ‘scritta d'inverno, pensando all'estate’

Nel clamoroso “oh non l’ha fatta” tipico del post-concerto, a Lugano non la fece. Era il 2018, ma il cronista spilungone e appassionato che per laRegione sintetizzò l’esibizione in un pertinente “come rifugiarsi in un vecchio, elegante pianobar”, di ‘Azzurro’ non sentì la mancanza. Tre anni dopo e un po’ di più, Paolo Conte torna a Lugano e ‘Azzurro’ dovrà farla per forza, perché è nel titolo del concerto di martedì 24 agosto in Piazza Riforma alle 21 (www.luganolac.ch), evento che giunge a parziale ma degno risarcimento di tutto il jazz che la pandemia ha mandato in vacca. ‘50 Years of Azzurro’, che in verità sarebbero di più (l’anagrafe dice 1968), è il concerto che celebra una delle canzoni che oggi permette di definire Paolo Conte ‘ex-avvocato’. Insieme almeno a ‘Onda su onda’ (1974), album eponimo in cui esordì il Mocambo “piccolo bar” (‘Io e te senza parlare’), e soprattutto omonimo singolo cantato in quasi contemporaneità dal suo amico Bruno Lauzi. È grazie a questi due episodi che l’oggi 84enne astigiano di origine, e più europeo dell’Unione Europea, si è potuto fare una carriera tra “ladri di stelle e di jazz” (e con le citazioni abbiamo finito).

Memori dei tempi sempre serratissimi del Conte, tentando di fare le domande più corte di Paolo Sorrentino su Vanity Fair (“Ho accettato incautamente di occuparmi di un numero di questo giornale solo perché avevo un obiettivo chiaro: arrivare a conoscere Paolo Conte”, premetteva il regista nel maggio del 2020, diventando protagonista dell’intervista), abbiamo posto, al Conte, alcune umili e disinteressate domande.  

‘Azzurro’: quali sentimenti prova per quella canzone? Gratitudine, riconoscenza, orgoglio, sopportazione?

Togliamo la parola “sopportazione”, le altre vanno bene.

Volendo fare del reality musicale: ricorda il momento esatto in cui è nata? Dove si trovava, che tempo faceva, come è stata scritta?

Scritta d’inverno, pensando all’estate. Provino (voce e pianoforte) registrato in casa mia su magnetofono a nastro “geloso”. Poi, lungo dialogo con l’arrangiatore (Nando De Luca): io ci tenevo molto che la musica mantenesse un sound “antico” e lui mi ha accontentato ricalcando la melodia del canto con tre mandolini.

Ha dichiarato che senza Adriano Celentano la storia di quella canzone e del suo autore sarebbero state molto diverse. Non vale anche il viceversa? C’è il suo zampino anche ne ‘La coppia più bella del mondo’…

Grazie per l’idea dello “zampino”, ma è chiaro che, per il successo di una canzone, è preponderante la personalità, e la celebrità, dell’interprete.

Non conosco l’espressione astigiana per esprimere il concetto partenopeo che le canzoni, come i figli, sono piezz’e core. È così anche per lei?

Assolutamente sì, non ne ho rinnegata nessuna tra le tantissime che ho scritto.

Marcello Mastroianni, Monica Bellucci, Claudia Cardinale, Paolo Conte, osannati oltralpe almeno quanto nella terra d’origine. E la Francia, Paolo Conte, l’ha ricoperto d’onoreficenze: ma allora la rivalità Francia-Italia è solo calcistica?

La Francia è sempre stata maestra nell’ospitare gli artisti. La rivalità calcistica è un’altra cosa e quella ciclistica… non ne parliamo.

Della relazione Asti-Parigi c’è ampia letteratura. C’è qualcosa che lega quelle città anche a Lugano, per quanto le è dato di conoscere Lugano e la Svizzera?

Conosco Lugano e la Svizzera molto superficialmente ma riconosco agli elvetici un bel rispetto per le cose artistiche in generale.

Ricordo un suo elogio degli anni Venti ai tempi del ‘multimediale’ ‘Razmataz’: cosa pensa di questi anni Venti, quelli di cent’anni dopo?

Non c’è paragone!

Il pop d’autore è finito in un calderone con dentro tutto e niente. Si può dire che il jazz, malgrado tutto, tiene bene?

No, neanche il Jazz. Tutto ormai è finito, come dice bene Lei, in un calderone con dentro tutto e niente.

L’ultima è Malika Ayane; guardando indietro, Caterina Caselli, Patty Pravo, Shirley Bassey, Dalida, anche se è Gabriella Ferri ad aver cantato più canzoni di Paolo Conte. Da autore, quali di queste voci le ha trasmesso più emozioni? E si sente uno di coloro che “sanno scrivere per le donne”, o si tratta di un luogo comune?

Non voglio fare favoritismi. Ci sono di sicuro autori adatti alle cantanti donne, ma non è il mio caso. Piuttosto posso dire che molte signore della canzone hanno scelto di loro iniziativa mie canzoni tipicamente maschili. Valle a capire!

Il momento difficile che sta passando il mondo dell’arte sta scaldando gli animi. Le chiedo come ha trascorso la ‘reclusione’ e come sta vivendo questo ritorno alle scene.

Ho il privilegio di vivere in campagna e questo mi rende più facile sopportare questo periodo.

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