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laR
 
16.03.2021 - 18:23
Aggiornamento: 18:46

Dagli atelier ticinesi al Festival del cinema giovane svizzero

In concorso alla 45esima edizione online gratuita, due film usciti dai corsi dell'Associazione REC. A colloquio con il responsabile degli atelier Adriano Schrade

dagli-atelier-ticinesi-al-festival-del-cinema-giovane-svizzero
Sul set #1

Schweizer Jugend Film Tage, Festival Ciné Suisse oppure Festival del cinema giovane svizzero. Si terrà, manco a dirlo, in versione online (gratuita) dal 18 al 21 marzo. Una bella e buona cosa comunque, anche perché premierà – al di là della classifica finale – il lavoro di giovani aspiranti cineasti/e, attori/attrici e maestranze ticinesi usciti dall'atelier REC-VillaSanQuirico. I due cortometraggi si intitolano ‘Oltre la porta’ – in concorso nella categoria A del Festival, quella dei progetti realizzati da giovani sino all'età di 12 anni – e ‘Andrà tutto BEN·issimo’ – categoria B, ‘Film tematici’ realizzati da giovani fino ai 16 anni, categoria sostenuta da Srg Ssr – entrambi realizzati nel corso dell’estate 2020. Il 45esimo Festival del cinema giovane svizzero si completa con la categoria C (limite di 19 anni), la D (tra i 20 e i 25) e la E, con limite di 30, dedicata ai frequentatori di scuole superiori di cinema, sostenuta dal Percento Culturale Migros. La giuria del Festival designerà i tre migliori film per ciascuna delle cinque categorie della competizione, che si contenderanno la Panthère bondissante, il felino “saltante”, e premi in denaro da mille franchi a scendere (600 e 400, rispettivamente al secondo e terzo classificato). Anche il Festival del cinema giovane svizzero ha un suo Premio del pubblico (altri mille franchi offerti dalla Zürcher Kantonalbank) e riconoscimenti minori. 

Un segno diverso e nuovo

Prima di entrare nel merito dei film, l'ambito ticinese dal quale arrivano. «Le nostre sono occasioni di sensibilizzazione al linguaggio cinematografico», spiega alla ‘Regione’ Adriano Schrade, referente e responsabile degli Atelier dell'Associazione REC. «Li frequentano persone giovani e meno giovani, sulla base di un modulo creato anni fa con bambini di scuola elementare, medie e medie superiori, anziani, degenti di cliniche psichiatriche e persone con problematiche varie. L'aspetto interessante – continua Schrade – è dar loro uno spazio per testare l'audiovisivo che normalmente consumano, per ritrovarsi con la responsabilità di diventare autori, di creare un contenuto, di motivarlo e giustificarlo». Una condizione del tutto nuova che dopo una settimana di lavoro porta al «piccolo miracolo che è il montaggio, che dà forma alla storia che hanno scritto, qualcosa che a noi pare naturale ma che di fatto, per chi non si è mai confrontato con tutto questo, è una sorpresa vera». Schrade assegna i ruoli, fornisce un'infarinatura su come utilizzare una videocamera, un microfono, il ciack, i fogli di uno script e guidati da lui, aspiranti registi, attori e maestranze varie acquistano autonomia e girano per conto proprio. E se l'avvicinarsi agli atelier fuori dal ciclo scolastico è per qualcuno dei giovani «una sorta di posteggio che i genitori trovano interessante», spiega il responsabile, succede anche che il posteggio diventa così interessante che «ci sono persone che li frequentano da nove anni e alcuni di essi oggi studiano al Cisa per diventare tecnici dell'audiovisivo. L'altra via è quella dell'istituzione scolastica: «Alcuni docenti particolarmente sensibili si sono resi conto che quella del cinema è una scrittura che bene s'integra con parte del percorso didattico. Non avendo competenze specifiche delegano a noi. Ora che la neve latita, optano per un atelier di cinema che lascia un segno diverso e nuovo rispetto a una settimana bianca».

Per Schrade l'Atelier è un percorso; il prodotto finale è «un effetto collaterale, l'importante è che chi vi si avvicina comprenda il funzionamento dell'intera macchina». Se poi il prodotto riesce, il passo successivo è di norma l'iscrizione al Festival del cinema giovane svizzero o a Castellinaria. «È particolare il fatto di essere selezionati per la qualità del prodotto e, insieme, perché gli italofoni non sono rappresentati dal cinema giovane svizzero. Le Schweizer Jugend Film Tage ci hanno chiesto quest'anno se fossimo riusciti a girare qualcosa la scorsa estate, durante la quale sono stati completati due atelier in presenza. Ci hanno chiesto entrambi i film, pur con tutte le difficoltà tecniche dovute alle misure di sicurezza. La scelta di entrambi i lavori ci piace molto, anche a livello linguistico».

Due generazioni

‘Oltre la porta’ e ‘Andrà tutto BEN·issimo’, come si è scritto, viaggiano in due categorie distinte, arrivando da due atelier diversi per fasce d'età diverse. Perché «tra 12enni e 15enni esiste già un salto generazionale, gli interessi e la voglia di raccontarsi è diversa». Andando in ordine di realizzazione, ‘Andrà tutto BEN·issimo’ nasce da un piccolo e comprensibile rifiuto: «Sono ragazzi dai 13 ai 16 anni e il lockdown, le lezioni a distanza, l'isolamento sono stati una specie di trauma. Pur con tutto lo spazio di Villa Quirico a Minusio a disposizione, piuttosto di lavorare distanziati hanno deciso di girare una storia ognun per sé col proprio smartphone, mettendosi nella situazione del lockdown senza mai nominarlo, pur rispecchiando quello che avevano vissuto». Una volta montata, la storia risulta come uscita da una chat (il thriller ‘Searching’, tanto per fare nomi, è un fulgido esempio di questa tecnica). «La particolarità è stata quella di girare in casa, aiutati da un'app che permette di leggere il copione sullo schermo mentre si è filmati, per poi scoprire il senso e il ritmo del racconto soltanto con il montaggio». Ivo, Zoe, Mia e Ben recitano insieme soltanto nell'ultima scena di ‘Andrà tutto BEN·issimo’, «capendo – nella realtà – per le mille attenzioni dovute, che la soluzione smartphone era quella perfetta».

‘Oltre la porta’ – sezione A, fino a 12 anni – è stato girato la settimana successiva. «Quando è stato detto ai ragazzi quali e quante difficoltà avrebbe portato il distanziamento, e una volta constatato il loro entusiasmo per il poter raccontare una storia ambientata in una villa vuota, che a ogni età porta sempre a galla maghi, fantasmi e presenze, non si è potuto non dare seguito alle loro volontà». Volontà più grande del reggere un'asta microfonica per catturare il sonoro, «perché con la telecamera, per rispettare le distanze, basta zoomare e invece quando l'asta s'allunga diventa pesante da reggere, stando attenti a mantenerla sopra le teste degli attori affinché non compaia nell'inquadratura. Ma hanno deciso di girare ugualmente, e abbiamo portato a casa una storia che funziona, pur con tutti i problemi tecnici che, per assurdo, a Zurigo risolveranno grazie ai sottotitoli». E l'effetto speciale conclusivo – «I ragazzi sono rimasti sorpresi di come sia facile duplicare un attore, posizionarlo in due punti diversi dello schermo nello stesso momento» – è parte di quella “storia che funziona”. 

Festival del cinema giovane svizzero su www.livestream.jugendfilmtage.ch/coming-soon e Instagram (@jugendfilmtage).

 

 

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