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09.05.2020 - 20:200

Strane parole per strani giorni

Dalla "a" di attesa alla "z" di zombie, le parole con cui raccontiamo la pandemia nel bel saggio di Vera Gheno

La pandemia di nuovo coronavirus, con il suo carico di incertezza e isolamento, ha lasciato molti di noi senza la sicurezza del futuro, ma non senza parole. Molte di queste parole le subiamo: sono quelle che troviamo nelle comunicazioni ufficiali, nelle normative, nei resoconti giornalistici. E poi ci sono le nostre parole, quelle che usiamo parlando o – sempre più in questo periodo di isolamento – nelle nostre comunicazione online. È a queste ultime che si è dedicata la sociolinguista Vera Gheno nell’interessante ‘Parole contro la paura’ (Longanesi 2020). Perché, come scrive l’autrice nell’introduzione citando Tullio De Mauro, i veri protagonisti della lingua sono i suoi parlanti, la “comunità di chi quella lingua la usa davvero per le faccende quotidiane”: da qui l’idea di realizzare un album di “polaroid di parole”, chiedendo su Facebook di elencare le prime tre parole che vengono in mente pensando a questi strani giorni. Scoprendo una storia in parte inedita, diversa da quella raccontata dai mezzi di comunicazione di massa, “fatta di concetti spesso pratici, comuni, per niente specialistici”: così alla lettera ‘s’ non troviamo i ‘sintomi’ del Covid-19, ma ‘silenzio’, ‘solitudine’ e ‘spesa’, per la ‘f’ non c’è ‘focolaio’ ma ‘famiglia’ mentre alla ‘c’ l’immediato ‘coronavirus’ è ampiamente superato da ‘casa’, alla lettera ‘l’ troviamo innanzitutto ‘libri’ e ‘lievito’ e così via, senza dimenticare pure qualche parolaccia, “esclamazione più che lecita, di questi tempi”.

Ma un album non è semplicemente un insieme di immagini prese più o meno a caso e qui arriva la sapienza di Vera Gheno, capace di trasformare quello che poteva essere un disordinato ammasso di parole in un’operazione intelligente e interessante, nonostante l’estemporaneità dell’operazione – il libro, o meglio l’ebook, è infatti pubblicato nella neonata collana Clouds di Longanesi, pensata per raccogliere contributi utili durante questa emergenza sanitaria. Ma sarebbe un peccato se il libro di Vera Gheno sparisse, conclusa l’emergenza sanitaria, e anzi sarebbe bello, tra qualche mese, poter avere tra le mani una versione aggiornata ed estesa di ‘Parole contro la paura’, magari integrate i risultati di altre ricerche che, con altri approcci, si stanno conducendo sugli aspetti linguistici della pandemia.

Torniamo all’ebook disponibile adesso. Che cosa ha fatto l’autrice di così meritevole? Innanzitutto ha integrato il materiale di partenza, le parole da presentare e analizzare. In un caso perché nessuno aveva citato una parola che iniziasse con la ‘x’ ed ecco quindi una belle voce sulla ‘xenofobia’, sul forte bisogno di trovare un altro da incolpare, dai cinesi ai lombardi ai runner e ai bambini. Poi alle parole suggerite dalle persone sono state aggiunte o isolate quelle direttamente legate al racconto della pandemia sui media (un filone che l’autrice ha battezzato “Panmedìa” e nel quale troviamo termini come ‘asintomatico’, ‘comorbilità’, ‘respiratore’) e altre che rappresentano lo “Zeitgeist”, lo spirito del tempo, dai ‘flashmob’ che hanno caratterizzato i primi tempi di ‘lockdown’ alla vita ‘onlife’ (come il filosofo Luciano Floridi definisce la nostra vita in continua oscillazione tra online e offline).

Ma la qualità del lavoro di Vera Gheno si vede soprattutto nell’analisi delle parole, presentate con etimologie, racconti personali, riflessioni e osservazioni non solo strettamente linguistiche. Perché “ogni parola non è mai “solo” una parola, ma una specie di gancio verso un intero mondo di significati”. Un mondo che è rasserenante scoprire ben più vasto di quello giocoforza limitato in cui ci troviamo adesso. Poco male, che questa scoperta arrivi dalla “Litania contro la paura” che Vera Gheno riprende dalla Saga di Dune di Frank Herbert, dalla ‘quarantena’ che ricorda la ‘quarantana’ (l’edizione definitiva dei ‘Promessi sposi’ di Manzoni) o dall’apprendere che ‘plateau’ può indicare non solo la fase stazionaria dei contagi prima dell’auspicata discesa, ma anche lo stadio di eccitazione intensa che si verifica poco prima dell’orgasmo.

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